La mia foto
PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.

20 ottobre 2000

--immersioni: ABU RAMADA


Mi trovo sotto il tiepido dell'acqua a 28°, devo pinneggiare energicamente per contrastare il flusso della corrente contraria alla mia direzione. In questo momento vago solitario. Mi trovo ad una profondità di circa 25 metri tra due torri coralline, "erg" in arabo, sul lato orientale dell'isolotto di ABU RAMADA, nella zona egiziana di Hurgada. Conosco questo posto d'immersione. Gorgonie, coralli, pesci, alcionari, a causa della corrente quasi continua che apporta sostanze nutritive, crescono in quantità, varietà e dimensioni davvero strabilianti in un'orgia di vita ed un'espolsione di colori da lasciare senza fiato! Mi avvicino ad una spaccatura della scogliera sommersa che ricordo molto bene, ho la sensazione di essere in un posto familiare. Quessta crepa corre da un lato all'altro dell'erg e lascia intravedere l'azzurro del mare qualche metro più in là. Illumino con la torcia il pertugio e rimango sbalordito! Un groviglio di alcionari di mille colori, gialli, viola, fucsia, bianchi, ramificate gorgonie rosse ed arancioni oppure a frusta, cernie maculate, pesci vetro, pesci scorpione, pesci palla, corvine tropicali, iridati minuscoli pesciolini corallini, sono tutti concentrati, ammassati, nel raggio di poche braccia d'acqua. Mentre stupefatto ammiro questo piccolo paesaggio, sento che le sensazioni che entrano dai miei occhi ed arrivano fino al mio cervello stimolano una qualche corda profonda. E' un'esperienza quasi mistica. E' un piccolissimo presepe subacqueo, un acquerello composto contemporaneamente dalle tante sfumature sia da colori tenui che forti.
Contemplo.
Chiamo Cristina, che nel frattempo s'era avvicinata, e l'invito a dare un'occhiata a quest'angolo sommerso che credevo potesse essere frutto solamente della fantasia o il risultato di un sogno notturno, ed invece è realtà che si para dinanzi ai nostri occhi che rimangono incollati allo spettacolo che possono osservare.
Stupefatti ci diamo un'occhiata meravigliata per chiederci con gli sguardi, da dietro il vetro delle maschere da sub, se è proprio vero quello che c'è su questo piccolissimo palcoscenico sotto il mare.
L'incantesimo si rompe quando, a malavoglia, ci allontaniamo, presi dal filo della decisa corrente che, senza batere un colpo di pinna, ci trascina decine di metri più in là.

ABU RAMADA è un piccolo isolotto stretto e lungo poco meno di un chilometro, situato nella zona di HURGADA in EGITTO. Il suo versante settentrionale è caratterizzato da un esteso pianoro corallino che ha una profondità massima di una ventina di metri circa e che in gergo viene chiamato "plateau". Il lato ad est invece presenta una bellissima e continua parete verticale che cade giù fino ad un'ottantina di metri. Ci tuffammo dalla barca proprio in corrispondenza del plateau e trasportati da un'energica corrente in breve tempo ci trovammo sull'impressionante ed affascinante falesia sommersa sulla quale scendemmo fino a circa sessanta metri. La parete, bellissima, era tutta colorata di gorgonie, coralli, alcionari, branchi di pesci che con non curanza se ne andavano contro l'impetuoso flusso dentro il quale eravamo trasportati.
Ero un po' più fondo rispetto ai miei compagni d'immersione, quando mi vidi risalire di fianco delle bolle. Allora gettai uno sguardo sotto le mie pinne credendo di scorgere qualche altro sub. Nonostante, però, in acqua ci fosse una buona visibilità non vidi nessuno. Non capii da dove potevano provenire quelle bolle ed allora feci una rotazione completa intorno a me per dare un colpo d'occhio a 360°. Contemporaneamente iniziai la risalita, ma ben presto mi resi conto che, nonostante avessi gonfiato il mio giubbetto ad assetto variabile e stessi pinneggiando verso l'alto, praticamente quasi non mi spostavo neanche di un centimetro ostacolato dalla massa d'acqua che in quella zona invece di correre in orizzontale si spingeva dall'alto verso il basso! Al volo afferai qual'era la situazione, ed afferrai pure con le mani le rocce della scogliera per non essere spinto giù. Le bolle d'aria che avevo visto erano le mie che, invece di risalire normalmente come sempre verso l'alto, erano spinte nella direzione contraria dall'insolita corrente! Arampicando sott'acqua mi acchiappavo con le mani, presa dopo presa, risalendo come un ragno sopra i coralli. Mi ricongiunsi con i miei amici che stavano facendo tutti la stessa identica cosa: scalare sott'acqua! Quella era l'unica maniera per riguadagnare quota, gambettare con le pinne o aiutarsi con il G.A.V. era totalmente inutile. La massa d'acqua che correva da nord a sud rispetto all'isola, quando incontrava l'esteso plateau dal quale eravamo partiti, subiva una deviazione verso il basso. Quel giorno, probabilmente, il fenomeno era più accentuato perchè la corrente anche in superficie era davvero più forte rispetto ad altri giorni. Cosi andammo avanti riguadagnando circa 25 metri verso l'alto fin quando non ci rendemmo conto che quello strano fenomeno, personalmente mai incontrato prima, aveva cessato quasi del tutto il suo influsso. Stupiti ci guardammo e continuammo la nostra immersione ora trasportati da una normale corrente orizzontale potendo continuare ad ammirare le bellezze della parete. Riemergemmo di fianco la barca, in un'ansa ridossata dell'isola, dove questa aveva trovato un sicuro ormeggio.

18 giugno 2000

--immersioni: CAPODACQUA-SORGENTI DEL TIRINO

Immagini subacquee del lago di CAPODACQUA che si è formato a seguito della costruzione di una diga di sbarramento poco a valle delle SORGENTI DEL TIRINO (Abruzzo), la cui massima profondità è di circa una decina di metri.
In immersione suggestivamente s'incontrano i ruderi di vecchie costruzioni in pietra appartenenti a due mulini ed un colorificio che prima dell'allagamento occupavano la valletta.
Nelle giornate di sole l'acqua spesso limpida esalta ancor di più sia il colore verde delle lunghe e fluttuanti piante lacustri, che il senso delle ampie ed insolite prospettive che ci si parano dinanzi alla maschera.

21 dicembre 1999

--immersioni: "LE TRE SENGHE"

Nei pressi della Punta del Diavolo sull'Isola di San Domino, nelle Tremiti, su di un fondale di circa 25 metri giace quello che rimane di un antico carico trasportato da una nave d'epoca romana, naufragata probabilmente nel corso di una tempesta. Il ritrovamento ed il recupero avvenne nei primi anni '80 e parte delle anfore portate a secco (del tipo Lamboglia II e Dressel 4, ed altre suppellettili in terracotta d'uso comune stimate essere del I°-II° secolo A.C.) sono state immagazzinate e dimenticate da allora in uno stanzone di una vecchia costruzione sull'Isola di San Nicola.
Questo è il fotovideoalbum che racconta di una mia immersione fatta nel dicembre del 1999 sul relitto detto delle TRE SENGHE, che sono tre caratteristici solchi nella roccia su all'aria in corrispondenza dei reperti sommersi.

03 settembre 1999

--immersioni: PARETE DI PUNTA SECCA

(Nella foto sono a CAPRAIA proprio sotto il faro, sullo sfondo SAN NICOLA)
Salutato il barcaiolo che mi ha accompagnato fino alla CALA DEI VERMI dell'isola di CAPRAIA alle TREMITI, inizio a prepararmi per questa mia solitaria immersione. Assemblo il "gruppo", vesto la muta di neoprene, allaccio la cinta zavorrata in vita e quindi mi avvicino all'acqua dove, una volta entrato calzo le pinne ed indosso l'autorespiratore. Così, nuotando in superficie per una quindicina di minuti, raggiungo l'estremità dell'isola chiamata PUNTA SECCA. L'acqua sotto di me cambia repentinamente colore, infatti dal verde passa al blu perchè sotto i miei piedi c'è una bella paretina verticale. Inizio quindi l'immersione per atterrare sui 20 metri della sua base dove c'è una bassa grotta che, però, non guarderò adesso. Cambiando direzione me ne vado verso il mare aperto volando sopra alcune ancore perse e situate a diverse profondità. Qua e là noto alcuni rametti sparuti di gorgonie gialle. Gli scogli si alternano alla sabbia. Continuo nella discesa incrementando un po' alla volta la profondità, fin quando non giungo a circa 40-45 metri alla base di un imponente panettone di roccia che risale di diversi metri verso l'alto con la sua mole. Sopra ci sono delle paramuricee rosse, tantissime spugne ed aragoste. Non mi soffermo perchè voglio scendere ancora. L'acqua tersissima è davvero invitante e poi, l'ammaliante aumentata pendenza del fondo che posso osservare, fa il resto e vado giù. Con calma, rallentando i movimenti volutamente, guadagno metri su metri. Di lato, ad un certo punto, noto degli scoglietti bassi, me li lascio alla destra e proseguo senza meta alcuna nel mare. Una fascia nebbiosa di minuscoli corpuscoli pulsanti mi si para davanti. Probabilmente sono forme larvali ai primi stadi di vita di chissà quale specie marina. Mi ci trovo in mezzo e preso completamente dalla loro osservazione non mi ero reso conto di aver fatto davvero parecchia strada, sono ad una settantina di metri. Inverto di 180° la mia direzione percorrendo l'erta di salita non sulla rotta dell'andata ma compiendo una costante accostata sulla mia dritta. Un branco di palamiti mi passa vicino. Ad una cinquantina di metri ritrovo la base rocciosa che da questo punto in su è piena di spaccature e passaggi ricchissimi di vita. Due murene dimorano nello stesso buco. L'attento guardare degli anfratti sommersi fa veramente perdere la cognizione del tempo in questo viaggio. Sono sul ridosso dell'isola e me ne accorgo dall'ombra delle roccie all'aria che si proiettano sott'acqua. In questa zona la scogliera è proprio bella, infatti si passa dentro una serie di piccoli tunnel formati dai massi accatastati. Branchi di verdi salpe brucano le alghe che crescono sugli scogli. M'infilo in una stretta spaccatura verticale larga quanto basta per farci entrare un sub e buttando in alto la vista vedo un po' lontana la superficie dell'acqua che tremola. Esco e mi dirigo alla volta della parete dalla quale ho iniziato la discesa. Ora con calma me la posso studiare con attenzione, incuriosito dai mille colori che la compongono. Risalgo ancora riguadagnando, sulla sommita di questa falesia, il pianoro formato di rocce parallele sul quale nuoterò ancora sott'acqua per una ventina di minuti prima di riemergere nella cala dalla quale ero partito. Al sole riposo. Dietro di me, un po' più in alto, c'è la vecchia costruzione del faro di Capraia.