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PESCARA, PE - Pescara, Italy


E COME POTEVA NON ESSERE ALTRIMENTI ?
FIN DA BAMBINO AFFASCINATO, APPASSIONATO, MALATO D'IMMERSIONI CHE CON AUTORESPIRATORI DI VARIO TIPO PRATICO DAL 1981, E FREQUENTATORE DELLA MONTAGNA, SPESSO SOTTO I SUOI OCCHI ARMEGGIO NEI PREPARATIVI CON BOMBOLE, PINNE, MASCHERE, EROGATORI, CORDE, ZAINI, SCI, RAMPONI E PICCOZZE.
LA SUA MENTE FRESCA, LIMPIDA E DIRETTA E' COSI' CHE MI VEDE.
QUI RACCONTO CON FOTO, VIDEO E PAROLE DI TUFFI ED ASCENSIONI.

mercoledì 20 agosto 1997

--immersioni: "CROAZIA"

ISOLA DI VIS (LISSA)
Organizzammo in quattro e quattr'otto, ed in meno di 24 ore mi ritrovai assieme alle mie amiche sub Mariaelena e Cristina a bordo del "Granfather", una bella barca a vela di 16 metri. Enrico, il proprietario e fratello di Cristina, decise di fare una minicrociera sull'altra sponda dell'Adriatico girovagando tra le belle isole della KROAZIA. Per noi sub fu l'occasione buona per effettuare delle immersioni in libertà assoluta. L'unica prerogativa era quella di navigare sottocosta, sudiare la carta nautica con le profondità e decidere quindi dove tuffarsi: il massimo! Da Pescara, dopo una tranquilla navigazione notturna, raggiungemmo di prima mattina il porticciolo di KOMIZA sulla costa occidentale dell'isola di VIS. Richiesti i permessi d'immersione e fatti i rifornimenti, riprendemmo subito il mare navigando da quella "marina" intorno all'isola in senso antiorario. La costa, davvero superba, era formata da un'ininterrotta, lunga e frastagliata falesia rocciosa di calcare bianco che si gettava dentro il mare azzuro. Mentre procedevamo, contemporaneamente seguivamo la nostra rotta sulla carta fin quando, in prossimità di un capo indicato con il toponimo locale di RT POLIVALO, non vedemmo che le batimetriche in prossimità dell'isola erano molto vicine le una alle altre a significare fondali con pendenze sostenute. Quello sarebbe stato il il posto per la nostra prima immersione. Tra l'altro, scapolata qualla punta, Enrico avrebbe trovato una sicura baia ridossata dove poter ormeggiare con tranquillità il "Granfather". In breve ci preparammo e saltammo giù in acqua dalla barca a vela che subito dopo si allontanò. Ci portammo nuotando in superficie più vicini alle roccie e quindi iniziammo la nostra immersione. A prima vista il fondale era spoglio, solo rocce con poche alghe sopra. Non andammo verso il fondo, ci posizionammo più o meno ad una profondità di circa 18 metri e per qualche tempo nuotammo così. Ad un certo punto, a qualche spanna sotto di me, vidi una pronunciata rientranza che m'incuriosì. La raggiunsi rendendomi subito conto che quella rientranza non era altro che la parte superiore, l'arco, di una gigantesca volta. Ci lasciammo cadere alla base atterrando sulla chiarissima sabbia dedritica a 44-45 metri. Da quel punto iniziammo la meticolosa esplorazione dell'antro sommerso le cui pareti erano piene di spugne colorate, briozoi, aragoste in gran quantità e persino alcuni minuscoli rametti di corallo rosso! Non si riusciva a staccare gli occhi da quel coloratissimo caleidoscopio. Tutti e tre vicini ci addentrammo nell'angolo più incassato dove terminava la cavità. L'esplosione di vita che lì dentro trovammo contrastava nettamente il deserto delle spoglie rocce della scogliera esterna: dal buio, come spesso accade sott'acqua, paiono sgorgare naturalmente tutti i colori dell'iride. Ci attardammo più che potemmo, ricordando che ci attendeva un tratto di navigazione subacquea prima di riemergere vicini il nostro batello. Ricordo ancora perfettamente il bel colpo d'occhio azzurro che si poteva scorgere ponendosi con la faccia rivolta all'esterno. Risallimmo fin sulla parte più alta della volta, quella dalla quale eravamo scesi, e ci riportammo sulle rocce per iniziare la navigazione di rientro accompaganti da un incredibile numero di saraghi fasciati, erano ovunque.



ISOLA DI LASTOVO
Sempre a bordo del "Granfather" dall'Isola di Vis ci spostammo sul versante settentrionale dell'ISOLA DI LASTOVO (CROAZIA), ormeggiandoci in una cala di forma quasi circolare chiamata L ZAPLOPATICA, naturalmente protetta dal mare grosso da un'isoletta che si erge come una diga situata proprio sul suo ingresso. Il fatto che quest'isola fino alla fine degli anni ottanta fosse stata una base della marina dell'ex Yugoslavia, ha preservato la natura dal turismo che solo nell'ultimo periodo inizia a conoscere questi stupendi angoli di mare fino a qualche tempo fa off-limits. E' coperta da una verdeggiante e fittissima pineta che arriva a lambire l'acqua del mare. Per ricaricare le bombole da sub, mi rivolsi ad un contatto locale che casualmente avevo conosciuto qualche tempo prima a Pescara. Pronti, con gli autorespiratori in spalla, Enrico ci accompagnò a bordo del "tenderino", il piccolo gommone di servizio della barca a vela, fino a raggiungere la punta situata proprio ad est della baia dov'eravamo ormeggiati. Con Cristina e Mariaelena saltai in acqua e subito scendemmo verso il basso invitati da un fondale di notevole inclinazione formato da una serie di scaglie rocciose sovrapposte che si alternavano a zone di sabbia. Pinneggiata dopo pinneggiata guadagnammo subito una trentina di metri. Lì fui incuriosito da un grosso fanale marittimo perso, forse, da qualche imbarcazione. Era troppo pesante però per trascinarselo dietro per tutta l'immersione e portarlo poi su all'aria, quindi lo lasciai stare dov'era. Sotto ogni scaglia di roccia che incontrammo c'erano delle aragoste che inesorabilmente si rintanavano nell'angolo più incassato ed irragiungibile del loro buco non appena vedevano le nostre maschere, spuntavano fuori solo le lunghe antenne. Continuammo la nostra discesa sopra questi salti rocciosi che diventavano via via sempre più alti all'aumentare della profondità. Ricordo nitidamente l'acqua perfettamente pulita che ci accompagnò per tutta la durata del nostro tuffo. Stoppammo la nostra discesa sui 57 metri circa, nel punto in cui un'isola rocciosa di scogli piatti incontrava la rena che continuava ad andare giù. Lì c'era un fitto assembramento di saraghi veramente belli grossi, erano loro i protagonisti indiscussi di quelle acque. Arrivati ai limiti di profondità e di tempo che ci eravamo prefissi e programmati, iniziammo la costante risalita prendendo la direzione dell'ormeggio del "Granfather" che raggiungemmo dopo una bella navigazione sopra una franata sommersa che offriva rifugio ad un bel numero di cerniotte. Riemergemmo sotto la prua della barca vela, il sole stava tramontando.