venerdì 20 ottobre 2000

--immersioni: ABU RAMADA


Mi trovo sotto il tiepido dell'acqua a 28°, devo pinneggiare energicamente per contrastare il flusso della corrente contraria alla mia direzione. In questo momento vago solitario. Mi trovo ad una profondità di circa 25 metri tra due torri coralline, "erg" in arabo, sul lato orientale dell'isolotto di ABU RAMADA, nella zona egiziana di Hurgada. Conosco questo posto d'immersione. Gorgonie, coralli, pesci, alcionari, a causa della corrente quasi continua che apporta sostanze nutritive, crescono in quantità, varietà e dimensioni davvero strabilianti in un'orgia di vita ed un'espolsione di colori da lasciare senza fiato! Mi avvicino ad una spaccatura della scogliera sommersa che ricordo molto bene, ho la sensazione di essere in un posto familiare. Quessta crepa corre da un lato all'altro dell'erg e lascia intravedere l'azzurro del mare qualche metro più in là. Illumino con la torcia il pertugio e rimango sbalordito! Un groviglio di alcionari di mille colori, gialli, viola, fucsia, bianchi, ramificate gorgonie rosse ed arancioni oppure a frusta, cernie maculate, pesci vetro, pesci scorpione, pesci palla, corvine tropicali, iridati minuscoli pesciolini corallini, sono tutti concentrati, ammassati, nel raggio di poche braccia d'acqua. Mentre stupefatto ammiro questo piccolo paesaggio, sento che le sensazioni che entrano dai miei occhi ed arrivano fino al mio cervello stimolano una qualche corda profonda. E' un'esperienza quasi mistica. E' un piccolissimo presepe subacqueo, un acquerello composto contemporaneamente dalle tante sfumature sia da colori tenui che forti.
Contemplo.
Chiamo Cristina, che nel frattempo s'era avvicinata, e l'invito a dare un'occhiata a quest'angolo sommerso che credevo potesse essere frutto solamente della fantasia o il risultato di un sogno notturno, ed invece è realtà che si para dinanzi ai nostri occhi che rimangono incollati allo spettacolo che possono osservare.
Stupefatti ci diamo un'occhiata meravigliata per chiederci con gli sguardi, da dietro il vetro delle maschere da sub, se è proprio vero quello che c'è su questo piccolissimo palcoscenico sotto il mare.
L'incantesimo si rompe quando, a malavoglia, ci allontaniamo, presi dal filo della decisa corrente che, senza batere un colpo di pinna, ci trascina decine di metri più in là.

ABU RAMADA è un piccolo isolotto stretto e lungo poco meno di un chilometro, situato nella zona di HURGADA in EGITTO. Il suo versante settentrionale è caratterizzato da un esteso pianoro corallino che ha una profondità massima di una ventina di metri circa e che in gergo viene chiamato "plateau". Il lato ad est invece presenta una bellissima e continua parete verticale che cade giù fino ad un'ottantina di metri. Ci tuffammo dalla barca proprio in corrispondenza del plateau e trasportati da un'energica corrente in breve tempo ci trovammo sull'impressionante ed affascinante falesia sommersa sulla quale scendemmo fino a circa sessanta metri. La parete, bellissima, era tutta colorata di gorgonie, coralli, alcionari, branchi di pesci che con non curanza se ne andavano contro l'impetuoso flusso dentro il quale eravamo trasportati.
Ero un po' più fondo rispetto ai miei compagni d'immersione, quando mi vidi risalire di fianco delle bolle. Allora gettai uno sguardo sotto le mie pinne credendo di scorgere qualche altro sub. Nonostante, però, in acqua ci fosse una buona visibilità non vidi nessuno. Non capii da dove potevano provenire quelle bolle ed allora feci una rotazione completa intorno a me per dare un colpo d'occhio a 360°. Contemporaneamente iniziai la risalita, ma ben presto mi resi conto che, nonostante avessi gonfiato il mio giubbetto ad assetto variabile e stessi pinneggiando verso l'alto, praticamente quasi non mi spostavo neanche di un centimetro ostacolato dalla massa d'acqua che in quella zona invece di correre in orizzontale si spingeva dall'alto verso il basso! Al volo afferai qual'era la situazione, ed afferrai pure con le mani le rocce della scogliera per non essere spinto giù. Le bolle d'aria che avevo visto erano le mie che, invece di risalire normalmente come sempre verso l'alto, erano spinte nella direzione contraria dall'insolita corrente! Arampicando sott'acqua mi acchiappavo con le mani, presa dopo presa, risalendo come un ragno sopra i coralli. Mi ricongiunsi con i miei amici che stavano facendo tutti la stessa identica cosa: scalare sott'acqua! Quella era l'unica maniera per riguadagnare quota, gambettare con le pinne o aiutarsi con il G.A.V. era totalmente inutile. La massa d'acqua che correva da nord a sud rispetto all'isola, quando incontrava l'esteso plateau dal quale eravamo partiti, subiva una deviazione verso il basso. Quel giorno, probabilmente, il fenomeno era più accentuato perchè la corrente anche in superficie era davvero più forte rispetto ad altri giorni. Cosi andammo avanti riguadagnando circa 25 metri verso l'alto fin quando non ci rendemmo conto che quello strano fenomeno, personalmente mai incontrato prima, aveva cessato quasi del tutto il suo influsso. Stupiti ci guardammo e continuammo la nostra immersione ora trasportati da una normale corrente orizzontale potendo continuare ad ammirare le bellezze della parete. Riemergemmo di fianco la barca, in un'ansa ridossata dell'isola, dove questa aveva trovato un sicuro ormeggio.