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E COME POTEVA NON ESSERE ALTRIMENTI?
FIN DA BAMBINO AFFASCINATO, APPASSIONATO, MALATO D'IMMERSIONI, CHE CON AUTORESPIRATORI PRATICO DAL 1981, E FREQUENTATORE DELLA MONTAGNA, SPESSO SOTTO I SUOI OCCHI ARMEGGIO NEI PREPARATIVI CON BOMBOLE, PINNE, MASCHERE, EROGATORI, CORDE, ZAINI, SCI, RAMPONI E PICCOZZE.
LA SUA MENTE FRESCA, LIMPIDA E DIRETTA E' COSI' CHE MI VEDE.
QUI RACCONTO CON FOTO, VIDEO E PAROLE DI TUFFI ED ASCENSIONI.

domenica 22 ottobre 2017

^^montagna: "F.I.R.S.T."


Sulla parete est del Corno Piccolo abbiamo scalato la F.I.R.S.T. aperta da Tiziano Cantalamessa assieme a Bruno Tosti nel 1979.
La via nelle prime quattro sfilate di corda sfrutta una serie di diedri e camini, uno di seguito l'altro, che con la loro continuità nelle difficoltà ci hanno impegnato costantemente.
Dalla quarta sosta, traversando qualche metro a destra per una cengetta erbosa, bisogna prima scalare brevemente in un diedro/canale e poi, scavalcata un'aerea crestina, individuare un secondo diedro erboso fino alla sua fine chiave di volta della seconda parte dell'arrampicata.
Non potevamo permetterci errori d'itinerario, essendo la fine di ottobre e con le giornate diventate corte c'era il concreto rischio di "uscire" dalla via sulla cresta di nord-est del Corno Piccolo, all'imbrunire.
Un amico, Nadir, il giorno prima mi dava la dritta del giusto "diedro erboso", che conosce bene perchè nell'estate appena passata, in cordata sbagliò andando fuori traccia. Avevano però a disposizione ampi margini di luce e temperature dell'aria nettamente superiori.
Facendo tesoro del prezioso consiglio dell'amico, correttamente l'abbiamo imboccato finendo alla base del bellissimo anfiteatro di rocce della sezione alta della parete, che non abbiamo potuto ammirare più di tanto in quanto incalzati dal tempo.
Scalando quindi le ultime lunghezze di corda, più agevoli della iniziali, abbiamo tirato un parziale sospiro quando siamo usciti dalle difficoltà alpinistiche.
Non era però ancora finita, perchè ci attendevano ancora un pezzo di cresta con macchie di neve durissima e quasi ghiacciata assolutamente da non sottovalutare, una calata in doppia e prati ripidi resi scivolosi da macchie di neve residua.
Solamente arrivati alla Madonnina, ci siamo potuti permettere di allentare la concentrazione.

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