DIVING & MOUNTAINS
Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose:
"LE IMMERSIONI
IN MONTAGNA !"
- Giacinto "zeta zeta" Marchionni
- PESCARA, PE - Pescara, Italy
Da sempre appassionato d'immersioni che ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso.Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
31 dicembre 2018
^^montagna: "CANALE AD EST DELLA VETTA DEL CAMICIA"
Risalendo il Vallone di Vradda da Fonte Vetica, sulla sinistra si vedono gli spalti calcarei della vetta del monte Camicia. Tra questi rivolto ad est c'è un canale di circa 200 metri di dislivello poco frequentato, che con pendenze attorno ai 45° ed un breve tratto fra rocce a 65° esce vicino la vetta a 2562 metri.
Domenica 30 dicembre abbiamo trovato le giuste condizioni per scalarlo. Per tre quarti di salita infatti siamo andati su neve durissima e solo nella parte alta, sulle pendenze più decise, c'era neve crostosa che sfondava sotto i piedi.
On the left of the VALLONE DI VRADDA in GRAN SASSO massif, between the hight rocks of the MONTE CAMICIA, there is a gully of about 200 meters of altitude difference, oriented to east, with slope at 45° and a stretch at 65°, that ands nearby the top at 2562 meters a.s.l.
December 30th, with good condition we climb it on hard snow for three quarters, founding crust and soft snow only on its highest.
24 dicembre 2018
^^montagna: "PUB ZIOMAS"
Doveva essere una scialpinistica, comunque è andata bene lo stesso.
It was to be a day on skis. Anyway, it was a good day on mountain.
20 dicembre 2018
^^montagna: "FROM DECONTRA TO BH"
Prima uscita scialpinistica della stagione da incorniciare, infatti dopo le recenti nevicate in quota e le temperature molto basse troviamo la manna degli scialpinisti: la neve polverosa!
Partiti da Decontra, frazione di Caramanico (PE), con sci e pelli di foca praticamente da subito si batte lungamente e faticosamente la traccia in salita fino alla cima del Blockhaus (massiccio della Majella), dentro una montagna che dona agli occhi un panorama tutto bianco ed ovattato.
Nonostante la fatica che si sente nella gambe alla fine di questa lunghissima giro di 18 chilometri tra andata e ritorno, sciare poi sopra la polverosa manna bianca caduta dal cielo, è stato sfizio puro.
Firs exit of the winter season skis to put into a cornice! In fact after the recent snow falls and thanks at lower temperatures, we find snow powder: manna for skiers!
We start from DECONTRA (PE), with the seal skins pratically from the car, and with a tiring long treck by skis we arrive on the top of BLOKHAUS in the MAJELLA massif, into a white and silent panorama.
Despite the fatigue in our legs after a round trip of 18 kilometres in total, to ski on the powder it was very fun.
17 dicembre 2018
--immersioni: "GARAGE CASTELGANDOLFO"
Vero e proprio viaggio di 120 minuti dentro il Lago di Castelgandolfo osservando i relitti di due automobili ed altre cose.
120 minutes of real travel into Lake Castelgandolfo, watching two cars wrecks and other thinks.
06 dicembre 2018
--immersioni: "NOSY TREMITI"
Indispensabile per l'immersione alla Secca del Pigno, alle isole Tremiti, l'appoggio logistico degli amici della ciurma del "TREMITI DIVING CENTER".
Scesi sulla linea del pedagno fisso di segnalazione della secca, atterriamo in prossimità del suo cappello a trenta e passa metri di fondo. Iniziamo così il nostro giro subacqueo contrastando una lieve bava di corrente presente anche a questa batimetrica, che però già in superficie era un po' fastidiosa.
Essantial for our dive at the SECCA DEL PIGNO on TREMITI archipelago, is the assistance of the crew/friends of the TREMITI DIVING CENTER.
We descend on the guide line from the buoi on surface, the signal of this dive site, to the bottom at more thirty meters depth.
For all this dive we have an annoyng against courrent.
03 dicembre 2018
^^montagna: "SULLA CRESTA"
Con la neve fresca ed alta sulla quale battiamo costantemente la traccia, il lungo saliscendi che congiunge il Rifugio Duca degli Abruzzi a Campo Imperatore al Pizzo Cefalone nel massiccio del Gran Sasso, diventa d'impegno da non sottovalutare. Inoltre bisoga tenere sempre a mente l'orario dell'ultima corsa da monte della funivia.
On the fresh snow where we are walking, the route on the aereal ridge from the DUCA DEGLI ABRUZZI Refuge to PIZZO CEFALONE in the GRAN SASSO massif becames long and tiring, with always in mind the hour of the last run of the cableway.
18 novembre 2018
--immersione: "OMBRA PERENNE"
A causa delle severe condizioni di scarsa visibilità, il tuffo nell'ombra perenne e fredda del cuore d'acqua del Lago di Scanno è sempre molto impegnativo.
At cause of the bad visibility condition, the dive into tha cold and muddy water of LAKE SCANNO is ever a challenge.
28 ottobre 2018
--immersioni: "MADAGASCAR, NOSY BE: SOTTO E SUL MARE"
Gorgonie
Spugne
Coralli
Plancton
Pesci Farfalla
Corvine
Pesci Trombetta
Carangidi
Anemoni
Pesci Lucertola
Murene
Glass Fish
Cernie
Pesci Angelo
Pesci Pipistrello
Stelle
Tartarughe
Polpi
Razze
Squali
Squali Balena
Remore
Balene,
noi meravigliati abbiamo avuto la fortuna di poter osservare in questo viaggio nel mare di Nosy Be in Madagascar.
Sea fans,
Sponges,
Corals,
Plankton,
Butterfly fish,
Trumpet fish,
Trevally,
Anemones,
Lizard fish,
Moray eels,
Hlass fish,
Groupers,
Angel fish,
Batfish,
Sea stars,
Turtles,
Octopuses,
Stingraies,
Sharks,
Whale sharks,
Remoraes,
Whales,
with wonder we have had the fortune to observe in this trip in the Nosy Be Sea, Madagascar.
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Nosy Be,
Squalo Balena
23 ottobre 2018
--immersioni: "MADAGASCAR, LE TARTARUGHE DI NOSY SAKATIA"
Nell'isoletta di Nosy Sakatia appartenente al'arcipelago di Nosy Be in Madagascar, ci siamo tuffati assieme a numerose tartarughe chelonia. Questi animali sono abituali frequentatori della zona perchè i fondali del sito sono ricchi di piante marine delle quali si nutrono.
L'esperienza è stata unica, emozionante e particolare in quanto si m'era già capitato d'incontrare durante immersioni singoli animali, ma mai in questo numero e così avvicinabili.
On Nosy Sakatia, in Madascar Nosy Be archipelago, we dived together with a lot of Chelonia Turtles. These animals frequent this place because there are acquatic plants that they eat.
It was been an experience unique and exciting, because in past during my dives I dived with some turtles, but never with a lot of them in a single dive, like in this sea.
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^^montagna: "VIA BRANCADORO"
In una giornata d'ottobre tersa e non fredda, bell'ascensione al Monte Prena (2561 mt.) nel Massiccio del Gran Sasso d'Italia, con il superamento di tratti alpinistici sia in salita che in discesa che seppur non difficili da non sottovalutare perche scivolosi, quindi da evitare assolutamente in caso di forti piogge. L'itinerario si snoda tra numerose guglie calcaree d'erosione, con la vista che può spaziarela vista può spaziare sull'altopiano di Campo Imperatore.
In a cleary and not cold day in october, beautiful ascent on the MONTE PRENA/2561 meters a.s.l. in the GRAN SASSO massif on the mountaineer route Brancadoro.
Althought this route is not hard, it could be dangerous at cause of its slippery limestone in some stretch, so in case of rain is better do not climb it.
The route goes among a lot of limestone pinnacles with even the view of CAMPO IMPERATORE plateau.
22 ottobre 2018
--immersioni: "MADAGASCAR, NOSY BE: RELITTO MITSIO"
Sulla costa occidentale dell'isola di Nosy Be in Madagascar, in località Atnam, su di un fondale sabbioso di una trentina di metri è stato volontariamente affondato il peschereccio "MITSIO" con lo scopo di creare un sito artificiale dove i pesci ed organismi marini vari potessero trovare rifugio.
Nella nostra immersione abbiamo potuto osservare che non solo tutte le strutture metalliche sono ricoperte di svariate forme di vita, ma anche un incredibile numero di specie di pesci, tra le quali i pesci leone che con le loro aculei molto decorative e velenose.
In the locality Atnam, Nosy Be Island west coast in Madagascar, we dived on the MITSIO wreck. It's a fishing vessel sank at thirty meters on a sandy bottom to create an artificial reef for the marine life.
In our dive we observed its metallic structures covered with sea organisms and a lot of species of fish. In particular Lion Fish with them beautifil and poisonous crowns of quills.
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26 settembre 2018
^^montagna: "GIANNETTA GAMBABUONA"
Nel giro di un mese torno sul versante sud-ovest della prima spalla del Corno Piccolo al Gran Sasso d'Italia, questa volta per scalare la Jannetta-Bonacossa ed uscire nella parte alta sulla fessura della variante Schanzer-Bolatti.
In questa fessura, i passi già delicati sono stati resi felpati a causa di pietrisco presente.
In this month i return on south-west face of the PRIMA SPALLA DEL CORNO PICCOLO in the GRAN SASSO massif, to climb the mountainneering route JANNETTA-BONACOSSA, on its exit variant SCHANZER-BOLATTI.
On this variant we climb with care at cause of the gravel on it.
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via JANNETTA-BONACOSSA,
via SCHANZER-BOLATTI
19 settembre 2018
^^montagna: "PAOLETTO'S EDGE"
Il tempo incerto con probabile pioggia nel pomeriggio, ci consiglia un avvicinamento non lungo, quindi decidiamo per la parete nord del Corno Piccolo sullo Spigolo di Paoletto che nella prima sfilata si difende con un tratto di roccia rotta che impone delicati movimenti.
Seguono poi un pronunciato spigoletto ed una lunga fessura.
Solo la placca successiva fa riprendere fiato prima del superamento dell'ultima difficoltà, un muretto che conduce nel canale d'uscita.
Because the weather is uncertain with hight probabily of rain in the afternoon, we choose a not long approach and so we head us to the CORNO PICCOLO north wall in the GRAN SASSO massif, to climb the mountaineering route SPIGOLO DI PAOLETTO.
On the first rope pitch we found delicate rocks to climb with care. Then an edge and a long rocky fissure.
Only on the follofing rock plate we can breathe a little, before the last difficulty of the route: a vertica step under the final gully.
09 settembre 2018
^^montagna: "LA FESSURA DI NAUDANDA"
Con nelle orecchie il continuo e forte rumore di un elicottero che trasporta al Rifugio Franchetti del materiale necessario alla ristrutturazione del suo locale invernale, risaliamo il Vallone delle Cornacchie per sentiero fino all'altezza dell'attacco della via, per poi attraversalo tutto passando tra i massi della valle glaciale fino ad arrivare proprio alla base della parete est del Corno Piccolo.
Davanti il camino/fessura d'attacco c'è ancora un cumulo di neve, ormai non si scioglierà più, che con la roccia forma un corridoio con il pavimento detritico molto inclinato.
"Naudanda" su medie difficoltà risale l'articolata parete, a tratti anche molto rotta, ed in verticale per gran parte del suo sviluppo. Alla fine si scala la fessura del tiro d'uscita davvero spettacolare. Questa grande spaccatura che attraversa tutta la Torre Cicchetti, infatti consente di vedere la Val Maone ed il Pizzo d'Intermesoli dall'altra parte della torre.
With in the ears the strong noise of an helicopter loading materials for work in progress in the FRANCHETTI Refuge, we go on the VALLONE DELLE CORNACCHIE and then we across it up to the base of the CORNO PICCOLO east wall to the mountaineerign route NAUDANDA.
Right in front of the attack of the route, there is still snow wich forms with the rock-wall a narrow little gully with a steep and slipery of gravel bottom.
On middle difficulties, NAUDANDA go up in vertical on limestone often broken. At its end you climb on the final spectacular rope pitch onto a large split where is possible to watch in the other side of the structure, the VAL MAONE and PIZZO D'INTERMESOLI.
02 settembre 2018
^^montagna: "VIA SIVITILLI-TRINETTI"
La via Sivitilli-Trinetti", detta anche via Storica alla Terza Spalla del Corno Piccolo, è l'unico itinerario alpinistico che dai 1600 metri di quota dalla Val Maone rimonta tutta questa "spalla", su lunga ed articolata linea di cresta che si adagia e muore in corrispondenza della sella del Canale del Tesoro Nascosto dove passa la ferrata Ventricini.
Per arrivare al nascosto e vero e proprio attacco a1800 metri non visibile dal basso, bisogna faticosamente risalire prima per ripidi pratoni e poi attraversare un inclinato canale di sfasciumi di roccia dove in corrispondenza della quasi perennemente secca Fonte Popone.
Insomma vista dal basso la Terza Spalla un po' si nasconde, e solamente un osservatore posto a mezza parete sul dirimpettaio Pizzo d'Intermesoli ne potrebbe avere un colpo d'occhio completo.
Sinteticamente si può dire che:
_lo sviluppo della via è di circa 500-550 metri sui quali si sfilano 12-13 tiri di corda;
_anche se le difficoltà della scalata al massimo si aggirano su passi di III° e IV°, la sua linea spesso attraversa tratti di calcare delicato ed erbe molto ripide;
_la lunghezza dello sviluppo impone l'attenzione di scalare sempre appena alla destra della cresta, pena problemi d'orientamento da non sottovalutare, con frequentazione bassissima.
L'itinerario, aperto dagli Aquilotti di Pietracamela Sivitilli e Trinetti nell'estate del 1929 va osservato con la logica alpinistica di quei tempi, e da quel punto di vista può tranquillamente essere giudicato davvero un itinerario bello e consigliabile.
Tra l'altro quei pionieri del Gran Sasso abitavano e vivevano a non più di qualche chilometro di distanza da queste rocce, quindi andarci sopra ed esplorare terreni totalmente vergini era per loro cosa naturale.
The mountaineering route VIA SIVITILLI-TRINETTI also called VIA STORICA ALLA TERZA SPALLA DEL CORNO PICCOLO, is the unique route wich from the 1600 meters a.s.l. of the VAL MAONE goes on a long and articolated ridge wich ends on the seddle of the CANALE DEL TESORO NASCOSTO, nearby the VENTRICINI VIA FERRATA.
To arrive up to the 1800 meters a.s.l. of the invisible from below attack of the route, you must to go on steep meadows and then across a steep gravel gully, where is the FONTE POPONE always in dry. Only a watcher on the PIZZO D'INTERMESOLI cleary can see the entire development of the route.
In summary:
_the development of the route is about 500-550 meters, with 12 or 13 ropes pitches;
_the maximum mountaineering difficulties are III° and IV° U.I.A.A., but often on broken limestone;
_at cause of its lenght, always you must to climb at right of the edge of the ridge so do not lost you, with no others climbers in the nearby.
The AQUILOTTI DI PIETRACAMELA (SIVITILLI E TRINETTI), opened this mountaineering way in summer 1929, and if you climb with the eyes of that epoque, the VIA STORICA is a very beautiful mountaineering route.
For those climbers pioneers of the GRAN SASSO massif, lived in PIETRACAMELA near some kilometers, were normal to explore the mountains behind home.
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Via Sivitilli-Trinetti,
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26 agosto 2018
^^montagna: "VIA FEDERICI-ANTONELLI"
Per evitare piogge pomeridiane sul massiccio del Gran Sasso, anticipiamo la partenza del nostro avvicinamento da Cima Alta.
Percorriamo parte del sentiero Pier Paolo Ventricini e poco prima di arrivare alla forcella del canale del Tesoro Nascosto lo abbandoniamo per risalire a mancina tutto l'incassato canale Bonacossa fino al termine sull'omonima forcella.
Da questo punto si apre tutta la bellissima placconata calcarea della parete sud-ovest della Prima Spalla del Corno Piccolo, con a sinistra la via "Federici-Antonelli" che oggi scaliamo.
Fu aperta nell'estate del 1939, ed ebbe la prima ripetizione nell'agosto del 1957 a dimostrazione ancora una volta che i "Gransassisti" dell'epoca che scalavano con pesanti scarponi, erano davvero bravi.
Si trovano difficoltà fino al V° grado lungo quest'itinerario verticale e logico, con un tratto in uno stretto camino/fessura un po' ostico e faticoso da scalare senza zaino.
La via finisce sulla cresta della Prima Spalla ed oramai in vista della vetta del Corno Piccolo sulla quale però oggi non andiamo, preferendo scendere direttamente per l'ombrosa "Normale da Nord" (passi di II° in disarrampicata), oggi resa scivolosa a causa dell'umido ristagnante per il maltempo dei giorni passati.
To avoid the rain in the afternoon as forecasts say, from CIMA ALTA we start in the early morning. We go on the SENTIERO VENTRICINI and before the seddle of the CANALE DEL TESORO NASCOSTO, on our left we climb the CANALE BONACOSSA up to its end on the namesake seddle, arriving at the base of the beautiful limestone south-west wall of the PRIMA SPALLA DEL CORNO PICCOLO, with on left the FEDERICI-ANTONELLI route.
For the first time it climbed in 1939, and only on august 1957 was its second ascent. With their mountain vintage equipment the first were really capables.
On this vertical route, you can have difficulties up to V° (U.I.A.A.), also crossing a tiring stretch in a very narrow split, to climb absolutely without backpack.
The mountaineering route ends on the PRIMA SPALLA ridge, below the nearby CORNO PICCOLO top, were we do not go. With care we descent on the VIA NORMALE DA NORD, a little slipery at cause of the past days rain.
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22 agosto 2018
^^montagna: "NEBBIA AL CAMPANILE"
Con previsioni meteo incerte e probabili temporali in arrivo nel pomeriggio, andiamo a scalare sul Campanile Livia del Corno Piccolo la Via dei Triestini per la sua variante d'attacco aperta da Gigi Mario.
La non lunga linea di salita sale dritta verticale dalla base alla cima del campanile. Inizia per un canale/camino, poi per un deciso diedro (tratto chiave), quindi per un bel sistema di fessure, per finire quindi su di una placca molto aerea.
Abbiamo scalato tra nebbia ed umidità e per quello che mi riguarda valutando ogni centimetro quadrato della roccia sulla quale mettevo mani e piedi.
Arrivati sulla sommità della guglia, il rumore dei vicini tuoni ci faceva preferire scendere in corda doppia invece di proseguire scalando la cresta delle Fiamme di Pietra.
With thunderstorm forecast in the afternoon on the GRAN SASSO massif, strange summer this because every days there are rain on mountain, we go to climb on CAMPANILE LIVIA, an elegant limestone steeple, on the mountaineering route VIA DEI TRIESTINI for its attack-variant GIGI MARIO.
This not long route, goes streight from the base up to the top of the steeple, overcrossing at the start a steep rock gully, so a vertical dihedral (key of the climbing), after on beautiful rock splits, and at the end on an aereal rock plate.
We climbed in the fog and humidity, and for me with great care and concentation on every movement.
At the end of the climbing, on the top of the CAMPANILE LIVIA, we listen the thunders all around us, therefore we prefer fastly descend by rapple down instead to continue our trip on the FIAMME DI PIETRA ridge.
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13 agosto 2018
^^montagna: "CIMA DELLE MALECOSTE"
Partendo dalla stazione di arrivo a monte della funivia di Campo Imperatore, l'undici di agosto '18, dopo poco più di un mese dalla caduta in montagna, ho cercato un tranquillo giro fino alla Cima delle Malecoste/2444mt, passando per il Pizzo Cefalone/2533mt e la Cima Woytila/2225mt.
Tra questi due rilievi la rocciosa linea di cresta è molto aerea, articolata ed esposta ma non difficile. Il tratto finale invece è più arrotondato, comunque sempre con panoramici affacci verso il Pizzo d'Intermesoli, il monte Corvo, l'anfiteatro del Venacquaro, il Lago di Campotosto, il Corno Grande ed il Corno Piccolo.
After my mountain accident in the last June 30th, on this August 11th I want an easy mountain ascent, so I choose the CIMA DELLE MALECOSTE/2444mt.
Starting from the hight station of CAMPO IMPERATORE cableway and crossing PIZZO CEFALONE/2533mt and CIMA WOYTILA/2225mt, up to the target.
Between these two peaks, we overcross a very aerial, exposed but not hard ridge, and just belowe the easy MALECOSTE top we can see a very beautiful panorama with the PIZZO D'INTERMESOLI, the SELLA DEL VENACQUARO, the LAGO DI CAMPOTOSTO, the MONTE CORVO, the CORNO GRANDE and the CORNO PICCOLO.
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17 luglio 2018
--immersioni: " PACI' "
Sul versante calabrese dello stretto di Messina, sulla bellissima linea costiera che congiunge Scilla (RC) al paese di Cannitello (RC), un piccolo sperone roccioso chiamato Pacì si protende verso il mare.
Sotto di esso è possible effettuare belle immersioni, sempre essendo più che sicuri di andare in acqua nel momento della stanca della REMA, il nome locale della corrente.
Così è stato per questa mia discesa, appoggiata in superficie sempre con grande competenza da Franco/UN TUFFO NEL BLU.
In particolare ho notato che attorno ai grandi scogli incrociati tra i 60 ed i 70 metri c'erano dei profondi avvallamanti causati dalle grandi masse d'acqua in movimento, che raggiungono punte anche di 5-6 nodi di velocità.
On the Calbrian side of the STRETTO DI MESSINA between the beautiful localities of SCILLA and CANNITELLO, there is a little spure on the sea called PUNTA PACI' where is possible to dive, but absolutely without the REMA, the local name of the courrent.
So has been for this my dive, with the surface expert support of my friend Franco/UN TUFFO NEL BLU.
In particular, around some big rocks on the bottom about 60-70 meters depth, I have seen deep depressions in the sand dued at the moviment of big masses of water. It can reaches very strong speed of 5 or 6 knots.
10 luglio 2018
--immersioni: "CHE SCALONE !"
Il sito d'immersione situato sul versante siciliano e poco a nord dello Stretto di Messina detto "LO SCALONE, ha questo nome perchè l'inclinata stratificazione rocciosa che s'incontra sott'acqua ricorda i gradini di un'enorme scalinata nelle profondità del mare.
Le spettacolari "alzate" di tali gradini sono delle alte e verticali pareti sommerse ricoperte dalle paramuricee gialle e rosse, onnipresenti nello stretto.
Anche qui naturalmente è indispensabile immergersi solamente nei momenti della stanca della REMA, la corrente.
On the SICILY north side of the STRETTO DI MESSINA, there is a dive site called LO SCALONE, where the bottom is a big staircase with hight steps fully in yellow and red seafans/GORGONIE, the protagonists of this submerged area.
To dive here in safety, as in all the STRETTO DI MESSINA, you must to consult the marine courrents tables.
03 luglio 2018
--immersioni: "WHERE THE STREETS HAVE NO NAME"
Proprio sotto il porticciolo di Scilla, c'è un sito d'immersione chiamato dai locali "Grotta delle Corvine".
Devo dire che oggi lì sotto di quelle corvine/Sciaena umbra, non se ne vede neppure l'ombra di una coda. Una volta, tanto tempo fa però c'erano!
Comunque, corvine o non corvine i fondali situati attorno e sotto la grotta al solito mi hanno entusiasmato con la loro prepotente esplosione di colori.
Just below the litlle SCILLA harbor, there is a dive site from locals called GROTTA DELLE CORVINE/ fish "Sciaena umbra" submerged cave.
Perhaps a long time ago there were a lots of these fish, but today I have seen neither an half tail of them!
Fish or no, anyway the bottoms around and belowe the cave are fully in colors.
30 giugno 2018
^^montagna: "SIRENTE: QUANTO SILENZIO / CUMBRE"
Lo spunto per andare a scalare sull'Altare della Neviera del Sirente la via Quanto Silenzio (V°/D/100mt. M.Prignano e comp. 1984), mi aveva solleticato già da tempo.
Assieme a Fausto giungiamo in auto nella mattina del 30 giugno 2018 allo Chalet del Sirente, da dove all'ombra della fitta faggeta iniziamo l'avvicinamento.
Dal punto di vista dell'alpinismo su roccia il Sirente è poco frequentato. Dopo essersi pressata a dovere, la molla mi ha spinto per quest'ascensione sul pilastro di nord-est dell'elegante struttura chiamata Altare della Neviera, che si raggiunge salendo prima per sentiero sotto il bosco come stiamo facendo e poi per ripido e lungo vallone glaciale di franosi sfasciumi sassosi, lasciandoci alle spalle un dislivello di quasi 800 metri.
Piano, ci troviamo a salire verso l'attacco della via che già individuiamo ancora in alto non appena siamo fuori dal fitto degli alberi.
Un passo dopo l'altro l'obbiettivo s'ingrandisce davanti agli occhi fin quando sudatissimi e dopo aver fatto parecchie scivolate sul pietrisco giungiamo dopo due ore alla base dell'Altare.
La via che stiamo per scalare fu chiamata dagli apritori "Quanto Silenzio".
Anni dopo un'altra cordata mise le mani su quelle rocce, nominando "Cumbre" la scalata. A tutti gli effetti però avevano fatto la prima ripetizione di "Quanto Silenzio".
A parte però la cronologia e le note della relazione, c'è una postilla:
"... roccia buona, a tratti anche ottima ...".
Nome azzeccatissimo Quanto Silenzio. La totale assenza di rumori è appena interrotta da un lieve fruscìo del vento.
Le difficoltà sono esattamente quelle descritte. Le soste incontrate giuste. La verticalità è totale, mentre guardo in basso tra le scarpette vedo le corde che vanno dritte a picco nei moschettoni. Eccellente è la possibilità di posizionare protezioni intermedie nelle tante fessure della roccia.
La giornata è soleggiata e la parete è ancora in ombra, quindi temperatura ideale.
La nota che diceva roccia ottima non esagerava. Le mani ed i piedi fin'ora hanno sempre avuto prese ed appoggi con super grip.
Sono arrivato sotto un muretto verticale fiancheggiato da una grande scaglia di roccia che con il corpo principale della parete forma una fessura dove ci posso guardare attraverso. Sopra intravedo la minuscola piazzola della successiva sosta.
Prima di alzarmi mi proteggo con un "friend", e poi effettuo il movimento.
Arrivato, sulla sinistra vedo un chiodo sul quale mi fermo assicurandomi. Con tutta calma rinforzo la sosta con un friend e con un terzo ancoraggio grazie ad una piccola "clessidra", foro d'erosione passante nel calcare, nella quale infilo un cordino che congiunge i tre punti. Solo allora dico al secondo di salire.
Il piccolo pulpito in due è scomodo. Tiro fuori la relazione:
"Salire dritti verticali sulla sosta, quindi aggirare sulla sinistra, IV°, poi la pendenza abbatte ecc. ...".
Superato questo tratto verticale dovremmo uscire dalle difficoltà alpinistiche.
Inizio ad osservare.
In una concavità del calcare infilo il piede destro.
La mano destra su una presa un po' svasata, però buona.
Una tacca quasi all'altezza del ginocchio serve per caricare con delicatezza il piede sinistro per innalzarmi.
Allungo il braccio sinistro ed individuo un altro punto che mi consentirà il movimento in quella direzione, mi muovo.
Assaporo però solo per qualche secondo il gesto della scalata perchè all'improvviso, perdendo ogni riferimento nello spazio, precipito.
In questo brevissimo flash di tempo mi rendo conto che sto volando faccia a valle, vedendo la morena sassosa del vallone venirmi incontro. In palestre di roccia d'arrampicata sono volato non so quante volte bloccandomi su chiodi a pressione fissati solidamente alla roccia, e sono volato anche in qualche altra occasione scalando in montagna, mai però faccia a valle.
In rapida sequenza lo strappo deciso sull'imbraco, il blocco del volo riuscendo anche a pensare che la sosta ha tenuto, ed un secco colpo all'osso sacro con un'immediato dolore fortissimo che mi lascia senza fiato.
Dopo, una grandinata di pietre sul casco con l'inconfondibile odore di zolfo che si sente quando dei sassi con forza si colpiscono tra loro. Il tutto accaduto in una frazione di tempo inferiore rispetto a quello che si impiega per leggere questa frase.
Mi ritrovo appeso sotto la sosta con il cuore che martella e con un fortissimo dolore pulsante all'osso sacro. Chiamo l'amico, e scambiamo qualche parola.
Piove ancora pietrisco, non guardo verso l'alto.
Devo tornare a pensare per riguadagnare il pulpito e mi sistemo come meglio posso con i piedi su una minuscola cengia con ancora con il fiato grosso.
Accenno ad uno spostamento, ma sento immediatamente la fitta dolorosissima in basso sulla schiena e m'immobilizzo.
Vorrei rimanere dove sono perchè in questo momento sono convinto che possa crollare tutto.
Devo scuotermi per superare lo shock, ed allora mi forzo.
Per la seconda volta, pianissimo, con intenso dolore e pensieri cupi scalo lo stesso passaggio sul quale poco prima mi muovevo concentrato e mi ricongiungo con il compagno.
Prima osservo in basso, e vedo i suoi piedi e le corde posate a terra ricoperte di pietrisco. Poi in alto dove al posto della roccia dov'ero è rimasto solo un vuoto di color giallastro causato dal crollo.
Con la tensione ed il fortissimo dolore non è facile pensare. Ho la gola secca. Bevo. Mangio anche qualcosa. Questa breve parentesi mi ricarica un po'.
Di continuare così è impossibile, quindi l'unica alternativa è la discesa in corda doppia sulla via.
Così inizio a fare. Per prima cosa pulisco il minuscolo pulpito dalle pietre che scaravento nel vuoto e poi ammatasso le corde con ordine. Faccio da solo perché, anche se solo spettatore, l'amico è emotivamente molto colpito e mi è poco d'aiuto.
Queste operazioni fatte a memoria non so quante volte, ora mi costano una faticosa concentrazione mentale che unita alla sofferenza fisica mi costringono a riordinare le idee e riprendere fiato.
Ultimato il lavoro, controllo ancora una volta tutta l'attrezzatura dell'ancoraggio, quindi non lancio le corde nel vuoto ma molto lentamente facendole scorrere una manata dopo l'altra calo Fausto con un nodo Prusik di sicurezza.
E' il mio turno e meticolosamente ricontrollo tutto ripetendomi le cose a voce alta. A corde già distese, pianissimo mi lascio scendere. Ad ogni lieve inclinazione del busto corrisponde una forte fitta. Proseguo sempre lentissimo cercando di dare meno strattoni possibili per non far spostare il residuo pietrisco. Metro dopo metro a ritroso rivedo tutta la parete scalata, ma della quale ora non me ne frega proprio un cazzo. Quando ho la possibilità di poter appoggiare mani e piedi mi fermo.
Ancora pochi metri ed atterro anch'io.
Madido di sudore e con un dolore che senza tregua pulsa ininterrotto, mi sdraio di lato sull'erba ad occhi chiusi. Pare strano, eppure così riesco pure ad estraniarmi dal luogo e dalla situazione.
Riapro gli occhi e torno alla realtà. Inizia la via crucis della discesa sulla pietraia che in queste condizioni già dai primi metri mi spacca. Riesco a malapena a sollevare il tallone sinistro di un paio di centimetri dal suolo, oltre tutti i muscoli tirano la parte colpita facendomi sentire un dolore acuto.
Nonostante queste continue fitte, anche se pianissimo però riesco a camminare da solo e l'umore si rialza.
Più volte scivolo sui glutei, e sono imprecazioni a non finire.
Sono circa 350 i metri da scendere sulla pietraia della Neviera prima del sentiero, che sembra non avvicinarsi mai.
Finalmente, così facendo non so in quanto tempo, riusciamo a portarci al limitare dei primi alberi dove abbiamo bisogno di stare fermi, recuperare, bere e mangiare.
Prima di ripartire in basso vedo una radura sulla quale spicca il sentiero. Per raggiungerlo nel più breve tempo m'infilo dritto nella intricata ramaglia bassa dei faggi. In una situazione normale mai ci andrei, farei il giro più largo sulla comoda traccia. Oggi però non è una situazione normale. I bassi rami davvero impacciano, però almeno hanno un vantaggio perchè aggrappandomici con le mani scarico il peso dalla schiena dolorante.
Raggiunto il sentiero raccolgo due rami che uso come appoggi, ma devo sempre fermarmi ogni pochi minuti per riposare adagiandomi sul lato destro perchè il sommarsi della fatica con l'acuto dolore pulsante non mi consentono di più.
Se penso a quanto tempo manca per ritornare alla macchina non mi passa più, ed allora mi concentro solo sulla successiva tappa in vista: un albero, una pietra o una svolta del sentiero, ed una volta arrivato ne cerco un'altra. Con questo sistema proseguo contando i minuti o anche i passi.
In quasi sei ore di travaglio sono sceso dalla base della parete, in salita l'avevamo fatta in poco più di due ore. Giunto al parcheggio, sfinito mi distendo sulle foglie per terra.
Fausto guida ed io di lato ho reclinato tutto il sedile per stare di fianco. Appena riesco contatto Carla e le racconto tutto. Lei ascolta attenta. Capisce cos'è successo e mi chiede se riesco a stare seduto. Alla mia risposta che non è proprio cosa, da ex atleta, allenatrice e pratica di traumatologia sportiva anticipa il responso dell'esame radiografico del giorno dopo: "Ti sei fratturato l'osso sacro". Tanto è stato.
Rientro a casa alle ventitré. Dodici ore prima per il crollo di una roccia ero volato ritrovandomi appeso ad una corda su una parete di montagna, ferito e spaventato. Con continue fitte dolorose, ma fortunatamente con le mie forze, sono riuscito a riportarmi a valle. Rientrare tra le mura amiche, seppur con le energie a zero, è una bella sensazione ed a caldo questa è stata la prima considerazione.
In decenni di attività non so quante volte mentre scalavo sono passato su rocce già crollate in epoche precedenti. Le rocce si erodono, crollano, si trasformano. E' la normale genesi di tutte le montagne.
Sono precipitato perchè un pezzo di roccia sul quale mi trovavo è crollato. Se ciò fosse accaduto più tardi, giorni o secoli, sarebbe stato meglio per me.
Sfortuna? ... forse. Nel calcolo delle probabilità ho pescato la penalità. Però avrei avuto le stesse identiche probabilità, di pescare il Jolly.
Però chissà quante altre volte sono passato, o siamo passati su solide rocce che in futuro crolleranno. E quante volte ho, ho abbiamo pescato il Jolly senza saperlo.
Questi ragionamenti si possono applicare in tutte le attività della vita, e non solo quando si scalano montagne. Ogni giorno potremmo pescare il Jolly, oppure la penalità.
Fortuna? Forse. Da un punto di vista logico il ragionamento è identico e diametralmente simmetrico alla sfortuna.
Dopo una manciata di ore dal fatto, anche se pestato forte, sono rientrato a casa.
Quando vado in montagna sono molto attento, non azzardo mai e non cerco rischi. Prima di farlo penso ad ogni singolo movimento ed alle sue conseguenze. A volte sono lento anche perchè se ce n'è la possibilità mi proteggo anche più del necessario. In alcune occasioni ho discusso anche animatamente con qualche compagno di scalata che voleva andare più di fretta, ma non l'ho mai ascoltato continuando al mio ritmo.
Scalo con lo zaino perchè è parte del mio equipaggiamento e nonostante la frattura lo zaino ha ammortizzato il colpo.
Da tre decenni scalo da primo di cordata e ciò mi ha fatto acquisire sicuramente una maggiore riconoscenza per chi a casa da sempre supporta e sopporta le mie passioni, poi di maggior attenzione verso me stesso, e non ultimo di responsabilità per chi è all'altro capo della corda.
Questo esperienza ha notevolmente allargato la consapevolezza di sapere di essere in mezzo ad una natura che per quanto bella, affascinante e capace di regalare emozioni uniche, è comunque un ambiente alieno dove lo scalatore che si muove in punta dei piedi è ospite solo per brevi momenti.
Ed è così non solo quando si fa alpinismo, ma dal preciso istante in cui si chiude lo sportello dell'automonile per andare a fare una semplice passeggiata tra i monti o a raccogliere funghi.
Giacinto Marchionni
30 giugno 2018
I already had in my mind the idea to climb on the mountaineering route QUANTO SILENZIO/V°/D/100mt./M.Prignano and comp./1984, on the SIRENTE massif north face.
With my friend Fausto, from CHALET DEL SIRENTE on the June 30th early morning we start the approach below the extended beech forest.
Due to the long approaches of 800 meters of difference and the not lenght of the mountaineer routes, this mountain has not a large presences of climbers but, with my motivation I'm here towards the ALTARE DELLA NEVIERA north-east pillar.
After the beech forest, with great fatigue and slippering on the steep ground gravel of the large glacial moraine, slowly we walk.
Step by step, sweating a lot, in two hours and half finally we reach the base of the pillar.
After the necessary rest, we prepare us to climb. I still read the report: notes, lenght of the route, difficulties, etc. etc. ... but a phrase hit me: " ... good quality of the rock...".
The mountaineering difficulties are the same descripted in the written. The stops in perfect zones. The verticality is total, infact when I watch below trought my climbing shoes, I can see the ropes go streight down. Exellent is the possibility to protect me by "Friends" in a lots of splits rock. It's a sunny day with shadow where we are, so there is an ideal temperature.
A little rock blade forms a split where I can see trought. I protect me with another "friend", and with care I climb up on the very little pulpit.
I see a rock nail in the limestone. I put another friend and a little rope trought a rock hourglass, and then with calm I prepare a safy stop for us, then my buddy can climbs.
Now we are on the hight part of the route. I reread the report: " ... climb some steps above the stop, difficulty IV° ...". This is the last difficulty.
Carefully I observe.
There is a little hole in the rock where I put my right feet. Above a good point for my right hand, and for my left feet another. Very slow I move me.
Only for few seconds I savor the climbing, but a moment after I can't where I'm in the space because I'm falling down with my eyes towards the moraine valley!
In these very brief moments, scared, I think and hope that the mountaineering stop will stop my flight!
Then quickly in sequence: the tension on the harness, the stop of my flight, a violent blow to the sacrum with a very strong pain that leaves me breathless and a lots of stones and gravels that fall on my helmet. Then the tipical sulfur smell when stones violently hit others stones.
I'm hanging on the ropes below the stop. My heart hammers my sternum, my wound hands are trembling and the pain on the sacrum is at the paroxism.
Some stones still fall and I immobilize me. In this moment I would want stop me here because I think that could falls every think.
I must re-take my self control. It's easy to think, but not to do. I try to start, but when I move me the pain on the sacrum stop me again. Others minutes go away. I must to overcross this moment, so I force me with in mind black thinks and not more the climbing pleasure.
I reach my friend. There are gravel and stones between its feet. I understand what happened: while I climbed the piece of rock where I was collapsed.
In this moment I have too mutch thinks in mind and my throat is dry, so I drink and eat something. This short break recharge me a little.
In this condition for me is impossible to climb and my buddy is emotionally out, so the unique solution is rappel down.
First, I clean and throw down all stones. Then carefully I prepare the ropes for the descent. This simple operation wich I did many times, now with the constant and strong pain in the sacrum claims me a lot of concentration.
I don't throw the ropes down in the void, but I manuever and slowly lower my buddy with the ropes, slowing him down with a safety Prusik knot.
It's my turn. With attention I re-check all the rappel down system, then I start. At every little movement I feel a pang on the sacrum. I slow down. I stop me. I re-start. So is for all the descent.
I arrive at the base of the pillar and for some minutes I lie down on my side with the eyes closed. It's strange, but so for some instants I forget where I'm.
I reopen my eyes, and I return at the reality. We must to descend for 300 meters of difference altitude into this wild and steep moraine valley without path, walking on gravel and stones of all sizes. Normally it would be a very great fatigue, in my condition it will be a Calvary. Infact, at every step I have strong pang pain, but slowly I continue on my legs, and this is good for my mind. Stones everywhere. I fall on my butts. Pain, I curse. I continue and it seem me that it has not end. Time expands.
Carefully I watch where I will put my foot ... it seem me a good point, then I go... In this my personal "trip" into the trip, these are the only my important thinks.
So, in an infinite time we reach the base of the moraine where we take a long break to rest, but we know we're only at halfway. There are still 500 meters of altitude difference. For me, a very long way.
On path, we must go down for long time below the forest. I help me with two branches. The ground where I'm walking is better rispect the moraine, but I'm exhausted and I must stop me every few minutes because the pain on the sacro gives me no pace.
While the minutes expand in hours, the path seem me without end. Every step, a pang. I don't know how many times I stopped me to rest. Step by step I suffer but I continue, and when we arrive at the CHALET DEL SIRENTE, finally my Via Crucis is finished and I can lie down on the leaves.
On car I call Carla and I tell her. With care she listens, then she asks if I can stay sit. Naturally no.
She was a track and field sportwoman and trainer, with experience of sport traumatology: "You have a fractur on sacrum.". Infact, so it will be when the day after I'll take x-rays.
I go back in my home at 23.00 o'clock. Twelve hours earlier I was on a far rock wall, wounded and scared. Althouh with a strong phisic pain and with the energy at zero, while I'm opening the door to enter in my home I'm very happy. This is my first sensation.
In many years of mountaineering activity I climbed, we climbed on all type of rocks with in the future will collapse. It's the natural erosion, it's the normal transfomation of all mountains.
I falled because the rock area where I was on, collapsed. If it happened later, it could be better for me.
Bad luck? Perhaps. I took the Penality.
Good luck? Perhaps. Few hours later the accident I returned at home on my legs.
I would have had the same probabilities to take the Joker, climbing on solid rocks, or take the Penality how it was.
But if we think well about it, it's possible to apply these reasonings in every situations of our life, and not only in mountaineering.
When I am a mountaineering I take care, because I don't want risks. I think a lot at every my single movement and its consequences before doing it. Sometimes I'm slow because I want to put more safe climbing protections and some buddies say I was slow. But I never listened continuing at my rhythm.
I climb with the backpack because it's a part of my mountaineering equipment, and despite of the fracture, it protected my back.
After thirty years as lead climber, firstly I'm grateful to my loved ones who have always supported my passions, and then I pay much more attention to myself and my climbing partner.
This strong experience has amplified my awareness on mountain. Although beautiful and capable of giving uniques emotions, it's always an alien enviroment where the mountaineer is a guest who moves in tiptoe for brief moments.
It's so not only when we are climbers, trekkers or simply mushrooms pickers, but always from the precise instant we close the car door to go into the mountains.
Giacinto Marchionni
June 30, 2018
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Sirente,
Via Cumbre,
Via Quanto Silenzio
29 giugno 2018
--immersioni: "YELLOW & RED"
La secca della 'Mpaddata è un esteso banco sommerso al largo del porticciolo di Scilla colonizzato dalle gorgonie gialle e rosse (paramuricea) che, quasi incontrastate, predominano su tutte le altre specie, e grazie al supporto in superficie di UN TUFFO NEL BLU di Franco Amedeo, ho potuto ancora una volta gustarmi la vista dell'intricata foresta di paramuricee.
Quando poi decidevo di iniziare la risalita, mi riportavo fino ad uno dei picchi più elevati a circa venti metri da dove, dopo aver trascorso ancora del tempo in compagnia di una murena curiosa e per nulla impaurita, iniziavo la risalita e la decompressione.
The MPADDATA's shoal is a beautiful dive site nearby the little SCILLA harbor, completely covered of red and yellow seafans, where I dived with the surface support of UN TUFFO NEL BLU Diving Center.
At the end of my dive I returned at twenty meters of depht, on the top of the shoal where was a moray, to complete ascent and decompression.
28 giugno 2018
--immersioni: "MONTAGNE SOMMERSE"
Nonostante la mia frequentazione già da diverso tempo dei fondali dello dello Stretto di Messina, ed alcune immersioni come quella alla "Montagna" di Scilla le abbia effettuate diverse volte, ogni volta la meraviglia si rinnova davanti allo spettacolo sommerso.
Ma le immagini del video raccontano meglio delle parole.
Despite from several years I dive in the submerged sites of the STRETTO DI MESSINA, every time I do it at the MONTAGNA DI SCILLA, I marvel me again.
But the video tells better than the words.
12 giugno 2018
^^montagna: "AUGURI FAUSTO !"
Per festeggiare l'ENNESIMO compleanno di Fausto, da Fara San Martino/458 mt. andiamo al Rifugio Pelino sul Monte Amaroro/2793 mt., passando nello spettacolare Vallone di Santo Spirito, in un giro che sviluppa parecchi chilometri e con l'importante dislivello di 2400 metri, il maggiore di tutto gli Appennini.
Con gli zaini in spalla stracarichi di roba per mangiare, bere e dormire siamo andati su prima sudando al sole, e poi rabbrividendo nella fitta e fredda nebbia.
A sera nel rifugio festa grande e baldoria, Auguri Fausto!
To celebrate the Fausto's birtyday, in the MAJELLA massif from FARA SAN MARTINO/458 meters A.S.L. we go up to the PELINO Refuge on the top of MONTE AMARO/2793 meters a.s.l., crossing by the beautiful VALLONE DI SANTO SPIRITO.
It's a very challenging route with several kilometers to walk and 2400 meters of altitude difference to climb, and with the backpacks on our shoulders with in foodstuffs, drinks and sleeping bags we go up, sweating a lot at the sun and then shivering in the cold fog. But so is the mountain.
In the evening, spree in the refuge: Happy Birthday Fausto!
04 giugno 2018
^^montagna: "META ULTIMA"
Alle latitudini abruzzesi fare l'ultima scialpinistica il 3 di giugno e trovare il Canalone di nord-est della Meta (2242mt), nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, ancora quasi del tutto completamente innevato non capita tutti gli anni!
Dalla radura di Campitelli prima per bel bosco a poi per i Biscurri, raggiungo la base del canale che per ben due volte salgo e poi scendo sciando con grande divertimento in compagnia di tanti camosci.
Viste le ottime condizioni della neve, a giugno è stata un'ottima conclusione della stagione ... invernale!
On june 3, at the ABRUZZO's latitude, is rare ski on the north-east gully, full in snow, of the MONTE META in the National park of ABRUZZO, LAZIO and MOLISE.
From CAMPITELLI plateau, crossing the beautiful beech forest and the PIANA DEI BISCURRI, I reach the base of the gully, and on it I climb and descend two times, watching many chamoises.
At june, on a excelent snow-firn, it was a perfect end of the ... winter season!
29 maggio 2018
^^montagna: "TRE PER TRE"
I canali del versante settentrionali del TERMINILLO sono ancora pieni di neve trasformata, ed in questo mese di maggio '18 offrono opportunità per belle uscite scialpinistiche.
Partiti dal rifugio Sebastiani andiamo in vetta per l'asciutta cresta est e poi affrontiamo la prima discesa con gli sci (difficoltà O.S.A.) nel canale alla destra orografica del CANALONE CENTRALE e, ramponi ai piedi, per questo torniamo per la seconda volta in cima.
Dal geografico cippo sommitale la seconda sciata l'andiamo invece a fare nel vicinissimo canalone nord (difficoltà B.S.A). Arrivati giù, per quanto ci era piaciuto, decidevamo di riscalarlo nuovamente tutto, tornare in vetta e sciare ancora nel Canale Nord.
Poi passando per LE SCANGIVE, rientravamo al rifugio.
The north gullies of the TERMINILLO massif, on May are perfect to ski. So we started from SEBASTIANI Refuge up to the top of the TERMINILLO mountain on its east ridge in dry of snow.
Then we skied on the gully at the orographic right of the Central Gully, and on it we reclimb a second time on the top.
For the second and the third descent we choosed the north gully, where we had a lot of fun, and on the SCANGIVE we returned at the refuge.
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Monte Terminillo
23 maggio 2018
^^montagna: "PUNTA TRENTO"
Passando per lo Iccetto Capo Pezza e con un tratto a 45° sul Colle dell'Orso, con i ramponi sono salito alla Punta Trento/2242mt nel gruppo del Velino.
Poi sono andato in vetta al vicino Costone, proprio sopra il rifugio Sebastiani che ho raggiunto sciando sopra un super "firn"!
Dopo aver ripercorso i passi fatti all'andata ho iniziato la bella discesa con gli sci, all'inizio a 45°, fino al limite della neve a 1800 metri di quota.
Crossing IACCETTO CAPO PEZZA and, with a steep stretch at 45°, on the COLLE DELL'ORSO I climbed on the top of PUNTA TRENTO/2242 meters, and then on the top of the COSTONE, from where I skied on a super firn up to the SEBASTIANI Refuge.
With crampons I recrossed my steps up to the COLLE DELL'ORSO. Then I skied, starting on the slope at 45°, up to the snow limit at about 1800 meters a.s.l. in a beautiful and sunny day on the ABRUZZO's mountains.
21 maggio 2018
^^montagna: "VIA IMPESTATA"
Gruppo del Velino: cresta a nord-est di Punta Trieste.
"VIA IMPESTATA" (AD-/III°/50°/sv.220 mt; Giacinto Marchionni 19 maggio 2018)
Dai Piani di Pezza e passando a sinistra del Colle delle Trincere (a destra e su sentiero segnato si va per la Valle Cerchiata ed il Rifugio Sebastiani), senza sentiero tracciato faticosamente su rocce rotte e per VIA IMPESTATA arriviamo alla base degli spalti di roccia della cresta che con direzione nord-est allinea la Punta Trieste con la più bassa Castelluccia.
Appena fuori dal bosco e su neve bella dura di primavera, con i ramponi saliamo quindi prima verso destra e poi verticalmente sulla massima pendenza individuando il punto debole di questa prima fascia di calcare verticale: un camino verticale che interrompe la continuità della parete.
Da questo punto l'amico torna indietro e continuo da solo.
Con attenzione passo dal culmine della neve alle rocce e dopo aver tolto i ramponi, preferisco così sul seguente tratto a secco, continuo la scalata per una lunghezza di una trentina di metri su roccia poco compatta e zolle d'erba, con passaggi di III° con sullo zaino agganciati gli sci.
L'ultimo movimento prima di uscire da questo pezzo è un breve traverso a destra di qualche metro con i piedi su roccette incastonate nella terra, e ciuffi d'erba come prese per le mani.
Quindi con attenzione rimetto i ramponi che ottimamente aggrappano il solido "firn" appenninico, ridandomi solida stabilità non solo nei piedi.
Ancora a destra traverso verso una rampa nevosa a 45/50°, unica zona libera della compatta parete rocciosa che a sinistro non mi lascia alcuna possibilità di passare, e la scalo tutta fino ad uscire sulla linea di cresta a quota 1950 metri circa.
Fuori dalle difficoltà e dopo essermi riposato, aggancio gli sci per scendere curvando fino al termine della neve al limitare del bosco, e poi di passo ai Piani di Pezza.
VELINO Massif, PUNTA TRENTO north-east ridge:
mountaineering route VIA IMPESTATA (AD-/III°/220 meters/Giacinto Marchionni may 19, 2018)
From PIANI DI PEZZA, crossing on the left of the COLLE DELLE TRINCERE (on right you can go towards the SEBASTIANI refuge), tiring a lot we go with no signal on a bad ground of irregular and split rocks, reaching tha base of the walls of the north-east ridge that joins PUNTA TRIESTE and the CASTELLUCCIA.
Out of the beech forest, with crampons on hard snow we go towards the unique point where is possible to climb this rock wall in front of us: at the base of a vertical chimney.
From here my friend go back, while I continue.
Very carefully and slowly I go on the thirty meters in dry of snow of this typical mountain structure without crampons, so I prefer, climbing the last meters to right with the feet on unstable little stones and the hands clinging on tufts of grass. Then, on snow, I can reput on my crampons and finally I can again have a good stability ... not only on my legs.
I go on my right in the unique free of rocks zone, where I climb in a large and long gully with a slope of 45° up to the end of the mountaineering difficulties. After the rest, I enjoy sking on a gently slope.
13 maggio 2018
--immersioni: "INSOLITI GIRI"
Mentre sto "sommozzando" da solo dentro l'acqua fredda, profonda e buia di un lago, è lo stretto e penetrante fascio di chiarore emanato della mia torcia subacquea ad illuminare non solo la strada che di lì a poco percorrerò, ma soprattutto la curiosità, la voglia d'esplorazione e la fantasia.
07 maggio 2018
--immersioni: "CHIARI E SCURI"
In quest'immersione d'inizio maggio nel Lago di Scanno (AQ), nei primi metri sotto la superficie stranamente trovo buona visibilità e temperatura di 13°. Conoscendo però le peculiarità del sito non m'illudo, immaginando già perfettamente a cosa andrò incontro.
Difatti sul fondo attraverso fasce d'acqua buia e torbida che si aprono appena per 20-30 centimetri davanti al vetro della maschera con temperatura di 6°C nelle quali, comunque, riesco ad orientarmi per ritrovare una solitaria paretina rocciosa che in questo deserto sommerso di limo e di fango diventa motivo di curiosità.
Più su, invece, sempre tra i chiari e gli scuri delle nuvolaglie di sedimenti lacustri che vanno e vengono, la mia attenzione è catturata da una serie di relitti di barche in legno ed anche, purtroppo, da altri residuati gettati nel lago incivilmente utilizzato così come pattumiera.
Riemerso, poi all'aria mi godo il chiaro piacere per gli occhi delle sponde di un bel posto d'Abruzzo tra monti e boschi.
29 aprile 2018
^^montagna: "SCIALPINISMO SUL MONTE DI CANALE"
Quando si percorre in automobile la strada che transita sotto la l'estesa ed articolata parete nord del massiccio del Sirente, questa per lunghi tratti è nascosta alla vista da una maestosa faggeta. Solamente dopo aver lasciato il mezzo meccanico ed essere giunti con le proprie gambe sulla verdeggiante Piana di Canale che agli occhi si apre tutta la sua imponente prospettiva.
Ampi canaloni incidono il massiccio su questo versante, ed è alla base di quello chiamato "Brecciarola" che giungiamo non prima di esser passati sotto il bellissimo bosco che orla tutta la montagna fino a circa 1700 metri di quota.
Con i ramponi ai piedi e gli sci sullo zaino invece di risalire il vallone decidiamo di andarcene su un più stretto canalino, con pendenze più decise, posto alla sua destra orografica.
Questa divertente linea che passa alla sinistra della così detta "Pala", un avancorpo del Monte di Canale separato da questo da una profonda gola nella quale transita la via invernale "Sogno di Primavera", ci fa guadagnare la cima a 2152 metri scalando non difficilmente tra singolarissime forme rocciose lavorate da neve, ghiaccio e vento.
Dopo un breve riposo perdiamo qualche decina di metri di quota per imboccare sci ai piedi il ramo d'uscita più settentrionale del Brecciarola, dove andremo a fare sfiziose curve sopra la classica neve primaverile trasformata dell'Appennino.
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27 aprile 2018
^^montagna: "GUALERZI"
Con la funivia che il 24 aprile non funzionava e la strada per Cima Alta ancora chiusa, per raggiungere il Rifugio Franchetti giocoforza abbiamo dovuto caricarci i pesanti zaini in spalla già dal piazzale Amorocchi dei Prati di Tivo e scarpinare sotto i piloni dell'impianto di risalita fino alla sua stazione di arrivo in località Madonnina.
Da quel punto abbiamo potuto calzare i ramponi ai piedi e quindi per il vallone delle Cornacchie arrivare al rufugio dove, dopo una sfiziosa cena annaffiata da vino e risate, siamo andati a nanna in branda nel piccolo ed accogliente locale invernale.
Alle 6.00 della mattina del 25 partiamo alla volta del ghiacciaio del Calderone e quindi in direzione della "VIA GUALERZI".
Iniziamo non per la sua traccia estiva, una balconata/cengia inclinata, ma da un canalino più verticale (45°/50°) posto di poco a destra, che ci conduce proprio dove inizia la linea diagonale della "3B" (numero della via).
Questa logica salita alpinistica in estate offre difficoltà contenute, ma percorsa con ramponi e picche su rocce impiastrate di neve e ghiaccio diviene una via di misto appenninico non banale e da non sottovalutare, tant'è che abbiamo deciso di scalarla in cordata.
22 aprile 2018
--immersioni: "ROTOLANDO VERSO SUB"
Quest'immersione di primavera alla Punta Secca dell'isola di Capraia nelle Tremiti, è stata caratterizzata dal nostro incontro con diverse murene(Muraena helena), e con il Polmone di mare (Rhizostoma pulmo), la medusa più grande del Mediterraneo.
Il nome va attribuito al fatto che il ritmico e costante contrarsi e dilatarsi del corpo di questa medusa ricorda il movimento dei polmoni durante la respirazione.
Non bisogna però lasciarsi intimorire dalle sue dimensioni, infatti le sostanze presenti nei tentacoli del polmone di mare hanno effetti urticanti notevolmente inferiori rispetto a quelli che possono essere causati dal contatto con i filamenti delle sue colleghe di specie diversa e più piccole.
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15 aprile 2018
^^montagna: "XXV Aprile"
Per il "mancato", diciamo così, incontro con la "XXV Aprile" della settimana passata dopo 7 giorni abbiamo un nuovo appuntamento alla stessa ora sotto lo Sperone Centrale della Neviera (Peschio Pedone) nel massiccio del Sirente, con l'unica differenza che la temperatura è decisamente più alta, fatto che logicamente non ci farà trovare la bella neve dura e ghiacciata che avevamo sotto i ramponi la scorsa volta.
La salita nella parte bassa ci ha visti tra gli spalti rocciosi di un ampio canale. Proprio al termine di questo siamo andati decisamente verso la cresta di sinistra, raggiunta con qualche delicato passo di misto. Poi quasi sempre sul suo filo tra pini mughi, rocce, neve spesso molle ed il gran caldo, con perennemente incollati agli occhi i superbi panorami che il Sirente sa offrire.
Questa bella cresta termina dopo aver superato un paio di saliscendi su ripidi "gendarmi" su di una sella posta a circa 2150 metri, dalla quale sulla destra si perde quota in direzione del ripido vallone posto sulla dritta orografica del così detto Altare.
10 aprile 2018
^^montagna: "RELAZIONI INTRECCIATE"
Chi pratica quest'attività sa che se si vogliono scalare pendii innevati a primavera, per trovarli in condizioni sufficientemente buoni per un approccio alpinistico con gli attrezzi, ramponi e picche, bisogna per forza di cose fare levatacce. Allora dopo esserci messi in automobile alle 4.20 del mattino da Pescara siamo giunti verso le 6.00 allo "Chalet", che si trova sulla strada che congiunge Secinaro (AQ) all'altopiano delle Rocche, e poi dopo due ore e passa di avvicinamento iniziamo sulla presunta (da noi e basta!) via invernale XXV Aprile allo Sperone Centrale, Peschio Pedone, della Neviera del Sirente.
Mentre si scalava, erano palesemente enormi le incongruenze che si riscontravano tra le parole scritte nella nella fotocopia incellofanata della relazione che avevo tra le mani che parlava di pendenze al massimo fino a 50° e le difficoltà oggettive che si affrontavano: un lungo e stretto canale a 70° con un tratto ghiacciato ad 80°, nel quale ho dovuto anche inserire una provvidenziale vite da ghiaccio, seguito poi da un'altra ripidissima rampa che andava a terminare sotto una parete rocciosa totalmente pulita dalla neve che ad occhio stimavo opporre difficoltà di IV°, che con gli attrezzi poteva essere affrontata solo con la tecnica del dry-tooling.
Nonostante però queste differenze, mai in quei momenti ci ha sfiorato l'idea che, forse, avevamo commesso un errore finendo come si dice in gergo "fuorivia". Dicevamo invece in primis a noi stessi, e poi all'amico di cordata, che la "relazione" non era esatta!
L'asciutto muro roccioso che vedevamo sopra le nostre teste (...dure), da affrontare con piccozze in mano e ramponi ai piedi, ha finalmente aperto una breccia nelle nostre teste (... divenute appena un po' meno dure), facendoci capire, ed era ora, che non eravamo sulla "XXV Aprile"!
Con attenzione, quindi, dopo aver piantato un solidissimo chiodo in una fessura trovata non prima di aver ripulito dal duro ghiaccio il calcare, non rimaneva altro da fare che effettuare una ritirata calandoci con le corde doppie dall'ancoraggio creato.
Così, per precisare, il mio/nostro errore è stato quello di essere arrivati troppo sotto la parete e troppo da destra avendo così una prospettiva falsata che, da quel punto, ci celava il vero canale della "XXV Aprile". Visuale laterale che per quanto diversa aveva una vaga ma soprattutto subdola ed ingannevole somiglianza con la foto della relazione incellofanata che osservavamo.
Alla fine, comunque sia andata, il fatto di non aver portato a termine il progetto arrampicatorio ha naturalmente un po' scalfito il nostro orgoglio di montanari. Però una situazione del genere può rientrare nel gioco, c'è anche l'eventualità di dirsi ad un certo punto: basta si scende.
Anche questo "deve" stare nello zaino dell'alpinista.
A volte può quindi capitare che non solo certe relazioni umane siano un po' intrecciate.
31 marzo 2018
--immersioni: "PROSPETTIVE DIVERSE"
Atipico in solitaria risulta auto riprendersi in video sott'acqua, ma soprattutto quant'è lavorato.
Mi è sempre piaciuto raccontare con immagini le mie passioni e nel corso degli anni lo strumento di registrazione che prima era l'apparato fotografico reflex con il quale scattavo le canoniche 36 pose del rullino di diapositive, s'è prima trasformato in telecamera con nastro magnetico per giungere all'attuale digitale.
Nella stragrande maggioranza delle situazioni sono io dietro l'obbiettivo ad inquadrare i miei compagni e seguirli, in certi casi sarebbe più corretto dire inseguirli, per carpire loro gesti o espressioni.
Qualche tempo fa non so perchè m'è ritornata in mente un'immagine del passato, un flash-back:
trovata una base comoda e piatta per posizionare il treppiedi con su la macchinetta fotografica, caricavo quindi la levetta posta anteriormente il corpo ed al lato della focale che permetteva una volta premuto il pulsante di scatto di ritardare il classico click dell'apertura dell'otturatore avendo così il tempo di mettersi fronte alla lente per un autoscatto, che era cosa ben diversa degli attuali "selfie".
Agli occhi degli attuali utilizzatori di telefonini multifunzioni e multimediali che con un lievissimo sfioramento delle dita su di un piccolo schermo piatto scattano a raffica foto e video che in tempo reale pubblicano sempre a raffica nelle virtuale rete telematica, quegli esercizi di laboriosissimi autoscatti di sicuro appaiono come lenti e macchinosi esercizi elementari.
Perchè no, mi sono chiesto? Perchè non fare una "autovideoripresa in immersione? Cosa ben diversa di una selfie-ripresa sott'acqua.
Così ho trasformato l'idea in azione ben sapendo che se allora per "autoscattarsi" all'aria quasi si sudava, sott'acqua sarebbe stato un vero e proprio lavoro. Infatti per ogni pezzo girato c'è un doppio andirivieni del sottoscritto/sommozzatore preceduto dal posizionamento in equilibrio della videocamera con una manovra il più delle volte non semplice.
26 marzo 2018
11 marzo 2018
--immersioni: "E LA VENERE ?"
Ci siamo immersi nel lago di Bracciano con lo scopo di andare a cercare una Venere sommersa, che però non siamo riusciti a trovare. Non demordiamo e ci riproveremo.
Vista la scarsa pendenza dei fondali di questo lago, qualsiasi tuffo oltre i 30 metri di profondità diventa un'immersione "quadra" che obbliga profili decompressivi che iniziano ad essere importanti.
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Lago di Bracciano
12 febbraio 2018
^^montagna: "SERRA DI ROCCA CHIARANO"
In una fredda domenica di febbraio alle 8 e 30 a Passo Godi (1546mt) c'erano -9°, passando per il così detto Scalone e poi percorrendo la chilometrica cresta merlettata da spettacolari cornici aggettanti, delle quali alcune arricciate su se stesse, raggiungiamo la cima della Serra di Rocca Chiarano (2262mt), sulla quale stimiamo a pelle una temperatura di -12°.
La discesa è stata per il versante ovest della montagna sopra una neve delicata da sciare in quanto crostosa e non portante e che comunque nella seconda parte ci ha concesso, con nostra massima attenzione, curve.
Al di là dell'aspetto sciistico, però l'uscita è valsa la fatica ed il freddo per i primi veri panorami invernali che l'Appennino Abruzzese ci ha regalato in questa, fin ora, anomala stagione.
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Serra di Rocca Chiarano
07 febbraio 2018
^^montagna: "POLVERE D'OCRE"
Dopo la nevicata di sabato accompagnata dalle basse temperature, nella nostra uscita scialpinistica sul Monte Ocre (2208 mt), abbiamo incontrato una bella giornata soleggiata e fredda con neve polverosa.
Partiti da Casamaina (AQ), salendo costantemente ma mai su pendii ripidi, solo sulla vetta della montagna abbiamo trovato ghiaccio.
In discesa poi sfizio assoluto.
28 gennaio 2018
^^montagna: "VIA DEL PONTIFEX"
Sulla parete di nord-est dell'anticima del Monte Elefante, o Cima di Pratorecchia, nel gruppo del Terminillo abbiamo aperto la
"VIA DEL PONTIFEX"
(AD/50-60°, passi a 70°/sviluppo 170 mt/Marchionni Giacinto e Covitti Fausto /27 gennaio '18).
La dedichiamo a Gabriele Di Falco, in arte il Pontifex, nostro compagno d'ascensioni, mentore, ispiratore e soprattutto amico.
L'idea iniziale era quella di andare a scalare sulla parete nord del Monte Elefante che normalmente si raggiunge salendo prima sulla sua anticima per poi scendere all'attacco. Invece, decidevamo di variare l'avvicinamento e, raggiunta la selletta di Pratorecchia a 1875 mt. a pochi minuti dal rifugio Sebastiani, via a compiere il lungo traverso verso il nostro obbiettivo.
Dopo poco, mentre passavamo sotto il versante settentrionale del Pratorecchia (1920 mt. o anticima dell'Elefante), rivolgendo lo sguardo in alto un'immaginaria "linea" alpinistica chiaramente ci si prospettava agli occhi. E perchè non scalarla?
E così vista, pensata, e poi salita.
La giornata è stata bella, soleggiata e fredda. La neve trovata è stata quella tipica dell'inverno di gennaio, fondamentalmente dura e portante in superficie per quasi tutta la traccia, tranne in alcuni tratti nei quali cedeva.
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Cima di Pratorecchia,
Via del Pontifex
23 gennaio 2018
^^montagna: "ABBIAMO ALZATO IL GRADO !"
Meteorologicamente parlando, per come si erano messe le cose, posso dire che abbiamo rubato un'ascensione alla montagna.
Arrivati infatti al rifugio Sebastiani al Terminillo troviamo nevischio, vento e nebbia fitta.
Brancolando letteralmente alla cieca dentro l'impenetrabile umido vapore sui ripidi pendii del versante nord-orientale della montagna, casualmente capitiamo sotto l'attacco del canale "IX", più conosciuto come Canale Orsacchiotta, la cui identità ci è stata assicurata da uno scialpinista incontrato proprio lì e che, disorientato nella nebbia come noi, era alla ricerca del Canale Centrale.
A quel punto decidiamo quindi di salire qui, ed allora via su per la costante pendenza sopra una neve bella e dura, che solo per brevi tratti cedeva un po', tra gli spalti di questo inclinato corridoio le cui rocce impiastrate di una spolverata di galaverna e ghiaccio abbiamo potuto ammirare solo per qualche minuto e basta quando il sole è riuscito a lacerare la spessa coltre di nuvole.
Poi uno strappo un po' più ripido, prima degli arrotondati pendii sommitali sotto la cima, oggi ghiacciati.
In corrispondenza del cippo di vetta abbiamo fatto, un'insolita per il luogo ma solita per noi, caciara arricchita da birra, cordiale, the corretto, nocino e dolciumi vari.
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Canale Orsacchiotta,
Monte Terminillo
08 gennaio 2018
^^montagna: "LA TERRATTA"
Partendo dal Lago di Scanno (920mt), abbiamo effettuato questo ampio giro alla Montagna Grande, con 5 ore di salita in condizioni invernali alla Terratta (2208mt.) per l'omonimo vallone.
Dalla vetta poi abbiamo scelto di spostarci di poco verso l'Argatone e quindi scendere in 3 ore per l'incassata e solitaria valle Franchitta il cui tracciato era nei suoi tratti più inforrati sotto copiosi accumuli nei quali a volte sprofondavamo anche fino al bacino, andando così a chiudere un anello lungo più di 12 chilometri, la maggior parte dei quali percorsi su neve di tutte le consistenze (molle che sfondava, crostosa non portante, crostosa portante, dura ed a tratti anche ghiacciata), e che su tutto il percorso ci ha offerto scorci unici grazie agli insoliti colori ed atmosfere che l'Appennino sa offrire in una fredda e livida, ma non per questo spiacevole, giornata di gennaio.
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