Nel Mar Rosso navigando da Hurgada verso nord in direzione dell'isola di Shadwan, s'incontra una solitaria e piatta isoletta lunga circa 400 metri chiamata in arabo UMM QAMAR (Mamma Luna). Nel soggiorno in quei bellissimi posti sommersi, fatto nel 1996, quando ci capitammo nei pressi, naturalmente non potemmo fare a meno d'immergerci. Oltre alle bellezze dei fondali corallini che normalmente si possono osservare, scendere nelle acque di quella sperduta isoletta ci riservò un incontro subacqueo che difficilmente si scorda, forse anche perchè per me fu il primo di quel genere. Verso la fine del tuffo, che ricordo in particolare per lo strabiliante numero di pesci trombetta che incontrammo praticamente ovunque, fummo attratti dai tipici ed inconfondibili richiami sonori che emettono i delfini. Fermi, sospesi sopra un fondale sabbioso di una quindicina di metri, ci radunammo assieme ed incominciammo a scrutare l'azzurro ed uniforme orizzonte subacqueo che ci circondava, sempre accompagnati da quella colonna sonora fatta di particolari squittii. Fummo premiati: un bell'esemplare di delfino adulto con cautela ci si avvicinò! In superficie, sul mare, tante volte avevo visto nuotare branchi di delfini, ma trovarmene uno a pochi metri di distanza che mi girava intorno in piena libertà, sott'acqua, decisamente mi emozionò non poco! Fortuna volle che avevo la mia NIKONOS, la macchina fotografica subacquea, e potei scattare la foto che qui ho allegato. Mi rimase impressa la straordinaria velocità con la quale si muoveva ondeggiando appena dal basso verso l'alto la sua coda falciata. Rimase assieme a noi per pochi minuti prima di riprendere la sua strada dentro e sull'acqua lasciandoci negli occhi l' incancellabile immagine della sua silouette.
La foto su: http://picasaweb.google.com/murenick/UMMQAMAR#
DIVING & MOUNTAINS
Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose:
"LE IMMERSIONI
IN MONTAGNA !"
- Giacinto "zeta zeta" Marchionni
- PESCARA, PE - Pescara, Italy
Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
25 febbraio 1996
15 febbraio 1996
--immersioni: "CARNATIC"
Nel Mar Rosso egiziano poco a nord di Hurgada, nello STRETTO DI GOBAL, un esteso bassofondo corallino chiamato SHA'AB ABU NUAS è un vero e proprio cimitero sommerso dove ben quattro vascelli hanno incontrato la loro ultima sorte. Inesorabilmente la causa di tutti i naufragi è stata l'imprudenza che ha portato navi di tutte le epoche, a prescindere dalle tecnologie usate per la navigazione, a transitare troppo vicini alle quanto mai bellissime ma insidiosissime scogliere di corallo. Il "CARNATIC" era una nave passeggeri, con propulsione vela e vapore, in navigazione da Suez a Bombay, che il 14 settembre del 1869 impattò le rocce coralline, rimanendo per qualche tempo all'aria prima di scivolare definitivamente sulla sabbia a 27 metri di profondità e dove si adagiò sulla sua fiancata di sinistra. Ormeggiata la barca in prossimità del reef affiorante, segnato da un fanale di sicurezza, velocemente c'infilammo nell'acqua tiepida a 25°. Scendemmo lungo la parete della scogliera sommersa e con poche pinneggiate raggiungemmo la sezione più fonda della relitto. Poggiati sulla sabbia ammirammo la prospettiva dell'elica e del timone al centro della poppa semicapovolta che con la sua mole generava un netto taglio d'ombra, d'un azzurro più cupo, al sole del mattino che entrava nel mare. Intorno alle lamiere diverse cernie rossastre e maculate giravano per i fatti loro. Ci sollevammo dal fondo e sospesi nell'acqua entrammo dentro il relitto. Sopra le nostre teste la struttura reticolare metallica, oramai spoglia del tavolame di legno decompostosi da tempo, era diventata il naturale substrato di fondamenta per un gran numero di alcionari che vi crescevano sopra. Coloratissimi pesci di ogni dimensione ci volteggiavano intorno mentre curiosavamo dentro le strutture ferrose. Transitammo nella parte centrale della nave, totalmente scoperta, indirizzandoci verso l'antro di prua. Le lamiere delle fiancate che si sitringevano ai lati ed il soffitto chiuso sopra le nostre teste, infatti, crevano un cunicolo che diveniva via via sempre più stretto ad ogni nostro colpo di pinna. Eravamo giunti in un punto dove avevamo poco spazio intorno. Io ero davanti e Massimo un po' dietro di me quando, oramai arrivati nel buio cul de sac dove era impossibile proseguire, con la torcia illuminai una mostruosa murena, con la sua bocca perennemente aperta, a pochi palmi dalla mia maschera! Feci un balzo indietro ed aspettai che l'amico mi raggiungesse. Con le nostre torce illuminammo la signora e padrona del relitto che lievemente ondeggiava il suo enorme corpo che era largo tanto quanto la coscia di un uomo adulto. Vedersela spuntare all'improvviso dentro quello scuro anfratto fece davvero effetto. La studiammo ancora per qualche minuto prima di rirendere la via della luce azzurognola che ridiventò la padrona assoluta delle nostre viste quando fuoriuscimmo dal CARNATIC. Ci decomprimemmo sulla scogliera corallina attorniati da un fittissimo branco di triglie.
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30 ottobre 1995
--immersioni: IL LAGO DI SCANNO
Incuriosito da questa conosciuta e bella meta turistica d'Abruzzo, che ho da sempre frequentato con la mia famiglia da quando ero piccolo, era autunno la prima volta che mi immersi nel LAGO DI SCANNO assieme a due miei amici.
Senza renderci conto allora della fortuna che avevamo avuto perché lo facemmo in un'acqua limpida, credendo che quelle fossero le abituali condizioni di visibiltà riscontrabili. Entusiasti, la settimana successiva ritornammo trovando invece acque scure e limacciose. Nel corso del tempo imparai che quelli erano i normali standard riscontrabili sotto questo lago.
Situato a 900 metri di quota è un bacino che si formò da una frana che in epoche passate ostruì il normale corso del TORRENTE TASSO. Circondato da monti boscosi sui lati e brulli e rocciosi sulle cime, ha una profondità media di 30-33 metri in massima piena, dipendente dalle precipitazioni nevose cadute nel corso della stagione invernale.
Subacqueamente lo frequento già da diverso tempo ed in tutti i numerosi tuffi che vi ho effettuato solamente altre due volte, oltre alla prima citata, ho avuta la fortuna di trovare acqua pulita a partire dalla superficie fino sul fondo.
Uno strato formato da fango finissimo e sedimento organico, prevalentemente vegetale in decomposizione, spesso staziona ed intorbida l'acqua fino a rendere nulla la visione, e di pari passo all'aumentare della profondità aumenta il buio che diviene praticamente totale in prossimità del zona più fonda.
Anche la temperatura dell'acqua non è elevata: d'estate sempre alle massime quote non supera mai i 9-10° contro i 25-26° della superfice, mentre d'inverno dalla minima quota fino alla massima si viaggia attorno a 5-6°.
Nonostante la non eccessiva profondità di una trentina di metri, la visibilità limitatissima o quasi nulla, il buio e le basse temperature fanno di questo lago un sito d'immersione con condizioni si molto severe ed impegnative, ma molto formative per il Sommozzatore.
A seconda dei punti d'ingresso in acqua si scende su declivi più o meno pendenti che via via che ci si allontana dalle sponde tende a diminuire nettamente d'inclinazione dando la sensazione di nuotare in piano. È necessaria la conoscenza e la pratica della "navigazione" subacquea con la bussola perché il senso della vista può far affidamento ad un orizzonte limitato al massimo solo di qualche spanna dal vetro della maschera.
Raramente s'incontrano pesci come trote, carpe e lucci dei quali però spesso se ne vedono le tracce lasciate dalle loro soste sulla melma, mentre i persici sono più visibili.
Quando s'inizia la risalita dalla massima profondità, gli occhi abituati al buio riescono a percepire le sfumature del nero fin'anche a vedere le gibbosità del fondale. Al contrario invece quando si scende: le retine modulate sulla luce dell'aria di colpo incontrano la scarsa luminosità e faticano a distinguere i profili sommersi.
Sul fondo s'incontrano svariati oggetti dismessi che la maleducazione della "civilizzata umanità" butta dentro il lago usato come discarica, e non scherzo se dico che farei quasi prima ad elencare gli "articoli" mancanti rispetto quelli presenti. In una zona ci sono residuati bellici che i tedeschi in ritarata verso il nord durante il secondo conflitto mondiale scaricarono sott'acqua.
In un'altra area sono state riscontrate anomalie magnetiche che ho personalmente verificato sott'acqua vedendo l'ago della mia bussola cambiare di continuo direzione.
Una leggenda narra di un antico borgo sommerso del quale però nel corso dei svariati tuffi fatti qui non ho mai incontrato traccia. Come tutte le leggende forse anche questa ha un fondo di verità nel senso che, ed è solamente una mia supposizione, prima ancora che il lago si formasse a causa della frana nella valle potrebbe esserci stato, e ripeto forse, un qualche insediamento del quale la tradizione verbale dai tempi tramandata e modificata, oggi appunto racconta del borgo sommerso.
Alcune foto fatte in momenti diversi a Scanno:http://picasaweb.google.com/murenick/SCANNO#
Alcune foto fatte in momenti diversi a Scanno:http://picasaweb.google.com/murenick/SCANNO#
20 ottobre 1995
--immersioni: "ARGENTARIO"
SCOGLIO DELL'ARGENTAROLA

Appena saltati giù in acqua dal comodo peschereccio riadattato a barca per immersioni sul quale eravamo, subito scendemmo sulla bella franata che si apriva sotto le nostre pinne. Eravamo sullo SCOGLIO DELL'ARGENTAROLA che avevamo raggiunto con una mezz'oretta di navigazione da Porto Santo Stefano. In acqua non c'era una visibiltà ottimale a causa della parecchia sospensione che si era sollevata per il mare mosso. Per questo motivo avevamo tutti quanti, nonostante fosse giorno, comunque le torce subacquee costantemente accese per poterci individuare meglio a vicenda in mezzo a quella fitta nebbia di corpuscoli . Il fondale era caratterizzato da una serie di grossi massi che ininterrottamente e con costante pendenza si perdevano in basso e verso i quali ci lasciammo scivolare. Fino ad una ventina di metri di profondità sopra le rocce crescevano le gorgonie gialle, eunicelle cavolini, poi iniziarono a comparire le paramuricee clavate via via con ventagli sempre più grandi ed al solito molto spettacolari. Metro dopo metro raggiungemmo la base della scogliera che affondava le sue radici a circa 40-45 metri sott'acqua, dopodichè un invitante e ripido sabbione continuava la sua caduta verso il basso che noi, sempre in gruppo e vicini gli uni agli altri, naturalmente seguimmo ancora per una decina di metri di profondità. Al momento d'iniziare la risalita ci accorgemmo che due bellissimi dentici di una sessantina di centimetri di lunghezza ci stavano osservando. In quello scuro crepuscolo sottomarino nel quale eravamo, il riflesso delle nostre luci sui loro corpi argentati fu come un piccolo lampo. "Arrampicando" quegli enormi sassi del declivio sommerso riguadagnavamo quota passando tra i rami delle gorgonie rosse che per forza di cose catalizzavano la nostra attenzione. Ripassammo più in alto nel boschetto delle loro cugine gialle e prima di riemergere, dopo la dovuta decompressione, ci infilammo in una piccola grotta a bassa profondità che c'incantò per la bellezza dei vari colori delle spugne, dei briozoi e dei vari madreporari che la concrezionavano. In quell'immersione con me c'erano: Carla, Cristina, Mariaelena, Giovanni, Italo e Paolo.
CALA PICCOLAAll'ARGENTARIO, nell'ottobre del '95 a causa del forte vento di maestrale che con forza soffiava senza posa da due giorni formando un bel mare mosso, rimanevamo a secco senza fare immersioni. Un po' stufi della cosa, al terzo giorno chiedendo le dritte ad un conoscente della zona, ci indirizzammo via terra verso CALA PICCOLA per provare a fare un tuffo partendo dalla spiaggia. Gentilmente ci fu concesso l'accesso al mare dal proprietario dell'albergo lì situato. Poco fuori la piccola rientranza, appena visibile sotto le onde che lo ricoprivano, c'era uno scoglio, la nostra meta, o meglio, quello che speravamo potesse divenire la meta dell'immersione viste le condizioni del mare. Carla ed io ci preparammo e ci infilammo nell'acqua. Seguimmo, fronte al mare, il lato sinstro della baietta ad una profondità di otto metri circa fino a quando capimmo di essere quasi giunti alla sua estremità. Da qui, grazie alla bussola "accostamo" per 240° sorvolando un fondale sabbioso dentro l'acqua con parecchia sospensione. Così nuotammo fino ad una profondità di 15-16 metri, dove incontrammo un grosso agglomerato roccioso. Lo aggiramo in senso antiorario, lasciandocelo alla sinistra, guadagnando rapidamente quota su un'inclinata rampa di sabbia. Capimmo di essere praticamente usciti dal riparo della baia perchè il colore dell'acqua virò al marrone. La visibilità diminuì, il mare agitato aveva portato molto sedimento sospeso anche sul fondo a 30 metri dove ci trovavamo. Capimmo di essere finiti in uno stretto kenion sommerso che percorremmo per un breve tratto fin quando ci trovammo sotto un bell'arco di roccia sulla cui volta, che era a circa 24 metri, c'era una spettacolare "fioritura" di parazoantus gialli. L'ammirammo per un po' per riprendere immediatamente dopo la via del rientro ripercorrendo i passi fatti per arrivare fin là. Esplorammo i mille buchi della roccia decorati da tantissime retepore arancioni, briozoi fragilissimi. Poi fui colpito da un inatteso incontro, fu una sorpresa! Dei bei rametti di corallo rosso fuoco decorati dalle piume bianche dei tentacolini dei polipi espansi, facevano bella mostra di loro. Chiamai Carla che come me rimase meravigliata della vista. Naturalmente non erano di grandi dimensioni, comunque la colonia era abbastanza fitta. Facendo i conti con la scorta d'aria, sostammo tutto il tempo possibile in quei paraggi, prima d'inziar l'ascesa sulla rampa dalla quale eravamo scesi poco prima. Rimontando il grosso roccione incontrammo una grande musdea dentro una grotticina. Poi per rotta nuotammo immersi fino ad uscire dall'acqua sulla spiaggetta.
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