La prima volta che mi sono immerso in Mar Rosso sono rimasto a bocca aperta, sbalordito da quello che i miei occhi potevano osservare.
Ero io un minuscolo puntino perso dentro un gigantesco acquario, circondato da un multicolore carosello di pesci e forme marine d'ogni foggia e dimensione!
Quella stessa identica emozione si rinnova ogni volta che ho la fortuna d'andare a tuffarmi in quelle bellissime acque.
Tartarughe, squali nutrice e murene: indimenticabili immagini d'immersione del febbraio 2002
DIVING & MOUNTAINS
Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose:
"LE IMMERSIONI
IN MONTAGNA !"
- Giacinto "zeta zeta" Marchionni
- PESCARA, PE - Pescara, Italy
Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
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25 febbraio 2002
20 ottobre 2000
--immersioni: ABU RAMADA
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Mi trovo sotto il tiepido dell'acqua a 28°, devo pinneggiare energicamente per contrastare il flusso della corrente contraria alla mia direzione. In questo momento vago solitario. Mi trovo ad una profondità di circa 25 metri tra due torri coralline, "erg" in arabo, sul lato orientale dell'isolotto di ABU RAMADA, nella zona egiziana di Hurgada. Conosco questo posto d'immersione. Gorgonie, coralli, pesci, alcionari, a causa della corrente quasi continua che apporta sostanze nutritive, crescono in quantità, varietà e dimensioni davvero strabilianti in un'orgia di vita ed un'espolsione di colori da lasciare senza fiato! Mi avvicino ad una spaccatura della scogliera sommersa che ricordo molto bene, ho la sensazione di essere in un posto familiare. Quessta crepa corre da un lato all'altro dell'erg e lascia intravedere l'azzurro del mare qualche metro più in là. Illumino con la torcia il pertugio e rimango sbalordito! Un groviglio di alcionari di mille colori, gialli, viola, fucsia, bianchi, ramificate gorgonie rosse ed arancioni oppure a frusta, cernie maculate, pesci vetro, pesci scorpione, pesci palla, corvine tropicali, iridati minuscoli pesciolini corallini, sono tutti concentrati, ammassati, nel raggio di poche braccia d'acqua. Mentre stupefatto ammiro questo piccolo paesaggio, sento che le sensazioni che entrano dai miei occhi ed arrivano fino al mio cervello stimolano una qualche corda profonda. E' un'esperienza quasi mistica. E' un piccolissimo presepe subacqueo, un acquerello composto contemporaneamente dalle tante sfumature sia da colori tenui che forti.
Contemplo.
Chiamo Cristina, che nel frattempo s'era avvicinata, e l'invito a dare un'occhiata a quest'angolo sommerso che credevo potesse essere frutto solamente della fantasia o il risultato di un sogno notturno, ed invece è realtà che si para dinanzi ai nostri occhi che rimangono incollati allo spettacolo che possono osservare.
Stupefatti ci diamo un'occhiata meravigliata per chiederci con gli sguardi, da dietro il vetro delle maschere da sub, se è proprio vero quello che c'è su questo piccolissimo palcoscenico sotto il mare.
L'incantesimo si rompe quando, a malavoglia, ci allontaniamo, presi dal filo della decisa corrente che, senza batere un colpo di pinna, ci trascina decine di metri più in là.
ABU RAMADA è un piccolo isolotto stretto e lungo poco meno di un chilometro, situato nella zona di HURGADA in EGITTO. Il suo versante settentrionale è caratterizzato da un esteso pianoro corallino che ha una profondità massima di una ventina di metri circa e che in gergo viene chiamato "plateau". Il lato ad est invece presenta una bellissima e continua parete verticale che cade giù fino ad un'ottantina di metri. Ci tuffammo dalla barca proprio in corrispondenza del plateau e trasportati da un'energica corrente in breve tempo ci trovammo sull'impressionante ed affascinante falesia sommersa sulla quale scendemmo fino a circa sessanta metri. La parete, bellissima, era tutta colorata di gorgonie, coralli, alcionari, branchi di pesci che con non curanza se ne andavano contro l'impetuoso flusso dentro il quale eravamo trasportati.
Ero un po' più fondo rispetto ai miei compagni d'immersione, quando mi vidi risalire di fianco delle bolle. Allora gettai uno sguardo sotto le mie pinne credendo di scorgere qualche altro sub. Nonostante, però, in acqua ci fosse una buona visibilità non vidi nessuno. Non capii da dove potevano provenire quelle bolle ed allora feci una rotazione completa intorno a me per dare un colpo d'occhio a 360°. Contemporaneamente iniziai la risalita, ma ben presto mi resi conto che, nonostante avessi gonfiato il mio giubbetto ad assetto variabile e stessi pinneggiando verso l'alto, praticamente quasi non mi spostavo neanche di un centimetro ostacolato dalla massa d'acqua che in quella zona invece di correre in orizzontale si spingeva dall'alto verso il basso! Al volo afferai qual'era la situazione, ed afferrai pure con le mani le rocce della scogliera per non essere spinto giù. Le bolle d'aria che avevo visto erano le mie che, invece di risalire normalmente come sempre verso l'alto, erano spinte nella direzione contraria dall'insolita corrente! Arampicando sott'acqua mi acchiappavo con le mani, presa dopo presa, risalendo come un ragno sopra i coralli. Mi ricongiunsi con i miei amici che stavano facendo tutti la stessa identica cosa: scalare sott'acqua! Quella era l'unica maniera per riguadagnare quota, gambettare con le pinne o aiutarsi con il G.A.V. era totalmente inutile. La massa d'acqua che correva da nord a sud rispetto all'isola, quando incontrava l'esteso plateau dal quale eravamo partiti, subiva una deviazione verso il basso. Quel giorno, probabilmente, il fenomeno era più accentuato perchè la corrente anche in superficie era davvero più forte rispetto ad altri giorni. Cosi andammo avanti riguadagnando circa 25 metri verso l'alto fin quando non ci rendemmo conto che quello strano fenomeno, personalmente mai incontrato prima, aveva cessato quasi del tutto il suo influsso. Stupiti ci guardammo e continuammo la nostra immersione ora trasportati da una normale corrente orizzontale potendo continuare ad ammirare le bellezze della parete. Riemergemmo di fianco la barca, in un'ansa ridossata dell'isola, dove questa aveva trovato un sicuro ormeggio.
Contemplo.
Chiamo Cristina, che nel frattempo s'era avvicinata, e l'invito a dare un'occhiata a quest'angolo sommerso che credevo potesse essere frutto solamente della fantasia o il risultato di un sogno notturno, ed invece è realtà che si para dinanzi ai nostri occhi che rimangono incollati allo spettacolo che possono osservare.
Stupefatti ci diamo un'occhiata meravigliata per chiederci con gli sguardi, da dietro il vetro delle maschere da sub, se è proprio vero quello che c'è su questo piccolissimo palcoscenico sotto il mare.
L'incantesimo si rompe quando, a malavoglia, ci allontaniamo, presi dal filo della decisa corrente che, senza batere un colpo di pinna, ci trascina decine di metri più in là.
ABU RAMADA è un piccolo isolotto stretto e lungo poco meno di un chilometro, situato nella zona di HURGADA in EGITTO. Il suo versante settentrionale è caratterizzato da un esteso pianoro corallino che ha una profondità massima di una ventina di metri circa e che in gergo viene chiamato "plateau". Il lato ad est invece presenta una bellissima e continua parete verticale che cade giù fino ad un'ottantina di metri. Ci tuffammo dalla barca proprio in corrispondenza del plateau e trasportati da un'energica corrente in breve tempo ci trovammo sull'impressionante ed affascinante falesia sommersa sulla quale scendemmo fino a circa sessanta metri. La parete, bellissima, era tutta colorata di gorgonie, coralli, alcionari, branchi di pesci che con non curanza se ne andavano contro l'impetuoso flusso dentro il quale eravamo trasportati.Ero un po' più fondo rispetto ai miei compagni d'immersione, quando mi vidi risalire di fianco delle bolle. Allora gettai uno sguardo sotto le mie pinne credendo di scorgere qualche altro sub. Nonostante, però, in acqua ci fosse una buona visibilità non vidi nessuno. Non capii da dove potevano provenire quelle bolle ed allora feci una rotazione completa intorno a me per dare un colpo d'occhio a 360°. Contemporaneamente iniziai la risalita, ma ben presto mi resi conto che, nonostante avessi gonfiato il mio giubbetto ad assetto variabile e stessi pinneggiando verso l'alto, praticamente quasi non mi spostavo neanche di un centimetro ostacolato dalla massa d'acqua che in quella zona invece di correre in orizzontale si spingeva dall'alto verso il basso! Al volo afferai qual'era la situazione, ed afferrai pure con le mani le rocce della scogliera per non essere spinto giù. Le bolle d'aria che avevo visto erano le mie che, invece di risalire normalmente come sempre verso l'alto, erano spinte nella direzione contraria dall'insolita corrente! Arampicando sott'acqua mi acchiappavo con le mani, presa dopo presa, risalendo come un ragno sopra i coralli. Mi ricongiunsi con i miei amici che stavano facendo tutti la stessa identica cosa: scalare sott'acqua! Quella era l'unica maniera per riguadagnare quota, gambettare con le pinne o aiutarsi con il G.A.V. era totalmente inutile. La massa d'acqua che correva da nord a sud rispetto all'isola, quando incontrava l'esteso plateau dal quale eravamo partiti, subiva una deviazione verso il basso. Quel giorno, probabilmente, il fenomeno era più accentuato perchè la corrente anche in superficie era davvero più forte rispetto ad altri giorni. Cosi andammo avanti riguadagnando circa 25 metri verso l'alto fin quando non ci rendemmo conto che quello strano fenomeno, personalmente mai incontrato prima, aveva cessato quasi del tutto il suo influsso. Stupiti ci guardammo e continuammo la nostra immersione ora trasportati da una normale corrente orizzontale potendo continuare ad ammirare le bellezze della parete. Riemergemmo di fianco la barca, in un'ansa ridossata dell'isola, dove questa aveva trovato un sicuro ormeggio.
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25 febbraio 1996
--immersioni: UMM QAMAR
Nel Mar Rosso navigando da Hurgada verso nord in direzione dell'isola di Shadwan, s'incontra una solitaria e piatta isoletta lunga circa 400 metri chiamata in arabo UMM QAMAR (Mamma Luna). Nel soggiorno in quei bellissimi posti sommersi, fatto nel 1996, quando ci capitammo nei pressi, naturalmente non potemmo fare a meno d'immergerci. Oltre alle bellezze dei fondali corallini che normalmente si possono osservare, scendere nelle acque di quella sperduta isoletta ci riservò un incontro subacqueo che difficilmente si scorda, forse anche perchè per me fu il primo di quel genere. Verso la fine del tuffo, che ricordo in particolare per lo strabiliante numero di pesci trombetta che incontrammo praticamente ovunque, fummo attratti dai tipici ed inconfondibili richiami sonori che emettono i delfini. Fermi, sospesi sopra un fondale sabbioso di una quindicina di metri, ci radunammo assieme ed incominciammo a scrutare l'azzurro ed uniforme orizzonte subacqueo che ci circondava, sempre accompagnati da quella colonna sonora fatta di particolari squittii. Fummo premiati: un bell'esemplare di delfino adulto con cautela ci si avvicinò! In superficie, sul mare, tante volte avevo visto nuotare branchi di delfini, ma trovarmene uno a pochi metri di distanza che mi girava intorno in piena libertà, sott'acqua, decisamente mi emozionò non poco! Fortuna volle che avevo la mia NIKONOS, la macchina fotografica subacquea, e potei scattare la foto che qui ho allegato. Mi rimase impressa la straordinaria velocità con la quale si muoveva ondeggiando appena dal basso verso l'alto la sua coda falciata. Rimase assieme a noi per pochi minuti prima di riprendere la sua strada dentro e sull'acqua lasciandoci negli occhi l' incancellabile immagine della sua silouette.
La foto su: http://picasaweb.google.com/murenick/UMMQAMAR#
La foto su: http://picasaweb.google.com/murenick/UMMQAMAR#
15 febbraio 1996
--immersioni: "CARNATIC"
Nel Mar Rosso egiziano poco a nord di Hurgada, nello STRETTO DI GOBAL, un esteso bassofondo corallino chiamato SHA'AB ABU NUAS è un vero e proprio cimitero sommerso dove ben quattro vascelli hanno incontrato la loro ultima sorte. Inesorabilmente la causa di tutti i naufragi è stata l'imprudenza che ha portato navi di tutte le epoche, a prescindere dalle tecnologie usate per la navigazione, a transitare troppo vicini alle quanto mai bellissime ma insidiosissime scogliere di corallo. Il "CARNATIC" era una nave passeggeri, con propulsione vela e vapore, in navigazione da Suez a Bombay, che il 14 settembre del 1869 impattò le rocce coralline, rimanendo per qualche tempo all'aria prima di scivolare definitivamente sulla sabbia a 27 metri di profondità e dove si adagiò sulla sua fiancata di sinistra. Ormeggiata la barca in prossimità del reef affiorante, segnato da un fanale di sicurezza, velocemente c'infilammo nell'acqua tiepida a 25°. Scendemmo lungo la parete della scogliera sommersa e con poche pinneggiate raggiungemmo la sezione più fonda della relitto. Poggiati sulla sabbia ammirammo la prospettiva dell'elica e del timone al centro della poppa semicapovolta che con la sua mole generava un netto taglio d'ombra, d'un azzurro più cupo, al sole del mattino che entrava nel mare. Intorno alle lamiere diverse cernie rossastre e maculate giravano per i fatti loro. Ci sollevammo dal fondo e sospesi nell'acqua entrammo dentro il relitto. Sopra le nostre teste la struttura reticolare metallica, oramai spoglia del tavolame di legno decompostosi da tempo, era diventata il naturale substrato di fondamenta per un gran numero di alcionari che vi crescevano sopra. Coloratissimi pesci di ogni dimensione ci volteggiavano intorno mentre curiosavamo dentro le strutture ferrose. Transitammo nella parte centrale della nave, totalmente scoperta, indirizzandoci verso l'antro di prua. Le lamiere delle fiancate che si sitringevano ai lati ed il soffitto chiuso sopra le nostre teste, infatti, crevano un cunicolo che diveniva via via sempre più stretto ad ogni nostro colpo di pinna. Eravamo giunti in un punto dove avevamo poco spazio intorno. Io ero davanti e Massimo un po' dietro di me quando, oramai arrivati nel buio cul de sac dove era impossibile proseguire, con la torcia illuminai una mostruosa murena, con la sua bocca perennemente aperta, a pochi palmi dalla mia maschera! Feci un balzo indietro ed aspettai che l'amico mi raggiungesse. Con le nostre torce illuminammo la signora e padrona del relitto che lievemente ondeggiava il suo enorme corpo che era largo tanto quanto la coscia di un uomo adulto. Vedersela spuntare all'improvviso dentro quello scuro anfratto fece davvero effetto. La studiammo ancora per qualche minuto prima di rirendere la via della luce azzurognola che ridiventò la padrona assoluta delle nostre viste quando fuoriuscimmo dal CARNATIC. Ci decomprimemmo sulla scogliera corallina attorniati da un fittissimo branco di triglie.
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