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PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso.Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.

08 dicembre 2024

--immersioni: "OPERAZIONE CONGIUNTA"


Grazie a Max, amico di scalate ma non sub, che ho coinvolto aiutandomi materialmente nel trasporto degli equipaggiamenti da immersione, sono riuscito a realizzare il progetto di una prolungata esplorazione sotto la sponda sud-occidentale del Lago di Albano/Castelgandolfo(Roma).
Arrivato che mancava poco all'alba, vedevo che la superficie era spazzata dal previsto vento teso e freddo che formava piccole onde, però non fastidiose.
Finito tutto il pre-dive sull'apparato ed ultimato il resto, non appena Massimo mi raggiungeva caricavamo e legavamo per bene il rebreather e la bombola di bail-out sui due carrellini portamateriali apposta approntati per lo spostamento di un chilometro e seicento metri dal parcheggio fino al sito d'inizio immersione, che con ricognizioni precedenti avevo scelto verificandone distanza e comodità di accesso all'acqua.
Caricati poi in spalla lui uno zaino con pinne, maschera ed altri accessori sub, ed io il g.a.v. side-mount dedicato, con passo tranquillo ci siamo mossi in senso antiorario attorno all'ovale del lago trainando i carrellini che si sono comportati in maniera egregia anche sul sentiero. Manovra non da meno agevolata anche dal peso e volume ridotto del rebreather Liberty side-mount rispetto ad un tipico e.c.c.r. ad indossaggio posteriore.
Con lenta andatura da montagna e chiacchiere intervallate da brevi pause, in poco più di mezz'ora raggiungevamo la spiaggetta d'inizio sulla costa meridionale del lago.
Dopo aver posato tutta l'attrezzatura al bagnasciuga, prima di incominciare mi prendevo un breve riposo comodamente seduto mentre sgranocchiavo cioccolata.
Ripreso fiato entravo in acqua, agganciavo il rebreather a destra ed il bail-out a sinistra, salutavo Max e m'infilavo sotto il lago.
Come diluente aria nel circuito chiuso e la minima ridondanza di una 11 litri in circuito aperto, il mio programma logicamente non era quello di fare un'immersione profonda, ma dopo una veloce capatina sui cinquanta metri effettuare la lungha perlustrazione di un chilometro e mezzo in senso orario a batimetriche tra i venti e dieci metri, spingendo con le pinne.
Sul fondale di modesta pendenza composto da sedimento fangoso con sopra pochi sassi e scogli distanti tra loro, mi lasciavo alle spalle la sponda guadagnando con molta lentezza metri verso il basso per raggiungere il target della quota programmata. Poi ho invertito indirizzandomi verso l'alto attraversando fasce d'acqua con visibilità, a parte per qualche tratto, tutto sommato sufficiente.
Ad un certo momento della risalita, in una zona non estesa di fango molto compatto, mi colpiva un singolare tipo d'erosione mai notato prima, o per lo meno non in modo così marcato. Erano delle nette scanalature scavate verticalmente e parallele tra loro che mi hanno fatto subito pensare potessero essere state causate da emissioni di gas o fluidi che sgorgando dal fondale di consistenza di tipo coeso-argilloso, risalivano dritte dal basso verso l'alto, in un preciso punto c'erano anche dei profondi buchi circolari generati allo stesso modo.
Se invece fossero state erosioni in caduta dall'alto verso il basso come a seguito di forti piogge che trascinano sul fondo piccole frane di detriti, avrebbero creato dei solchi di firma diversa, che qui ho già visto però più sottocosta e su pendenza decisamente maggiore.
Naturalmente queste sono solo mie considerazioni fatte al momento, magari qualcuno più competente di laghi vulcanici potrebbe spiegare meglio. Comunque in questo bacino sono note da tempo emissioni, e per mia esperienza diretta mi capita di attraversare zone d'acqua non limpida ma biancastra dovute a fuoriuscite solforose che se dovessero trafilarne alcune gocce all'interno della maschera ne sentirei immediatamente il caratteristico odore di uova marce.
Mi sono fermato per il video, poi ho ripreso la rotta in senso orario.
Dal fango sono passato a nuotare su scogli e massi del fondo inclinato, in mezzo ad un intreccio di rami e tronchi d'alberi giganteschi sradicati all'aria e dopo affondati. Sono transitato al lato di una rete da pesca incagliata ed attorcigliata su se stessa che sembrava un albero di natale.
I minuti che scorrevano sono diventati un'ora. Come pietra miliare delle distanze ho il relitto di una Fiat 500 che normalmente si raggiunge in mezz'ora d'immersione a pinne partendo da sotto il parcheggio ed in direzione opposta a quella che seguivo.
Non l'ho mai immaginato come un percorso con tabella oraria, ma esattamente il contrario: un lento viaggio per avere il tempo di osservare con calma, quindi non mi sono mai affrettato. Se c'era qualcosa che m'interessava mi prendevo i minuti occorrenti, altrimenti proseguivo con ritmo lento, comunque senza mai forzare l'andatura subacquea.
Per questo motivo Max ed io ci eravamo accordati per un orario di riemersione di massima e non fisso per evitare nel probabile caso di prolungamento della durata dell'immersione: pensieri a lui che aspettava all'aria, ed a me la fretta di arrivare ad orario spaccato.
Osservavo con attenzione il panorama che allo stesso tempo era uguale e diverso, e che perciò come sempre mi incuriosiva parecchio.
Alla mia silenziosa apparizione due tozze carpe scure velocemente mi sfilavano di fianco.
Incastrato tra grandi i massi vulcanici vedevo il relitto di una canoa, dopo transitavo sotto l'ennesimo grande tronco d'albero affondato, un suo ramo curvo formava un arco.
Nella penombra dell'acqua non pulita per la sospensione al 120° minuto vedevo quello che da lontano pareva essere uno scoglio, ma che poi invece da vicino si materializzava nella piccola FIAT 500 ricoperta di alghe, che conosco bene perché partendo da un comodo accesso lo raggiungo arrivando dalla direzione opposta.
Allora sapevo che da questo segnavia ne avevo ancora per una trentina di minuti alla riemersione e, se pure dovevo ancora sgambettare, oramai ero nei paraggi di casa perchè sul bassofondo riconoscevo, visti e rivisti, un paio di pedalò e diverse barchette, come pure purtroppo il ciarpame di scarto indifferenziato scaricato in acqua.
Pneumatici e cerchioni di automobili, pentole, bottiglie di vetro e plastica a iosa , un carello per natanti sfasciato, tubi spaccati di grandezze e materiali diversi, stivali di gomma, scarpe, ciabatte, blocchi di cemento, mattonelle, pezzi di guard-rail, posate, bicchieri, piatti, cartelli stradali, pezzi di ferro, lamiere, un water, e poi ... ecc. ecc., perché la strada accessibile alle macchine è vicinissima all'acqua. Mella sotto la sponda sud-ovest dove si snoda solo un sentiero e per di più non vicino alla riva di pattume praticamente non ce n'è.
Come programmato, nel finale a bassa profondità ho lanciato il pedagnetto in superficie per segnalare all'amico che aspettava che ero in zona.
Dopo due ore e quaranta minuti di spinta di pinne nelle gambe ed una voragine nello stomaco, ero arrivato al termine del viaggio iniziato però nella mia testa non ricordo quanto tempo prima.


Thanks to Max, climbing but not diving friend, who helped me carry the diving equipment, I realized a my old idea: a long underwater exploration below the south-west coast of CASTELGANDOLFO Lake.
From park cars, on two trolleys and backpacks we trasported the equipment (a side-mount e.c.c.r., one eleven liters bail-out open circuit thank, a side-mount B.C.D., fins, mask and other), slowly walking along the lake shore for one kilometer and six hundred meters, reaching the starting point in just over half an hour.
After a bit of rest, I enetered in the water, clipped up the equipment, said goodby Max and I went down.
With this dive equipment setup logically I could not have a deep dive but after a fast descent up to 50 meters of depht, a long exploration between 20 and 10 meters, swimming to clockwise.
So, after reaching maximum depht, I slowly ascented.
In this fase on the very compact sediment bottom, I saw a singular type of erosion. There were grooves and holes most likely created by emissions of fluids that rose upwards from the bottom. Infact, during many dives in this lake I can see, whitish water emissions due to sulphur. I stopped to film it and after continued on my clockwise route.
Then i swam near rocks, among fallen trees and close to a lost fishing net.
I arrived at a known dive point, the wreck of the FIAT 500 (a popular italian car of the past years), so in that moment I knewn how many minutes remained to end my dive, about thirty.
I continued my slowly travel watching around me without hast. With Max I had not set a specific time to finish, so he did not worry and i did not have to run.
I was "home" when I saw familiar thinks rudely thrown into the lake: little boats, tyres, pots, broken pipes, road signs, boots, glasses ... toilet. Evidece of human incivility.
At the end to show Max where I was, from the shallows I launched the CAZZILLO, the long and red inflatable signaling buoy.
With a big hole in the stomach, I finished this dive after two hours and forty minutes in my legs, but it started in my head from a long time ago.




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