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PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.

19 settembre 1993

--immersioni: ISOLA DI CAPRERA


A nord della Sardegna c'è l'ISOLA DI CAPRERA, quella sulla quale è sepolto Garibaldi, che fa parte dell'arcipelago della Maddalena. Partiti da Palau con due piccoli gommni, raggiungemmo una tranquilla e ridossata insenatura posizionata nel versante nord dell'isola. Morfologicamente ricorda un piccolo fiordo che, insinuandosi verso l'interno, si è scavato la strada tra le tipiche rocce che caratterizzano questa parte della regione. Tra gli erosi e tondeggianti graniti, tra l'altro, ben mimetizzate ci sono delle vecchie postazioni di tiro per cannoni utilizzate durante la seconda guerra mondiale, il posto era chiamato la BATTERIA DI CANDEO. Ormeggiati i nostri battellini, che galleggiavano sopra un'acqua di color turchese, senza aspettare gli altri, che decisero di trascorrere la giornata a rosolarsi al sole, Io ed Italo vestimmo le mute ed attrezzatura iniziando l'immersione praticamente infilandoci sott'acqua dal punto di ancoraggio dei nostri mezzi nautici, senza sapere assolutamente cosa avremmo trovato. Nuotammo in direzione nord, verso l'uscita della cala. Passammo sopra un ondeggiante prato di verdissima posidonia che ci accompagnò fino ad una profondità di 15 metri. Intanto compimmo un'accostata verso la nostra dritta seguendo il naturale profilo sommerso della costa. Come isole, due scogli un po' distanti tra loro, fecero capolino dal verde dalle piante acquatiche. Non appena fummo loro vicini, ci rendemmo subito conto che non erano altro che le propaggini superiori delle balze rocciose che formavano le sponde di un kanion sommerso il cui centro era caratterizzato da un fondale di sabbia bianca a grossa granulometria. Senza esitazione andammo giù nel mezzo dello stretto vallone. C'erano gorgonie gialle dappertutto e nelle mille spaccature delle rocce dimoravano i puntiformi e sempre gialli leptosamia. Da questo canalone principale si aprivano delle diramazioni laterali. Grazie all'acqua molto limpida con lo sguardo si poteva osservare questa forra per intero, riuscendo a sbirciarne la fine verso il basso che raggiungemmo in breve tempo. A 35 metri, i muri rocciosi ai nostri lati avevano le loro fondamenta e fu lì, in quel punto, che quel giorno notammo una bella murena vagare insolitamente solitaria di giorno fuori della sua tana. Per un po' la seguimmo senza disturbarla nel suo serpeggiante procedere, poi ad un nostro accenno di farci più vicini, fulmineamente scappò lontana a rintanarsi dentro una bassa volta di uno scoglio. Iniziammo la risalita nell'imbuto sommerso appena percorso e notando anche un'ancora tutta concrezionata poggiato sopra un risalto del fondo. Riguadagnammo il lungo tratto coperto di posidonia per riemergere proprio di fianco i gommoni arancioni. Gli altri su all'aria erano oramai cotti dal sole.

31 agosto 1993

--immersioni: "ISOLA D'ELBA-PUNTA SANT'ANDREA"

PUNTA SANT'ANDREA

A nord-ovest dell'Isola d'ELBA, è situata la PUNTA SANT'ANDREA che si protende verso il mare. Dalla litoranea che corre più in alto con una deviazione tutte curve si giunge in prossimità di una piccola insenatura sabbiosa che a sinistra è chiusa dal capo roccioso di Sant'Andrea. Arrivati con le auto al termine della strada in mezzo a costruzioni di strutture turistiche di ristoranti e stabilimenti balneari a pochi merti dal mare, scaricavamo le attrezzature da sub per trasportarle in spalla passando prima per l'arenile, poi per un breve battuto di cemento di una piccola banchina d'ormeggio ed infine sopra un tratto di scogliera che dovevamo percorrere in equilibrio per giungere così il più vicini possibile alla nostra meta subacquea. Dopo tutta la fatica al caldo estivo, un bel tuffo ci offriva un po' di refrigerio prima di preparaci per l'immersione. Con le mute addosso e le pinne infilate ai piedi facevamo scivolare il gruppo dell'autorespiratore in acqua dove, senza l'assillo del suo peso, potevamo con calma e senza sforzo alcuno metterlo in spalla. Fatto questo per un breve tratto nuotavamo in superficie per farci ancora più prossimi alla punta e quando questa era in vista iniziavamo l'immersione. Atterravamo sopra il bel tappeto verde di un esteso prato di posidonia a 6-7 metri di profondità e poi gradatamente andavamo giù in direzione ovest fino a quando la posidonia non terminava a 15 metri. Da quel punto in poi iniziavamo ad incontrare degli scogli sommersi che non erano altro che delle avanguardie del più esteso promontorio che si lasciava cadere nel mare azzuro. Esplorarlo era davvero interessante. C'erano un infinito numero di spaccature, parecchie anche profonde, che non erano diventate altro che rifugi per i tantissimi pesci di scoglio che giravano nella zona. Ricordo perfettamente che incontrammo la stessa cernia un paio di volte, in immersioni diverse, nell'identica tana. Nel punto più in basso dove la roccia lasciava il posto alla sabbia, c'era una volta strapiombante sulla quale era cresciuta una nutritissima e fittissima colonia di margherite di mare, parazoantus axinellae, che con il loro giallo che verniciava tutto ci incantavano per diversi minuti. Andavamo ancora oltre per qualche metro verso quote più in basso percorrendo l'inclinato fondo sabbioso. Saraghi e dentici in quantità e di grande pezzatura incrociavano in quelle tranquille acque limpide. Per riemergere ripercorravamo all'inverso la strada fatta all'andata. Una volta all'aria, però, prima di rifarci la sfacchinata con le attrezzature in spalla verso le macchine, rimanevamo sugli scogli per trascorrere delle belle ore di mare, fin quando nel tardo pomeriggio con i raggi del sole che non ci sferzavano più con la loro calura, reinsaccavamo tutto per tornarcene al campeggio dove ci attendevano i fornelleti per preparare la cena! Assieme a me c'erano Carla, Mariaelena, Cristina, Italo e Paolo.

--immersioni: "ISOLA D'ELBA - ISOLOTTO CORBELLA"

ISOLOTTO CORBELLA>



Sul versante meridionale dell'ISOLA D'ELBA, in corrispondenza del capo Stella, c'è quello che è chiamato l'ISOLOTTO CORBELLA. Da questo punto è possibile effettuare una bella immersione partendo da una profondità di circa 7-8 metri, fino ad arrivare a 45 metri. Con Carla, Mariaelena e Paolo anni fa ci immergemmo in questo sito trovando con sorpresa dei rametti di corallo (Corallium rubrum), il così detto "oro rosso" del mare. Partendo dalla bella spiaggia del campeggio nel quale soggiornavamo, arrivammo sullo scoglio in non più di un paio di minuti di navigazione sopra un piccolo gommone. Velocemente ci tuffammo per trovare finalmente refrigerio al caldo di agosto che dentro le mute di neoprene iniziava a farci sudare copiosamente. Il fondale, che degradava con pendenza costante, era formato da una serie di massi di tutte le dimensioni che creavano una piacevole prospettiva e l'acqua, azzurra e pulita, era illuminata dal bel sole delle undici del mattino. In corrispondenza degli scogli che erano poggiati a circa 45 metri di profondità, nelle volte scure ed irragiungibili, acceso dalle nostre luci subacquee il bel rosso fuoco di piccoli rami di corallo si parava alla nostra vista. Tutti quanti erano imbiancati dai piccolissimi tentacoli aperti dei micro polipi che prontamente si rintanavano all'interno della durissima struttura non appena li sfioravamo. Lo stupendo color rosso e l'estrema durezza dello scheletro hanno decretato il valore di questo strano, per i parametri terrestri, essere marino. Di pari passo, per il suo alto valore economico, è stato pescato fino a ridurlo notevolmente in quasi tutto il bacino Mediterraneo. Fermo, immobile, osservavo l'intreccio di quel piccolo e strano boschetto di alberelli rossi radicati a testa in giù sulla parte alta del grottino nel quale mi ero infilato con la testa. Il buio di quell'angolo sommerso per qualche minuto fu interrotto dalla luce della mia torcia da sub. Mi tornanorono allora in mente dei racconti letti di avventurose battute di pesca all'ORO ROSSO. Poco distanti da me, i miei amici e compagni d'immersione erano presi anche loro dalla stessa visione. Il tempo ci richiamò e così iniziammo la risalita. Si alternavano delle zone fittamente popolate da bellissime paramuricee, le gorgonie rosse, di grandi dimensioni ad altre con scoglietti che ospitavano ancora dei rami di corallo che praticamente rinvenimmo, seppur con dimensioni minime, nascosti fino ai 18 metri di profondità. Smaltimmo gli ultimi minuti dell'immersione in pochi metri d'acqua chiarissima piena zeppa di argentee occhiate e verdastre salpe. Al riparo dell'ombra della pineta del campeggio, mentre pranzavamo sul piccolo tavolino da campo posizionato in mezzo alle tende, commentavamo la bellezza dell'immersione fatta sulla "corallina" e sul fascino che l'oro del mare ha sempre esrcitato su tutti, anche su di noi.



30 luglio 1992

--immersioni: "NON TUTTI I MALI VENGONO PER NUOCERE"

"Non tutti i mali vengono per nuocere", dice il proverbio. E' proprio vero. Diversi anni fa, assieme all'amico Maurizio, organizzai una giornata d'immersione alle ISOLE TREMITI.
Per l'occasione contattai un locale che conoscevo bene perchè già più volte avevo utilizzato i suoi servizi di "barcaiolo" per le immersioni. In pratica il "locale" ci veniva a prelevare sulla banchina dove sbarcava il traghetto, caricava noi e le attrezzature d'immersione (bombole, cinte piombate ed i pesanti sacconi) sul suo gommone, ci accompagnava sul sito scelto per il tuffo, ci attendeva mentre noi eravamo sotto ed alla riemersione ci riportava in banchina. Il tutto, sempre chiaramente, in scambio di un giusto compenso che noi sborsavamo.
Per parecchio tempo e fino ad allora in questo scambio era andato tutto liscio.
Quella domenica di luglio del '92, o era del '93, non ricordo bene, s'incrinò. Anzi, per meglio dire, si ruppe definitivamente e con il senno di poi dico a suo svantaggio perchè da allora quel tipo da me non vide più il becco di un quattrino.
Partiti da Pescara la mattina presto, con la macchina stracarica di roba da immersione giungemmo dopo una novantina di chilometri al porto di Termoli dove trasbordammo tutto sulla nave che, con un paio d'ore di navigazione, ci portò a destinazione. Giunti quindi sulle isole, riscaricammo tutto per trovarci nel porticciolo, sotto il sole caldo, in mezzo alla calca di persone che numerose raggiungono le Tremiti nelle domeniche d'estate.
Del "locale", però, non c'era traccia. Non era epoca di cellulari ed allora per avere sue notizie c'imbarcammo sopra uno scafo che effettuava il servizio di spola tra le due principali isole dell'arcipelago, sperando di trovarlo sull'altra sponda. Infatti era lì appoggiato ad una balaustra che, tranquillo e a voce alta, conversava con un suo "paesano".
Mi feci nei pressi e lo salutai.
Quello, manco mi rispose. Attesi qualche attimo e poi m'intromisi dicendogli che probabilmente s'era dimenticato del nostro appuntamento. Il "locale" mi osservò stralunato e, irritato, mi fece notare che stava chiacchierando. Un po' spazientito a mia volta gli feci notare che, come da chiari e non fraintendibili accordi avuti telefonicamente il giorno precedente, avevamo un appuntamento già scaduto, e non per colpa nostra, da più di sessanta minuti con lui ed il suo natante sull'altra isola.
Ancora con il sorriso sulle labbra e ben disposto, continuando, comunque sottolineai il fatto che nonostante tutto avevamo ancora voglia di farci una bella immersione.
"Immersione?", fece lui.
"Si certo, immersione, e sennò tutto stò popò di roba che ci stiamo portando a spasso da 'stamattina presto, la lasciavamo a casa!" gli risposi.
"Ma non vedete che c'è mare mosso?" ribattè il "locale".
C'era effettivamente una brezza tesa da nord che aveva increspato tutto l'orizzonte di spumette bianche, nulla di trascendentale però. Gli feci notare, ancora con garbo, che su tutte le isole del mondo se da un lato c'è vento con relativa maretta, sul lato diametralmente opposto per legge fisica deve esserci per forza una zona di calma o, come si dice in gergo marittimo, di ridosso. Per noi sarebbe andato bene qualsiasi sito d'immersione.
Il "locale" messo alle strette incominciò a sciorinare una dietro l'altra tutta una serie di scuse: che l'acqua era torbida, che c'era corrente, che il meteomar prevedeva un'intensificazione della forza del vento, che...che...che...che sarebbe stato meglio per noi quel giorno prendere il sole.
Aveva superato il segno!
A noi prendere il sole?
Provenendo da Pescara città di mare con una bellissima spiaggia sabbiosa lunga chilometri, il mare ed il sole li maciniamo da maggio ad ottobre tutti i giorni. Alle Tremiti noi andavamo, ed andiamo, solo per fare immersioni e basta!
"Insomma, quante chiacchiere stai facendo! Noi siamo arrivati quà carichi come muli per andare sott'acqua, ci porti o no?"
"Il gommone oggi non lo sposto." affermò deciso.
Accaldati, stanchi ed innervositi, apertamente inveimmo contro di lui.
Quello non fece neanche caso alle nostre parole che probabilmente suscitarono anche la sua ilarità. Non gli andava di fare un tubo. Per due turisti "persi" quel giorno, ne avrebbe fagocitati chissà quanti altri dei tanti che arrivano alle Tremiti durante tutta la bella stagione.
I nostri toni e le nostre parole non furono affatto gentili. Gli urlai in faccia che da me non avrebbe più visto il becco di un quattrino e per quello che mi riguarda così fu da quel 1993, o 1992 che fosse.
Con le pive sacco e con l'umore nerissimo ci ritrovammo a secco.
Seduto su una bitta della banchina, mentre aspettavamo la motobarca che ci avrebbe riportato sull'altra isola di colpo però mi vene un'idea, uno spiraglio di luce. Dallo zainetto srotolai la carta nautica dell'arcipelago che avevo ed ho sempre ogni volta che capito in quei paraggi. Con attenzione verificai le linee batimetriche (le profondità) che c'erano vicine dov'era ormeggiato il traghetto con il quale eravamo arrivati.
Perchè no, mi chiesi?
Controllai ancora, per lo meno nero su bianco la cosa era fattibile. Senza perdere altro tempo in chiacchiere, perchè per i miei standard già ne avevo fatte troppe, non appena ci riportarono dall'altra parte misi in pratica l'idea. Lontani dagli sguardi e dietro un gruppo di scogli ci preparammo e finalmente c'immergemmo in acqua per rinfrescarci non solo il corpo dalla calura, ma anche il bollore dello spirito.
Di lì a poco io e Maurizio scoprimmo un insolito ed interessante sito d'immersione che offriva una bella scogliera sommersa fino a circa 45 metri e passa di profondità, piena di paretine, spaccature, grotte, spugne colorate e pesci.
Da quel giorno quel posto divenne frequente mèta delle mie scorribande sub presso quei lidi in tutte le stagioni dell'anno.
Dopo aver sotto i flutti finalmente ritrovato la calma in noi stessi, naturalmente non mancammo di mandare definitivamente a quel paese nel vero senso della parola il Caronte traditore che da allora non volli ne' più vedere e sentire cancellandolo definitivamente.
E' proprio vero come dice la saggezza popolare del proverbio, che non tutti i mali vengono per nuocere. Insomma quello che all'inizio pareva prospettarsi come un assoluto flop per noi, risultò poi essere una fruttuosa giornata che nel corso degli anni a venire, subacqueamente parlando, mi avrebbe donato i suoi frutti.