lunedì 13 settembre 2010

^^montagna: "AL RIFUGIO FRANCHETTI"



Seduto comodo su un sasso, sgranocchio un boccone e sorseggio acqua dalla borraccia, poco dietro il solido rifugio di pietra mi fa ombra.
Intorno altri frequentatori domenicali della montagna e chi in transito e chi invece come me in pausa.
E’ una bella giornata d’estate con il sole limpido non velato da nubi. La temperatura dell’aria è quella estiva e mattutina della quota dei 2400 metri, fresca, tanto che una volta fermi sulla T-shirt bisogna indossare qualcosa di più pesante.
Si respira una piacevole atmosfera calma e rilassata e sullo sfondo il palcoscenico di aspre e frastagliate quinte rocciose che allo stesso tempo repulsive ed attraenti, magneticamente attraggono lo sguardo su di loro.
“Papà, ho freddo alle mani!”
Con la sua voce cristallina, squillante ed a volte penetrante per i timpani, mia figlia mi rammenta che ho dimenticato i suoi guantini a casa. Allora cerco nello zaino i miei.
Con quel paio di guanti di lana neri più che abbondanti che, sproporzionati, ingigantiscono grottescamente le sue minuscole mani e con una fascia calcata sulla fronte, tutta la sua figura ha un che di comico.
Ha appena finito di mangiare la sua merenda e come tutti i bambini di 5 anni è carica di energia e di vitalità.
Per un po’ si guarda attorno e poi tranquillamente mi comunica:
“Vado a farmi una scalatina!”
Annuisco.
Ci troviamo nelle vicinanze del Rifugio “Carlo Franchetti” che abbiamo raggiunto in più o meno un’ora di cammino dal termine della funivia che dai Prati di Tivo giunge in località detta “La Madonnina”, le avevo promesso che l’avrei portata in questo posto dopo che in precedenza avevamo fatto delle escursioni su sentieri boschivi.
La faccenda della montagna le era piaciuta ed allora decisi di portarla su quest’altra più ripida, più aspra e più rocciosa percorrendo in un’ora abbondante un sentiero più faticoso, ammorbidito per non annoiarla con soste fatte di giochi e di racconti.
Arrivati al rifugio era voluta entrare dentro a vedere com’era fatto e salita al piano superiore, nella stanza dormitorio, era rimasta divertita nell’osservare quell’ambiente arredato in legno e pieno di letti a castello per lei affascinanti e potenziali strutture di gioco, e con non poca fatica l’avevo poi convinta ad uscire fuori all’aperto.
Ora eccola lì a qualche metro da me mentre inizia ad arrampicarsi sopra un gruppo di roccette alte due o tre metri, a volte è indecisa ed interrogativamente mi guarda. Le do dei suggerimenti e lei prosegue.
Il gioco va avanti per un po’ di tempo ed io “avidamente” l’osservo per non perdere un solo secondo di quel suo fare.
Tutta assorta, piano va su. Si muove attenta. Appoggia la mano su di un sasso, però a causa della mano protetta dal guanto non sente bene la presa.
Allora lo toglie e percepisce il freddo della roccia con le dita.
Va avanti, a momenti più sicura ed in altri incerta.
Soddisfatta finisce la sua “scalatina”.
Il gioco continua ancora sopra un altro gruppo di roccette e così ancora.
Si diverte, è contenta.
Io continuo a guardarla.
Sono contento.
Sono contento di essere in montagna assieme a lei.
Sono contento che le piaccia.
Sono contento che lei è contenta.
Il tempo passa ed arriva il momento di iniziare a scendere.
Nel ritorno a tratti è stanca ed allora me la carico a cavalcioni sulle spalle.
A volte, quando ci fermiamo per una sosta, le porgo il binocolo con il quale meravigliata esplora un po’ più da vicino gli articolati meandri delle pareti.
Ad un certo punto esclama:
“Papà, siamo come Winnie the Pooh: siamo sopra le nuvole!”
Poco sotto di noi il bianco ovattato e morbido di una coltre di vaporose nuvole, lentamente orla e risale il fianco del massiccio roccioso.
Lei ed io siamo sopra le nuvole.

domenica 12 settembre 2010

--immersioni: "ANCORA SOTTO LO STRETTO"

Il video della settimana settembrina sotto le vertiginose acque dello stretto di Messina.


sabato 11 settembre 2010

^^montagna: "CARMELA"

Questa variante d'attacco della "Bachetti-Fanesi" sulla nord del Corno Piccolo, si chiama "CARMELA" ed è stata aperta nel 1969 da un folto gruppo di alpinisti che erano Silvio Verani, Felice Di Sante, Giancarlo Denicola, Corrado Arnoti e Attanasio De Felice, con a capo della cordata Francesco Bachetti.
Sfrutta un ampio camino/fessura che, ben visibile anche da lontano, forma una grande "C" al termine della quale si ricongiunge con la traccia principale.
All'interno della parte alta della "C" la scalata a tratti è resa delicata a causa della roccia umida.
L'abbiamo salita e ridiscesa appena in tempo prima dell'arrivo di un intenso e carico temporale nelle prime ore del pomeriggio, puntualmente giunto secondo previsione meteo senza ritardi sulla "sua" tabella di avvicinamento.