DIVING & MOUNTAINS
Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose:
"LE IMMERSIONI
IN MONTAGNA !"
- Giacinto "zeta zeta" Marchionni
- PESCARA, PE - Pescara, Italy
Da sempre appassionato d'immersioni che ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso.Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
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16 settembre 2025
^^montagna: "ANTELAO"
Approcciare la Normale all'Antelao tenendo conto solo delle basse difficoltà tecniche dei singoli passaggi di scalata seppur non pochi e massimo di II°, sarebbe un errore perché l'impegno per affrontare il notevole dislivello di 2200 metri mentre ci si muove sempre in un ambiente esposto, ripido e sdrucciolevole richiede sia un'ottimo allenamento che l'abitudine a queste situazioni d'alta montagna.
Dopo Punta Penia e Punta Rocca nella Marmolada, l'ANTELAO con i suoi 3264 metri è la terza cima per altezza di tutte le Dolomiti, quota che gli vale l'appellativo di "Re del Cadore".
Poco sopra S.Vito di Cadore(BL)/1100 metri, che è ancora buio parto per l'ascensione prima risalendo la sterrata forestale fino al Rifugio Scotter-Palatini/1580mt, e dopo per sentiero alla Forcella Piccola/2100 metri.
Da qui all'inizio ci si saluta come usa in montagna e poi presentandoci, con Gianni ed Igor ci faremo compagnia per tutto il resto della giornata.
Immediatamente sopra la forcella su sfasciumi rimontiamo il vallone glaciale-morenico a nord dell'Antelao e, per guadagnare a 2582 metri l'accesso alla cresta nord, risaliamo a zig zag con i primi passaggi esposti le sue lunghe ed inclinate stratificazioni basali che formano una serie di cengie oblique.
Continuiamo prima per cresta e poi appena ad ovest/destra di questa per la caratteristica Lasta Inferiore, che è la prima e più bassa placconata inclinata a 25° letteralmente tutta cosparsa di ghiaia di un crollo di qualche anno fa, sfasciumi che da qui in punta ci obbligano ad una progressione accorta.
Finita questa, scendiamo di qualche metro e poi traversiamo a destra per arrivare alla base della Lasta Superiore, quando udiamo un prolungato boato in lontananza. Alle nostre spalle sulla Croda Marcora osserviamo in diretta una frana rocciosa accompagnata da una nuvola bianca di polvere che per parecchio rimane sospesa sulle pareti, minuto 2:30 del video.
La Lasta Superiore è caratterizzata da una lunga fessura per tutta la sua lunghezza e da pendenze che proprio alla fine arrivano a 40°. Il suo calcare avrebbe anche un eccellente grip, se non fosse per la ghiaia di tutte le dimensioni che sembra essere stata messa a posta ovunque.
In alto per tornare vicini al filo di cresta e sempre sul pietrisco appoggiato sul fondo duro, traversiamo a sinistra ed arriviamo alla sua fine attrezzato con una corda fissa.
Risalita questa siamo alla base di un breve e verticale canalino con successiva paretina/II,° ma per qualità della roccia su prese ed appoggi da valutare.
Oramai siamo a più di 3100 metri ed in dislivello non manca molto alla vetta, però la cresta seppur tecnicamente non difficile, al massimo II°, offre ancora articolati saliscendi che alternano rocce compatte e friabili con ai lati scivoli sempre ripidissimi ed esposti.
Verso sinistra scaliamo una paretina ed arriviamo su una bella cengia che in breve aggirandola da est ritorna sulla cresta oramai diventata sottile, da dove scendiamo all'intaglio finale. Da qui scaliamo l'ultimo canalino/II°, al cui termine possiamo ormai vedere la croce di vetta che velocemente raggiungiamo per una stratificazione laterale.
Finalmente dopo 2200 metri di dislivello e più di sei ore in movimento siamo sull'Antelao a 3264 metri da dove, mentre recuperiamo, possiamo ammirare a 360° un panorama grandioso con il vicino Pelmo, la Marmolada, il Cristallo, il Popena, le Marmarole e gli altri gruppi dolomitici.
Dopo le foto ricordo e firmato il libro di vetta ci prepariamo per iniziare il lungo rientro che richiederà fino alla Forcella Piccola ancora attenzione in tutti quei tratti già descritti in salita.
Più in basso sostiamo al Rifugio Scotter-Palatini e sulla pista forestale ritorniamo ai 1100 metri da dove eravamo partiti, a chiudere un'altra giornata di montagna da incorniciare. _Giacinto Marchionni_
It could be an error to go on this mountain with in mind the idea to climb ONLY on a II° of mountaineering difficulties. The fatigue on the 2200 meters of difference altitude during not only the ascent, but also in the descent, while the climber moves him on steep, exposed and slidery grounds not for some minutes but for several hours, require him to have a very good fisical training and a habit to go on this tipical hight mountain ground.
After PUNTA PENIA and PUNTA ROCCA on the MARMOLADA, the ANTELAO with its 3264 meters a.s.l., is the third mountain of all Dolomities, and so it's called IL RE/The King of the CADORE.
It's still night when, from SAN VITO DI CADORE/1100 meters a.s.l., I start. I walk on the large off-road path up to SCOTTER-PALATINI Refuge/1580 meters, and after on the classic mountain steep path up to FORCELLA PICCOLA/2100 meters.
Here I meet two climbers wich have mine same target.
They are Gianni and Igor, and in company we will go together for all the long and intense mountain day.
On the gravel of the glacier moraine at the base of the ANTELAO, we reach its north ridge at 2582 meters a.s.l. by the first mountain climbing movements on inclined and exposed rocky ledges. On this, we go towards the first and lower LASTA, a rocky slab at 25° inclinated with a lot of grivel above, that oblige us to take care on every single step.
After the first LASTA, carefully we descent some meters in exposition and in traverse on right up to the base of upper LASTA, when at our shulder we hear a long gloomy noise. We see live a rocky landslide falls from the CRODA MARCORA, that leaves a white cloud of rocky powder all around, minute 2:30 in the video.
A very inclinated up to 40° slab with a long split on and the omnipresent gravel, characterize the upper LASTA, and on it we think a lot on every our single movement.
On the steeper meters on its hight end, there's a fixed rope thanks we reach the base of a short cheminee wich we climb, II° mountaineering difficulties, observing with care where we can put hands and feet.
By now we stay near the top at about 3100 meters a.s.l., but although the mountaineering climbing difficulties continue to be only about II°, the ridge is still exposed, steep and on slidery ground, so we still must to take care.
With some up and down on this delicate ridge, after 2200 meters of altitude difference and more six hours of climbing in the legs, finally with satisfaction we reach the top of the ANTELAO at 3264 meters a.s.l., from where we can admire a fantastic panorama while we take some minutes of rest.
Then we sign the LIBRO DI VETTA/the ANTELAO's top register, and we prepare us for the long descent which logically will claim us still more care in all those same steps already overcome with attention during the ascent.
On the way down, we take another rest at the SCOTTER-PALATINI Refuge, then we return to the starting point at 1100 meters a.s.l. to conclude another beautiful day, to put into a cornice.
Giacinto Marchionni
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12 settembre 2024
^^montagna: "SASSO DELLE DIECI & SASSO DELLA CROCE"
Dal Rifugio Ospizio della Santa Croce a 2045 metri, in Alta Val Badia nelle Dolomiti, percorro in direzione sud la traccia che prima si snoda tra i mughi e, dopo aver risalito in verticale un canalino, va lungamente in traverso sotto le imponenti pareti occidentali del Sasso delle Dieci/Sass de la Diesc.
Sull'inclinato ed esposto pendio dedritico con tratti su corde fisse e scalette, a mezza costa salgo su esili cengie, gradoni, paretine, canali e rimonto fino ai 2612 metri della forcella del Passo della Santa Croce (Ju dla Santa Crusc).
Voltando a sinistra su pianeggianti sfasciumi, proseguo verso nord in direzione del visibile Sasso della Croce sul quale però al momento non mi dirigo, continuando invece per un paio di chilometri verso la meta.
In una salita che incrementa decisa la pendenza, rimonto e supero la serie di costolature stratificate che si attraversano prima della svettante pala finale del Sasso delle Dieci.
Dalla base di questo monolito risalgo un aereo spigolo seguito da un breve canalino che conduce alla grande croce in legno di vetta del Sasso delle Dieci a 3026 metri.
Breve sosta in punta con panorama unico, quindi vado giù verso il Sasso della Croce, detto anche L'Ciaval, che non salgo seguendo le tracce segnate, ma scalando più a destra ripidamente con alcuni passi di II° a pochi metri delle sue pareti verticali, ed arrivo così ai 2907 metri della cima dove mi prendo una pausa.
Dopo diverse ora di montagna accumulate nelle gambe, nella lunga discesa fatta per lo stesso itinerario, presto particolare attenzione nei tratti esposti.
From the "Ospizio della Santa Croce" refuge at 2045 meters above sea level, in "Alta Val Badia" in the "Dolomites", under the imposing west faces of the "Sasso delle Dieci/Sass de la Diesc", on a via ferrata I first went across to my right, and then vertically up to the "Passo della Santa Croce/Ju dla Santa Crusc (2612 meters)", then I went to the left on a flat stretch, and so I continued for two kilometers.
Afterwards on the increasing slope I climbed on stratified limestone rocks up to the base of the characteristic shovel-shaped tip of the "Sasso delle Dieci".
From that point I climbed up the steep edge to the large wooden crucifix on the its summit at 3026 metres above sea level.
After a short break where I could observe a panorama of only mountains, I went down to the base and after with some mountaineering steps I reached the summit of the "Sasso della Croce", also called "L'Ciaval", at 2907 meters above sea level.
After several hours in the mountains, I was very careful during the long and exposed descent.
02 settembre 2024
^^montagna: "PIZ DLES CONTURINES & PIZ LAVARELA"
In località Armentarola, nell'alta Val Badia nelle Dolomiti, parto alle sei del mattino dalla Capanna Alpina (1720mt), verso il Piz Dles Conturines passando all'inizio proprio sotto l'articolato e verticale versante sud della montagna.
Superato il Col del Locia a 2069 metri mi immetto nella panoramica Gran Plan che percorro fino al Ju dal'Ega (2157mt).
Da questo punto m'indirizzo ad ovest osservando a sinistra il caratteristico Piz Taibun, propaggine orientale delle Conturines, per rimontare l'ampia valle morenica tra il Conturines ed il Lavarela, al cui centro si trova un piccolo laghetto glaciale asciutto vista la stagione avanzata.
Osservo erose e lunghe stratificazioni di calcare mentre raggiungo la sella tra le due montagne a 2885 metri, dove piego a sud in direzione del ripido cono di detriti alla base delle Conturines.
Su sentiero attrezzato guadagno prima un tratto verticale e poi con saliscendi di cresta la cima più elevata del Piz Conturines a 3064 metri, dopo tre ore di salita.
Giornata ventilata al punto giusto e limpida, con panorami non solo a giro d'orizzonte superlativi, ma anche verso il basso osservando i lunghi canaloni che ripidissimi cadono giù.
Dopo la breve pausa, a ritroso scendo dal sentiero attrezzato fino alla sella e poi verso nord a risalire con qualche elementare movimento di scalata al vicino Piz de Lavarela a 3055 metri.
Per la stessa linea fatta in salita, dopo circa 18 chilometri di montagne rientro al parcheggio nei pressi della Capanna Alpina da dove avevo iniziato nove ore prima.
From the Armentarola locality (1720 a.s.l.) in "Alta Val Badia in the Dolomites", I started at six in the morning to go to the "Piz dle Conturines", passing immediately under its large south face.
After the "Col del Locia" (2069 m), I entered the panoramic "Gran Plan" which I followed up to the Ju dal'Ega (2157 m).
From this point I headed west, observing on my left the characteristic Piz Taibun, eastern area of the Piz Conturines, and then climbed towards the wide moraine valley between the Piz Conturines and the Piz Lavarela, where in the centre there is a small glacial lake, dry in summer.
I climb up large layers of limestone to the saddle between the two mountains at 2885 metres.
From the saddle I went south to the base of Piz Conturines which I climbed vertically on a short via ferrata, and after three hours in total I reached its summit at 3064 metres.
After a bit of rest, I went back down to the saddle, and then with some basic climbing steps I went to the summit of Piz Lavarela at 3055 meters.
Finally, after 18 kilometers of mountains, I return to the parking lot of my car where I started.
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13 settembre 2023
^^montagna: "MONTE CRISTALLO"
Per il suo versasnte di sud-est solitaria ascensione al Cristallo, imponente cima delle Dolomiti Ampezzane che poco o nulla regala.
Sulla Normale via Grohmann, di bassa frequentazione, si riesce a respirare ancora l'atmosfera dell'epoca pionieristica dell'esplorazione dolomitica. Pareti verticali, incassati canaloni, cenge esposte e guglie erose, il tutto decorato da silenzi che saziano l'alpinista.
Anche se indicata da numerosi ometti, troppi ed in diversi punti fuorvianti, la via normale è una salita alpinistica con passaggi fino al III° che richiede sia un ottimo allenamento per affrontare i 1400 metri di dislivello, che l'abitudine a muoversi su roccia non sempre solida e su cengie cosparse di ghiaia.
Alle sei del mattino sono partito dal Passo Tre Croci (1808mt), e dopo essere transitato per bosco e pini mughi un'oretta dopo raggiungevo il Col de Varda.
Da qui traversavo alla mia destra, sinistra orografica, per entrare e risalire con fatica la ripida e cedevole Grava delle Cerigeres, la valle morenica tra il Cristallo ed il Piz Popena che nell'ultimo centinaio di metri diventa ancora più inclinata e sdrucciolevole. Con movimenti ragionati superavo il tratto, al momento ricacciando indietro il pensiero di come più tardi sarebbe stato scenderci, e guadagnavo l'incassato Passo del Cristallo a 2808 metri.
Il tempo di riprendere fiato mentre osservavo sulla parete un diroccato avamposto Italiano della Grande Guerra, che sopraggiungeva un altro alpinista solitario.
Dopo veloce presentazione, per anticipare e non avere sopra la testa altri tre austriaci che nel frattempo stavano arrivando al valico, abbiamo deciso di ripartire assieme, approfittandone così anche per scambiarci foto.
Dopo aver aggirato un vecchio ed inaffidabile ponticello in legno marcio che supera un intaglio, si entra e si percorre verso mancina la Grande Cengia Inferiore che traversa il versante sud-orientale del Cristallo, quindi per canalini, camini e gradoni di roccia in un percorso d'arrampicata serpeggiante si arriva sulla Grande Cengia Superiore, o Cengia Collare.
Per un tratto non lungo e molto panoramico, su questa ci si sposta ancora a sinistra fino a dover effettuare passi in traverso sotto un piccolo tetto che conducono ad un comodo pulpito posto sul filo di uno sperone, dal quale giù in basso si vede Cortina d'Ampezzo.
Oramai si è sui 3000 metri, e si intuisce che questa è la lunga, bella ed aerea cresta finale, però da non prendere sotto gamba.
Dal pulpito, non si deve proseguire oltre, si scalano in verticale alcuni metri sul non intuitivo muro di fronte, poi ancora lungamente prima un camino ben appigliato e di seguito in esposizione totale placche, diedrini e risalti con a destra e sinistra spettacolari affacci su panorami verticali fin quando, oramai in vista della vetta, la pendenza abbatte consentendo di raggiungerla camminando.
Finalmente in punta di questo Cristallo a 3221 metri di quota da cui si gode una splendida visione a 360° sui monti lontani, ed a breve sulla sottostante vetta del Popena, le Tofane, i Cadini di Misurina, la Croda Rossa d'Ampezzo e le Tre Cime.
Dopo praticamente 5 ore continue di movimento, scalata stare anche pochi munuti immobile e seduto mentre mi rifocillavo, era una ricarica.
Mi sono goduto ed ho memorizzato a pieno quell'indelebile manciata di tempo.
La giornata soleggiata, senza nuvole né vento e la piacevole temperatura m'invitavano a dilatare la pausa, ma il pensiero della discesa lunga ed articolata mi faceva tornare alla realtà, ed allora dopo aver firmato il libro di vetta mi lasciavo alle spalle la sua croce metallica.
La discesa è per forza sulla stessa linea di salita, mettendo in conto nel caso anche l'eventualità di alcune calate in corda doppia.
Cautamente, con grande attenzione e concentrazione ho dissarrampicato tutta la via verso il basso.
Su di un pulpito incrociavo gli austriaci che intanto stavano ancora salendo.
Ripercorsa quindi la Cengia Inferiore e raggirate le traballanti assi di legno del ponticello si ritorna al Passo del Cristallo.
Proprio sotto di questo come all'andata c'era il pezzo più insidioso perchè in discesa, in traverso, su terreno ripido e terroso ed improteggibile a causa della pessima qualità della roccia, che superavo con movimenti d'equilibrio accompagnati da parolacce e qualche santo.
Con le gambe che iniziavano ad essere pesanti e sotto il sole, in vetta piacevole ma in basso davvero caldo, rimanevano ancora da scendere l'estesa pietraia della grava ed il sentiero verso il Passo Tre Croci.
Solitary climb on the south-east side of Monte Cristallo, the imposing peak of the Ampezzo Dolomites that absolutely does not give anything away for free.
On the solitary Normal route, or Grohmann route, you can still experience pioneer mountaineering.
Vertical walls, deep gullies, eroded pinnacles, broken rocks and silence everywhere.
Even if indicated by too many stone men, the normal route is an alpine climb with passages up to III° that requires both excellent training on its 1400 meters of altitude difference, and the habit of moving on rock that is not always solid and covered in gravel.
At six in the morning I started from Passo Tre Croci (1808m), and through woods and mountain pines an hour later I reached Col de Varda.
Then I crossed to my right, left orographic side, to enter and laboriously climb the steep and landslide-prone Grava delle Cerigeres, the moraine valley between Cristallo and Piz Popena. On its last hundred meters, even more inclined and slippery, I climbed to Passo del Cristallo at 2808 meters.
While I was taking a break, another lone climber arrived at the pass.
We said goodbye and continued together, exchanging photos.
After going around a dangerous wooden bridge, we followed the Grande Cengia Inferiore that crosses the south-eastern side of the Cristallo. Then along gullies, chimneys and rock steps to the Grande Cengia Superiore, or Cengia Collare.
For a short and very panoramic stretch of traverse to the left we arrived under a spur, from which we could see Cortina d'Ampezzo below.
We were at about 3000 meters. We started straight up the wall in front where. We first climbed a chimney and then, in total exposure, a long and beautiful ridge and only in the last movements near the summit did we walk.
Finally at the Cristallo top at 3221 meters above sea level, from where we had a splendid 360° view of the distant mountains, the nearby Popena Peack, the Tofane, the Cadini di Misurina, the Croda Rossa d'Ampezzo and the Tre Cime.
After 5 hours of continuous movement, I relaxed for a few minutes sitting down.
The sunny day, without clouds or wind and the pleasant temperature invited us to extend the break, but the long and laborious descent made us leave the summit.
The descent is on the same line of ascent.
Carefully, with great attention we downclimbed the entire route downwards.
The beautiful crest at the top, the Collare ledge, the Lower Cengia, the wooden bridge and the Passo del Cristallo.
Right below this was the most insidious passage because it was steep, unprotectable and downhill that I passed with balancing and slow movements, ed also naming ... several saints.
After the long and stony Grava delle Cerigeres, the mountain pines, and finally the end at Passo Tre Croci.
01 settembre 2019
^^montagna: "CIMON DELLA PALA"
"Perchè ciò che sopra ogni cosa
ci è caro cercare là in alto,
non è l'orgoglio e la gloria,
ma la bellezza e la gioia."
Antonio Berti - autunno 1956
Nelle gruppo delle Pale di San Martino di Castrozza (TN), la NORMALE AL CIMON DELLA PALA di 3184 mt detto anche il Cervino delle Dolomiti, è una bella via alpinistica che sale su una montagna a dir poco magnifica!
Sebbene dal punto di vista tecnico si affrontano passaggi al massimo fino al III° grado, complessivamente l'ascensione risulta essere impegnativa/AD. Ci siamo mossi infatti sempre con la costante accortezza sapendo di posare mani e piedi su di un terreno delicato, con ghiaia, roccia poco solida, fessurazioni vecchie e nuove, testimonianze dell'eterno e costante lavorio erosivo dei rigidi agenti atmosferici dell'alta montagna.
Giovedì 29 agosto siamo partiti alle 8 e 10 con la prima corsa degli impianti di Colverde ed in breve abbiamo così raggiunto la stazione superiore a 2700 metri circa. Pochi minuti dopo siamo entrati nel vicinissimo Rifugio Pedrotti per chiedere se c'erano eventualmente posti per la notte.
Tutto completo, allora al rientro dalla vetta programmiamo di rimanere in quota nel piccolo ed accogliente "Bivacco Fiamme Gialle", copia identica del Bivacco Bafile al Gran Sasso d'Italia, pernotto preventivato in fase di programmazione.
Con sulla schiena gli zaini sovraccarichi delle riserve d'acqua abbiamo iniziato l'avvicinamento. Abbiamo così guadagnato il vicino Passo Bettega che ci ha immesso nella bella valle morenica detta Dei Cantoni nella quale, prima perdendo un po' quota e poi risalendola tutta su sentiero tra pietre, tratti più ripidi attrezzati con corde fisse e sparute macchie di neve residua, siamo arrivati al Passo di Travignolo (2950 mt), sovrastante l'omonimo ghiacciaio sul versante opposto a quello di salita. Da qui con un non lungo traverso ascendente a sinistra, in due ore siamo arrivati al Bivacco a 3005 metri.
Il tempo di occupare le brande con gli zaini che non abbiamo portato nella scalata, bere, mangiare qualcosa, preparare il materiale e siamo andati verso il Cimon della Pala.
Su ghiaione di tutte le dimensioni abbiamo raggiunto il bordo sotto la spalla del Cimone. Poi per una non difficile ma aerea crestina che ci ha condotto su di una sella dalla quale, scendendo con passi esposti/II°, siamo arrivati ad un caratteristico e basso buco della roccia detto "Bus del Gat", che abbiamo dovuto scalare/II° al suo interno sul pavimento terroso, per uscirne con passi appunto di gatto a quattro zampe.
Immediatamente dopo eravamo alla base di un incassato canale con alcune rocce verdastri, non ripidissimo ma franoso e scivoloso che con cautela abbiamo risalito tutto sino al forcellino che in basso delimita la Torre Grohmann.
Da qui ci siamo legati, ed in sette sfilate di corda abbiamo raggiunto la croce sul Cimon della Pala, non prima di aver percorso alla fine diversi metri in saliscendi di cresta terrosa.
Stavolta abbiamo posticipato la nostra caciara per la vetta raggiunta. Il tempo grigio e nebbioso delle ultime ore infatti si era trasformato in concrete gocce d'acqua. A parte però il bagnato dal quale ci siamo riparati, dai nuvoloni scuri udivamo vicini dei tuoni che ci hanno fatto velocizzare.
Allora con otto corde doppie sulla via di salita abbiamo manovrato con accortezza, fino a ritrovarci fuori dalle difficoltà alpinistiche con il temporale che intanto s'era allontanato, meglio così.
Le ore rimaste fino al calar della notte sono state nel Bivacco Fiamme Gialle alla luce delle lampade frontali. Chiacchiere, risate, panini, cioccolata, frutta secca, biscotti e birra. Poi, al termine dell'intensa giornata con la stanchezza che iniziava a farsi sentire, è arrivato il sonno mentre la pioggia picchiettava sul tetto metallico del ricovero.
Venerdì 30 agosto alle sette del mattino, serrata la porta del bivacco siamo scesi verso la funivia.
Una volta arrivati, prima di imbarcarci e sgravati degli zaini, veloci siamo saliti alla vicinissima cima Rosetta (2743 mt), dalla quale si gode un vasto panorama sulla vallata di San Martino di Castrozza e sul magnifico Cimon della Pala.
"Because the thing that up there is important to look for,
is not the pride and the glory,
but the beauty and the joy."
Antonio Berti -1956 autumn
In Dolomities/"Pale di San Martino di Castrozza", we climb on Normal Route (III°/AD-) on "Cimon della Pala"/3184 meters.
On thursday august 9, at ten past eight a.m. we started on "Colverde" cableway.
We passed at "Rosetta" Refuge and then we reached the "Bettega" Pass. From this point we entered in the large and long moraine valley "Dei Cantoni" that we climbed on steep path, fixed ropes and hard snow spots up to the "Travignolo" Pass at 2950, and to the "Fiamme Gialle" Bivouac/3005 metrs a.s.l.
After a bit rest, we went towards the "Cimone della Pala" hight section.
On gravel, a ridge and some steps/II° in descent we reached the "Bus del Gat", a little hole in the rocks to climb like cats.
Then we went up in a slipery steep gully with some green rocks, up to the base of the Grohmann Tower.
From here, in seven ropes pitches (IV°) and at the end on several slipery meters we went up to the top of the "Cimon della Pala".
Dark clouds, drops of rain and thunders were around us, so we decided to leave fastly the top descending with eight rappel down along the same route of the ascent.
In the "Fiamme Gialle" Bivouac, we spent the end of the day drinking, eating and joking, and then very tireds, sleeping.
In the early morning of the day after we descended towards the cableway but, before to go on this, we fastly climbed the nearby "Cima Rosetta"/2743 meters.
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