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PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.

31 agosto 1994

--immersioni: "ISOLA D'ELBA-RELITTO DI POMONTE"



Nell'agosto del '94 c'immergemmo nei pressi di POMONTE (località situata sulla costa sud-occidentale dell'ISOLA D'ELBA), dove sopra un basso fondale di sabbia detritica, adagiato sulla sua murata di sinistra, c'è il relitto dell'ELVISCOTT.
Questo piccolo cargo navigava da Napoli verso la Francia imbarcando un carico di legname quando, a causa di una violenta mareggiata nel gennaio del 1972 fece naufragio nei pressi di uno scoglio detto dell'OGLIERA (nome locale di un celenterato della famiglia delle attinie), prima incagliandosi e poi affondando.
Bello il colpo d'occhio che avemmo durante l'immersione. All'inizio osservammo tutt'intorno la nave dall'esterno, poi entrando visitammo la sala macchine dove ancora in buono stato dopo 22 anni si notavano tutto il sistema delle valvole del cuore propulsivo del motore.

22 dicembre 1993

--immersioni: "ISOLA DEL GIGLIO"


Sull'estremità settentrionale dell'ISOLA DEL GIGLIO, in Toscana, c'è la PUNTA DEL FENAIO. Sott'acqua in quella zona si possono effettuare diverse immersioni. Con Paolo scegliemmo quella che era caratterizzata da un fondale composto da una bellissima franata, riccamente popolata di forme di vita subacquea. Era piena di rocce accatastate che creavano un'infinità di spacche, cunicoli, passaggi e grotticine. Quel giorno sott'acqua non trovammo un'eccellente visibilità, cosa peraltro che non ci condizionò affatto vista comunque la bellezza del posto. Nella prima fascia di profondità incontrammo una "prateria" di piccole gorgonie bianche, le eunicelle stricta, che man mano che aumentava la profondità lasciavano il posto alle dominatrici in assoluto dell'orizzonte sommerso: le gorgonie rosse. Spettacolo assoluto! Popolavano letteralmente ogni anfratto possibile dov'era possibile radicarsi ed erano di tutte le dimensioni, da quelle simili a piccoli ventaglietti a quelle grandi come alberelli. I loro rami sembravano gonfi a dismisura a causa dei polipi espansi, solo alcune avevano le braccia rosse asciutte perchè le colonie tentacolate che vivevano al loro interno si erano per qualche motivo ritirate dentro. La lieve corrente presente, loro apportatrice di sostanze nutritive, investendole, elasticamente le faceva elegantemente flettere ed ondeggiare. Noi due cautamente scivolavamo tra questa sterpaglia rossastra che diveniva tale solo quando la illuminavamo, altrimenti appariva di color nero. Così trascorremmo tutto il nostro tempo fino a raggiungere la massima profondità che per quell'immersione fu di una cinquantina di metri circa. Risalendo incontrammo una bella GRANSEOLA, un grosso crostceo con le lunghissime chele, con la quale giocammo un po' prima di riprendere la strada verso la superficie.

19 settembre 1993

--immersioni: ISOLA DI CAPRERA


A nord della Sardegna c'è l'ISOLA DI CAPRERA, quella sulla quale è sepolto Garibaldi, che fa parte dell'arcipelago della Maddalena. Partiti da Palau con due piccoli gommni, raggiungemmo una tranquilla e ridossata insenatura posizionata nel versante nord dell'isola. Morfologicamente ricorda un piccolo fiordo che, insinuandosi verso l'interno, si è scavato la strada tra le tipiche rocce che caratterizzano questa parte della regione. Tra gli erosi e tondeggianti graniti, tra l'altro, ben mimetizzate ci sono delle vecchie postazioni di tiro per cannoni utilizzate durante la seconda guerra mondiale, il posto era chiamato la BATTERIA DI CANDEO. Ormeggiati i nostri battellini, che galleggiavano sopra un'acqua di color turchese, senza aspettare gli altri, che decisero di trascorrere la giornata a rosolarsi al sole, Io ed Italo vestimmo le mute ed attrezzatura iniziando l'immersione praticamente infilandoci sott'acqua dal punto di ancoraggio dei nostri mezzi nautici, senza sapere assolutamente cosa avremmo trovato. Nuotammo in direzione nord, verso l'uscita della cala. Passammo sopra un ondeggiante prato di verdissima posidonia che ci accompagnò fino ad una profondità di 15 metri. Intanto compimmo un'accostata verso la nostra dritta seguendo il naturale profilo sommerso della costa. Come isole, due scogli un po' distanti tra loro, fecero capolino dal verde dalle piante acquatiche. Non appena fummo loro vicini, ci rendemmo subito conto che non erano altro che le propaggini superiori delle balze rocciose che formavano le sponde di un kanion sommerso il cui centro era caratterizzato da un fondale di sabbia bianca a grossa granulometria. Senza esitazione andammo giù nel mezzo dello stretto vallone. C'erano gorgonie gialle dappertutto e nelle mille spaccature delle rocce dimoravano i puntiformi e sempre gialli leptosamia. Da questo canalone principale si aprivano delle diramazioni laterali. Grazie all'acqua molto limpida con lo sguardo si poteva osservare questa forra per intero, riuscendo a sbirciarne la fine verso il basso che raggiungemmo in breve tempo. A 35 metri, i muri rocciosi ai nostri lati avevano le loro fondamenta e fu lì, in quel punto, che quel giorno notammo una bella murena vagare insolitamente solitaria di giorno fuori della sua tana. Per un po' la seguimmo senza disturbarla nel suo serpeggiante procedere, poi ad un nostro accenno di farci più vicini, fulmineamente scappò lontana a rintanarsi dentro una bassa volta di uno scoglio. Iniziammo la risalita nell'imbuto sommerso appena percorso e notando anche un'ancora tutta concrezionata poggiato sopra un risalto del fondo. Riguadagnammo il lungo tratto coperto di posidonia per riemergere proprio di fianco i gommoni arancioni. Gli altri su all'aria erano oramai cotti dal sole.

31 agosto 1993

--immersioni: "ISOLA D'ELBA-PUNTA SANT'ANDREA"

PUNTA SANT'ANDREA

A nord-ovest dell'Isola d'ELBA, è situata la PUNTA SANT'ANDREA che si protende verso il mare. Dalla litoranea che corre più in alto con una deviazione tutte curve si giunge in prossimità di una piccola insenatura sabbiosa che a sinistra è chiusa dal capo roccioso di Sant'Andrea. Arrivati con le auto al termine della strada in mezzo a costruzioni di strutture turistiche di ristoranti e stabilimenti balneari a pochi merti dal mare, scaricavamo le attrezzature da sub per trasportarle in spalla passando prima per l'arenile, poi per un breve battuto di cemento di una piccola banchina d'ormeggio ed infine sopra un tratto di scogliera che dovevamo percorrere in equilibrio per giungere così il più vicini possibile alla nostra meta subacquea. Dopo tutta la fatica al caldo estivo, un bel tuffo ci offriva un po' di refrigerio prima di preparaci per l'immersione. Con le mute addosso e le pinne infilate ai piedi facevamo scivolare il gruppo dell'autorespiratore in acqua dove, senza l'assillo del suo peso, potevamo con calma e senza sforzo alcuno metterlo in spalla. Fatto questo per un breve tratto nuotavamo in superficie per farci ancora più prossimi alla punta e quando questa era in vista iniziavamo l'immersione. Atterravamo sopra il bel tappeto verde di un esteso prato di posidonia a 6-7 metri di profondità e poi gradatamente andavamo giù in direzione ovest fino a quando la posidonia non terminava a 15 metri. Da quel punto in poi iniziavamo ad incontrare degli scogli sommersi che non erano altro che delle avanguardie del più esteso promontorio che si lasciava cadere nel mare azzuro. Esplorarlo era davvero interessante. C'erano un infinito numero di spaccature, parecchie anche profonde, che non erano diventate altro che rifugi per i tantissimi pesci di scoglio che giravano nella zona. Ricordo perfettamente che incontrammo la stessa cernia un paio di volte, in immersioni diverse, nell'identica tana. Nel punto più in basso dove la roccia lasciava il posto alla sabbia, c'era una volta strapiombante sulla quale era cresciuta una nutritissima e fittissima colonia di margherite di mare, parazoantus axinellae, che con il loro giallo che verniciava tutto ci incantavano per diversi minuti. Andavamo ancora oltre per qualche metro verso quote più in basso percorrendo l'inclinato fondo sabbioso. Saraghi e dentici in quantità e di grande pezzatura incrociavano in quelle tranquille acque limpide. Per riemergere ripercorravamo all'inverso la strada fatta all'andata. Una volta all'aria, però, prima di rifarci la sfacchinata con le attrezzature in spalla verso le macchine, rimanevamo sugli scogli per trascorrere delle belle ore di mare, fin quando nel tardo pomeriggio con i raggi del sole che non ci sferzavano più con la loro calura, reinsaccavamo tutto per tornarcene al campeggio dove ci attendevano i fornelleti per preparare la cena! Assieme a me c'erano Carla, Mariaelena, Cristina, Italo e Paolo.