DIVING & MOUNTAINS
Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose:
"LE IMMERSIONI
IN MONTAGNA !"
- Giacinto "zeta zeta" Marchionni
- PESCARA, PE - Pescara, Italy
Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
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06 ottobre 2013
--immersioni: "LA PUNTA"
Quando Raimondo Bucher, uno dei pionieri dell'esplorazione subacquea in Italia, s'immerse qui per la prima volta era convinto di aver trovato sprofondate sotto il mare le misteriose strutture murarie di un'antica civiltà.
La regolarità delle forme solide di roccia basaltica ed il loro posizionamento è talmente geometrico che viene facile ingannarsi e pensare, quando le si osserva per la prima volta, ad un manufatto frutto dell'opera dell'uomo.
Invece è un particolare tipo di roccia vulcanica che fuoriuscendo si forma e si plasma così, in maniera del tutto casuale e naturale.
Alla "Punta di Linosa" abbiamo effettuato un paio di tuffi.
Visto che in questa zona dell'isola ci sono le maggiori pendenze sommerse, nella prima "calata" siamo scesi fino ad 72 metri di profondità trovando un'acqua limpidissima ed attraversando a circa 30-35 metri una zona popolata da tantissime "tanute". Nella risalita lungamente abbiamo osservato un brulicante tappeto vivente composto da migliaia e migliaia parapandalus narval, una specie di gamberetto, che ricopriva fittamente il fondale roccioso.
Mentre nella seconda discesa ci siamo abbandonati totalmente con gli occhi e la fantasia alla visione delle strane formazioni di roccia basaltica.
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La Punta
05 ottobre 2013
--immersioni: "GLI ARCHI NATURALI"
Nell'acqua limpida, dopo aver effettuato una discesa su una bella franata sommersa fino a 70 metri di profondità, in risalita abbiamo girovagato tra quelli che i locali chiamano "GLI ARCHI NATURALI DI LINOSA".
Una serie di grandi strutture passanti scavate in epoche remote nella roccia lavica, materia incontrastata dell'Isola.
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02 ottobre 2013
--immersioni: "PUNTA CALCARELLA"
Una zona ricca di crepe, grotticelle e spaccature che si sono formate nella roccia vulcanica, offrono spunti sia al sub che semplicemente vuole curiosare, oppure anche a quello armato di foto-video camera.
Non è raro trovare al loro interno delle corpulente cernie.
Tra la posidonia s'incontra anche un massiccio "ceppo d'ancora" d'epoca romana.
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Punta Calcarella
30 settembre 2013
--immersioni: "LA SICCHITELLA"
Una classica e bella immersione dell'isola di Linosa è quella alla Sicchitella.
Prospicente la punta Calcarella, questa lunga dorsale sommersa è caratterizzata sul suo versante orientale da una più verticale ed articolata parete che scende fino ad una sessantina di metri. Ad ovest, invece, un piano inclinato degrada più dolcemente.
Una netta e caratteristica frattura larga diversi metri nella quale si transita è detta "il kanion", ed interrompe per un tratto la linea della Sicchitella.
E' routine incontrare cernie di bella taglia, dentici e branchi di barracuda e non solo. Cocci, purtroppo spaccati, d'antiche anfore ed un ceppo di piombo di una nave d'epoca romana, testimoniano l'importanza strategica per quei tempi di quest'isola geograficamente posta a metà strada tra la Sicilia e l'Africa del nord.
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29 settembre 2013
--mare: "LINOSA, L'ISOLA INCANTATA"
Proprio a meta' tra l'Italia e la Tunisia, situata nello stretto di Sicilia e facente parte dell'arcipelago delle Pelagie, Linosa e' una piccola isola di forma a di quadrilatero e con un perimetro totale di poco meno di 12 chilometri.
Di origine vulcanica (si formo' nello stesso periodo geologico della nascita dell'isola di Pantelleria), e' caratterizzata da un variegato panorama di rocce laviche nere e rosse decorata da una fitta e rigogliosa macchia mediterranea che con i suoi toni di verde bene si combina al resto dell'aspro paesaggio.
Rispetto alla sua ben nota sorella maggiore Lampedusa, dotata anche di aereoporto, ha contatti sia con l'Isola madre, la Sicilia, che con la terraferma decisamente più limitati.
Questo è proprio il fattore che determina il carattere di Linosa.
A causa di questi collegamenti più saltuari, a Linosa c'è un turismo discreto e non consumistico.
Forse i locali gradirebbero per le loro economie presenze più numerose che, però, sicuramente porterebbero più confusione andando ad intaccare quell'atmosfera di isola incantata che s'inizia a respirare non appena ci si sbarca su.
I mezzi di trasporto a motore sono solamente quelli dei locali. Per il resto la si può girovagare o a piedi oppure in bicicletta su strade e sentieri dove incontrare, non dico altra automobile, ma persone, in alcuni giorni è cosa assai rara!
Insomma chi gradisce tranquillità e silenzio rotto solamente dal frusio del vento e dalla risacca del mare, qui ha quello che cerca.
Chi ama andare ad osservare, contemplare e meditare, trova in questa lontana oasi un terreno gradito.
Dai suoi rilievi elevati al massimo circa 190 metri, la vista può spaziare a 360 gradi tutt'intorno, con l'azzurro del mare che la fa da padrone in assoluto.
Le lave che la formarono salendo dalle profondità della terra, ora disegnano sulla linea di confine tra acqua ed aria un ricco paesaggio a volte dall'aspetto lunare, composto da ripidi fiordi, cale, anse, riparate baiette, che possono essere raggiunte sia più comodamente via mare con la barca, che con un po' più d'attenzione via terra per gli amanti dell'esplorazione.
I panorami sommersi, rispetto ad altre località di viaggi d'immersione sono meno colorati e ricalcano le morfologie di quelli all'aria, offrendo agli occhi insoliti giochi di luci ed effetti generati da rocce di fusione naturale che ad un primo sguardo possono sembrare addirittura dei manufatti dell'uomo. Raimondo Bucher, un pioniere dell'esplorazione dei fondali con autorespiratore, infatti la prima volta che capitò da queste parti fu ingannato in tal maniera, per essere poi corretto successivamente da geologi.
Sott'acqua incontrare numerosi branchi di barracuda di tutte le taglie, dentici, tanute, branchi di pelagici e le immancabili cernie anche di misura extra-large è cosa comune.
Mentre attorno all'isola è facile imbattersi in esemplari di tartarughe di mare "caretta-caretta", che spesso ingurgitano ami, fili, lenze o quant'altro e che sono portate a terra a Linosa in un apposito centro di recupero per tararughe ferite.
Se nei miei sogni ed immaginazioni di cose di mare mi figuravo un'isola, sono sincero nel dire che ne avevo una in mente che parecchio somigliava a questa.
Linosa è l'isola che lascia il segno.
Rientrati dal nostro viaggio il 27 di settembre '13, dopo qualche giorno, il 3 ottobre, nelle acque di Lampedusa un barcone carico di disperati migranti prevalentemente somali ed eritrei proveniente dalle coste dell'Africa del nord, prima prendeva fuoco e poi s'inabissava.
Una tragedia che lascia tutti senza parole, pare che i morti annegati siano più di 300.
Persone partite dai loro paesi d'origine, spesso in eterna guerra civile interna, per sfuggire ad una vita durissima, di stenti e di disperazione.
Persone partite nella speranza di provare a trovare un futuro migliore per loro ed i propri figli e che, invece, capitati nelle mani di squallidi esseri senza dignità e mercanti di vite umane, finiscono questo loro "viaggio" nel peggiore dei modi.
Allora mi ritornano in mente le storie di mio nonno raccontatemi da mio padre.
"Il nonno a 16 anni partì per l'America per trovare non la fortuna, ma più semplicemente un lavoro, un qualsiasi lavoro.
S'imbarcò sul piroscafo (così chiamavano le navi) ed andò incontro ad un futuro incerto.
Arrivò nel paese dei sogni, però per lui non fu un sogno.
Dopo tre anni di lavori umili di tutti i tipi, si ritrovò tale e quale a come era partito dall'Italia e con ancora tanta fame.
Tornò nella Madre Patria che lo chiamò per servirla in guerra (non so per quanti anni)."
Io sono nipote di un migrante.
Giacinto Marchionni
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