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PESCARA Centrale, Italy


E COME POTEVA NON ESSERE ALTRIMENTI?
FIN DA BAMBINO AFFASCINATO, APPASSIONATO, MALATO D'IMMERSIONI, CHE CON AUTORESPIRATORI PRATICO DAL 1981, E FREQUENTATORE DELLA MONTAGNA, SPESSO SOTTO I SUOI OCCHI ARMEGGIO NEI PREPARATIVI CON BOMBOLE, PINNE, MASCHERE, EROGATORI, CORDE, ZAINI, SCI, RAMPONI E PICCOZZE.
LA SUA MENTE FRESCA, LIMPIDA E DIRETTA E' COSI' CHE MI VEDE.
QUI RACCONTO CON FOTO, VIDEO E PAROLE DI TUFFI ED ASCENSIONI.

martedì 10 aprile 2018

^^montagna: "RELAZIONI INTRECCIATE"


Chi pratica quest'attività sa che se si vogliono scalare pendii innevati a primavera, per trovarli in condizioni sufficientemente buoni per un approccio alpinistico con gli attrezzi, ramponi e picche, bisogna per forza di cose fare levatacce. Allora dopo esserci messi in automobile alle 4.20 del mattino da Pescara siamo giunti verso le 6.00 allo "Chalet", che si trova sulla strada che congiunge Secinaro (AQ) all'altopiano delle Rocche, e poi dopo due ore e passa di avvicinamento iniziamo sulla presunta (da noi e basta!) via invernale XXV Aprile allo Sperone Centrale, Peschio Pedone, della Neviera del Sirente.
Mentre si scalava, erano palesemente enormi le incongruenze che si riscontravano tra le parole scritte nella nella fotocopia incellofanata della relazione che avevo tra le mani che parlava di pendenze al massimo fino a 50° e le difficoltà oggettive che si affrontavano: un lungo e stretto canale a 70° con un tratto ghiacciato ad 80°, nel quale ho dovuto anche inserire una provvidenziale vite da ghiaccio, seguito poi da un'altra ripidissima rampa che andava a terminare sotto una parete rocciosa totalmente pulita dalla neve che ad occhio stimavo opporre difficoltà di IV°, che con gli attrezzi poteva essere affrontata solo con la tecnica del dry-tooling.
Nonostante però queste differenze, mai in quei momenti ci ha sfiorato l'idea che, forse, avevamo commesso un errore finendo come si dice in gergo "fuorivia". Dicevamo invece in primis a noi stessi, e poi all'amico di cordata, che la "relazione" non era esatta!
L'asciutto muro roccioso che vedevamo sopra le nostre teste (...dure), da affrontare con piccozze in mano e ramponi ai piedi, ha finalmente aperto una breccia nelle nostre teste (... divenute appena un po' meno dure), facendoci capire, ed era ora, che non eravamo sulla "XXV Aprile"!
Con attenzione, quindi, dopo aver piantato un solidissimo chiodo in una fessura trovata non prima di aver ripulito dal duro ghiaccio il calcare, non rimaneva altro da fare che effettuare una ritirata calandoci con le corde doppie dall'ancoraggio creato.
Così, per precisare, il mio/nostro errore è stato quello di essere arrivati troppo sotto la parete e troppo da destra avendo così una prospettiva falsata che, da quel punto, ci celava il vero canale della "XXV Aprile". Visuale laterale che per quanto diversa aveva una vaga ma soprattutto subdola ed ingannevole somiglianza con la foto della relazione incellofanata che osservavamo.
Alla fine, comunque sia andata, il fatto di non aver portato a termine il progetto arrampicatorio ha naturalmente un po' scalfito il nostro orgoglio di montanari. Però una situazione del genere può rientrare nel gioco, c'è anche l'eventualità di dirsi ad un certo punto: basta si scende.
Anche questo "deve" stare nello zaino dell'alpinista.
A volte può quindi capitare che non solo certe relazioni umane siano un po' intrecciate.

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