DIVING & MOUNTAINS
Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose:
"LE IMMERSIONI
IN MONTAGNA !"
- Giacinto "zeta zeta" Marchionni
- PESCARA, PE - Pescara, Italy
Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
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17 luglio 2026
^^montagna: "TUTTA UNA TIRATA 4: E SIRENTE SIA !"
All'aria fresca della notte, in bicicletta e con lo zaino in spalla parto da Pescara.
Spingendo sui pedali, sul falsopiano, molto falso e poco piano, della S.S.5 Tiburtina Valeria passo per Chieti Scalo, Scafa, Popoli, Corfinio, Raiano, Gole di San Venanzio dove sorge il sole e Castelvecchio Subequo; continuo quindi sulla S.P.11 Sirentina e supero Secinaro. Dopo 92 chilometri in sella arrivo allo Chalet del Sirente/1174mt.
Seduto mi prendo tutto il tempo che voglio per una pausa mentre mangio e bevo. Poi inizio l'ascensione.
Mai di fretta ma con passo costante, salgo all'ombra della faggeta ed al suo termine mi trovo sotto la piccola radura ai piedi della Neviera.
M'indirizzo a destra/nord per entrare nell'ampia valle glaciale della Lupara che con pendenza più sostenuta risalgo fino alla linea principale di cresta del massiccio, dove sono investito da un vento piacevolmente fresco ma molto forte.
Continuo passando per la testata del Canale Majori, e dopo 2349 metri di dislivello nelle gambe raggiungo la vetta: e Sirente sia.
In the fresh air of the night, by bike I start from PESCARA on the Adriatic Sea.
Pushing on the pedals, on the Road TIBURTINA VALERIA/SS 5 I pass CHIETI SCALO, SCAFA, POPOLI, CORFINIO, RAIANO, CASTELVECCHIO SUBEQUO; then on the Road SIRENTINA/SP 11 I overcame SECINARO and after 92 kilometers I reach the CHALET DEL SIRENTE at 1174 meters a.s.l.
I take all the time for the necessary rest, then I start the ascent walking belowe the shadow of the beech forest. At its end, at the base of the NEVIERA I cross to right/north to enter in the LUPARA Gully.
So I arrive on the long SIRENTE's Ridge, where is a very fresh, but strong wind.
I pass the MAJORI Gully, and after 2349 meters of difference altitude into my legs, I arrive on the top: and let it be SIRENTE.
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14 settembre 2025
^^montagna: "TUTTA UNA TIRATA TRE "
Metto in spalla lo zaino carico di materiale d'arrampicata, attrezzi per autosicura, acqua, panini, ricambi ed in piena notte salgo sulla bici e parto: sto iniziando un'altra "TUTTA UNA TIRATA".
Attraverso Pescara incrociando chi sta rientrando dalle notti bianche nei locali del lungomare.
Sulla statale Adriatica arrivo a Francavilla al Mare. Poi devio ad ovest sulla Fondovalle Alento verso la MAJELLA, dove per pochi chilometri il tragitto è ancora illuminato dai lampioni.
In questa notte è fresca e si pedala bene mentre vedo scorrere sotto le ruote la striscia bianca della carreggiata appena illuminata dalla piccola lampada.
Faccio soste per bere, mangiare ed ... altre faccende.
Continuo con costanza e senza mai forzare. Non ho tabelle o tempi da rispettare. Sulla bici questo mio viaggio è lento.
Per poco la notte è interrotta quando passo sotto una galleria illuminata.
Qualche rara macchina mi sorpassa. Uno in moto suona il clacson per salutarmi, o forse per dirmi che sono fuori di testa? Mi ci faccio una risata e ci può stare, perché a ruoli invertiti forse anch'io avrei strombazzato!
Nel buio con molte stelle e senza luna, le costanti spinte sui pedali, i discreti rumori della catena, dei tubolari sull'asfalto e delle cicale mi fanno compagnia.
Arrivo alla grande rotatoria dove a sinistra ci si instrada per Guardiagrele ed a destra per Comino e Bocca di Valle, dove vado.
Non prima di affrontare una stretta curva a gomito seguita da una breve rampa ripida che sento dentro le gambe, qui in macchina a volte ingrano anche la prima, ed arrivo alla fontanella di Bocca di Valle dove mi rinfresco.
Mancano oramai pochi chilometri e sta facendo giorno. Ancora qualche curva con un paio di saliscendi e mi trovo sul rettilineo finale del Balzolo di Pennapiedimonte, mentre il sole sta sorgendo ad est sul mare.
Non c'è ancora nessuno in giro quando avviandomi verso la palestra d'arrampicata osservo questo maestoso ed ampio vallone della Majella orientale che mi colpisce sempre, anche se visto non so più quante volte.
Arrivo alle vie.
Mi siedo, mi rilasso, bevo e mangio. Poi inizio a preparami all'aria che è ancora fresca perché il sole non ha ancora illuminato questo settore.
Ricontrollo ancora una volta tutto il sistema di autosicura:
la corda della matassa che rimarrà a terra sfilerà da dietro la schiena sulla spalla, per entrare poi con preciso senso nell'attrezzo "autobloccante" che ho posizionato anteriormente sul petto, uscendone per terminare con un nodo sul moschettone che ho agganciato sul primo spit della via.
Vado.
Sequenze di movimenti di mani e piedi conosciute e nuove che si ripetono. Salgo. La corda sfila lenta sulla spalla. Aggancio i rinvii negli spit e poi faccio passare la corda nei moschettoni. Proseguo. Osservo. Mi muovo. Un movimento dopo l'altro e mi allontano dal suolo. Arrivo sulla catena finale. Mi ancoro in sicura. Attrezzo la corda doppia per la discesa. Mentre mi calo recupero i rinvii. Ritorno alla base. Ritiro la corda. Mi sposto.
Ricomincio.
Così è per ogni monotiro.
Tra l'uno e l'altro mi prendo delle pause. Bevo molto.
Sulla sterrata in basso vedo passare i primi escursionisti della giornata.
Il sole intanto è arrivato sulla parete, scalda e comincio a sudare.
Ripeto senza fretta tiri, passaggi, pensieri, controlli e manovre fin quando per l'ultima volta ritiro la corda che sfila, sibila e cade giù a terra.
Ho terminato.
Con ordine, altrimenti non riuscirò a chiuderlo, risistemo tutto nello zaino con già dentro borracce d'acqua, ristori e ricambi.
Torno alla piazzetta dove alla fontanella mi rinfresco.
Seduto all'ombra per una quarantina di minuti, al piccolo bar prendo un caffè ed un gelato.
Così arriva il tempo di risalire in sella.
Per un buon tratto me la godrò in discesa prima di riprendere a spingere sui pedali sotto il sole oramai alto e caldo.
Continuo a bere molto.
Al centesimo chilometro ritorno al punto dal quale in piena notte avevo iniziato.
I put on my shulders the backpack within the climbing equipment, water, sandwiches, and in the night from my box on my bike I start for this my third TUTTA UNA TIRATA/A Whole Tirade.
I across my city, PESCARA on the middle Adriatic Sea, then FRANCAVILLA AL MARE and after I go towards the MAJELLA Massif to west.
The very fresh air of this night is perfect to pedal for several kilometers, while the small headlamp head me. I also take rests to eat, to drink and other ... "business".
Lone, without haste and time-target I continue, because the essence of this my travel, is the travel itself. On the bike mine travel is slow.
The night is interrupted when, for a few minutes, I across a lit tunnel.
On the road there are rare cars, and a motorcyclist honks his horn to greet me ... or to tell me I'm out of mind? It's possible and I laugh on it.
The darkness of this night with stars but without moon, and at the discreet noise of the bike-wheels on the asphalt, keep me company.
I arrive on a large road roundabout where I head me to COMINO and BOCCA DI VALLE.
After a narrow curve and a very steep stratch, that I feel in my legs, I arrive at the fountain of BOCCA DI VALLE where for some minutes I refresh myself.
The sun rise. By now there are only few kilometers and some up and down to arrive, and with the last pedal strokes I end the first part at the BALZOLO DI PENNAPIEDIMONTE.
I leave the bike and I head to the climbing gym, while I observe this splendid valley on the eastern MAJELLA that I know, but which always enchants me.
I arrive and with calm I take a rest. Before starting, I double-check the entire my solo-climbing system.
I move my hands and feet in precise sequences. I climb. I clip the rope into the carabiners. I move away from the ground. I continue to climb.
I reach the carabiner on the final chain. I rappel down. I retrieve the rope. Without hast I move onto another climb. I'll start again, and so the time go on.
The climbing is over, for the last time I retrieve the rope and I put away everything in my backpack.
At the bar, I have a coffee and an ice cream.
Then I get back on my bike. Downhill, sun, heat, kilometers, pedaling.
After 100 kilometers in total on the pedals, I return where I started in the night.
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27 agosto 2023
^^montagna: "TUTTA UNA TIRATA 2"
2793 metri di dislivello sono stati quelli che abbiamo salito in un'unica tirata.
Partiti in bicicletta da Pescara, nella notte abbiamo pedalato per 70 chilometri fino a Passo San Leonardo a 1280 metri di quota.
Scesi quindi di sella, dopo aver mangiato, bevuto qualcosa e recuperate un po' di energie, messi gli zaini in spalla prima dell'albeggiare abbiamo iniziato l'ascensione dei 1500 metri verso il tetto del Massiccio della Majella, il Monte Amaro a 2793 metri sul livello del mare.
Usciti dal bosco, invece di andare al centro della Rava della Giumenta Bianca, o Direttissima, abbiamo preferito rimontare sulla cresta che ripidamente la chiude alla sua destra orografica, e per questa metro dopo metro fino in vetta.
L'essenza del viaggio è il viaggio stesso.
In a single climbing we covered 2793 meters of altitude.
During the night, from Pescara we pedaled for 70 kilometers to Passo San Leonardo at 1280 meters above sea level.
After parking the bikes we rest a bit then, before sunrise, with our backpacks on our shoulders we began the 1500 meter climb towards the highest peak of the Majella Massif: Monte Amaro at 2793 meters above sea level.
After leaving the forest we climbed the ridge located on the orographic right of the Rava della Giumenta Bianca.
The essence of the travel is the journey itself.
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09 agosto 2021
^^montagna: "TUTTA UNA TIRATA: 2912 METRI DI DISLIVELLO"
Vivendo a Pescara, dalla riva del mare ho sempre osservato il profilo della così detta Bella Addormentata, il massiccio del Gran Sasso d'Italia con la vetta più alta d'Abruzzo e degli Appennini sulla quale più volte sono salito.
Praticante di acqua, di monti e fornito di fervida fantasia, una costante delle mie idee era però quella di partire dal mare ed in giornata e solamente con la forza delle mie gambe raggiungerla a 2912 metri.
Dato che anche nella testa dell'amico Massimo albeggiavano gli stessi pensieri, nel momento stesso in cui chiacchierando ce li siamo esternati è nato il nostro progetto.
Dall'immaginazione all'azione.
Con volontà, costanza, allenamento, fatica, ma sempre con entusiasmo siamo riusciti a raggiungere il nostro obbiettivo.
Per soffrir meno il caldo d'agosto siamo partiti alle quattro del mattino, che era ancora notte, pedalando nel silenzio delle campagne con le luci frontali accese sul casco a schiarirci la strada.
Dopo Loreto Aprutino abbiamo osservato il crepuscolo dell'alba ed il sorgere del sole. Oramai giorno fatto, a Penne abbiamo fatto una pausa per un caffè.
Risaliti in sella della bicicletta siamo giunti al bivio per Farindola e Campo Imperatore punto d'inizio della continua salita di 20 chilometri che con una serie di tornanti e sotto un bellissimo bosco di faggi, ci ha condotto a Vado di Sole a 1620 metri di quota.
Questo tratto di strada parecchie volte l'ho percorso guidando in automobile, ed ogni volta che affrontavo una delle numerose strette svolte riducendo la velocità e scalando le marce fino alla seconda, non potevo fare a meno di immedesimarmi e riflettere sui pensieri di quelli che facevano le stesse curve spingendo sui pedali.
Con 4 chilometri in discesa abbiamo raggiunto l'altopiano, o più correttamente sarebbe dire falsopiano, di Campo Imperatore dove abbiamo trovato un fastidiosissimo vento teso proprio contrario alla nostra direzione di marcia. Più che la precedente lunga salita, questo è stato il tratto più duro e dispendioso di tutta la frazione in sella.
Dopo l'ultimo rettilineo con sullo sfondo la massiccia vetta calcarea del Corno Grande, abbiamo imboccato la salita finale dove abbiamo un po' pagato lo sforzo della pedalata controvento. Solo proprio sugli ultimi tornanti, quelli situati poco sotto dove termina la strada, le nostre gambe hanno ripreso il costante ritmo precedente portandoci al piazzale dello storico Albergo di Campo Imperatore a 2130 metri di quota.
Soddisfatti, abbiamo ripreso fiato mentre ci preparavamo per l'ascensione zaino in spalla. Così abbiamo iniziato la seconda parte sull'evidente traccia che a mezzacosta traversa a destra sopra l'osservatorio astronomico.
Siamo andati con passo dosato ben consci del fatto che dopo la Sella di Monte Aquila a 2335 metri, la traccia impennava decisa sul pietrisco franoso fino al Sassone a 2500 metri circa di quota. Lì per qualche minuto abbiamo sostato alla sua ombra.
Poi sul filo di cresta fino al bivio a 2600 dove verso destra ci si instrada per via ferrata al Bivacco Bafile.
La stanchezza iniziava a farsi sentire nei muscoli delle nostre gambe che dal livello del mare della notte ci avevano spinti prima, pedalata dopo pedalata, e poi passo dopo passo, fino a 2600 metri.
Se avessimo visto il bicchiere mezzo vuoto avremmo detto che c'erano ancora 300 metri di dislivello da scalare.
Arrivati a quel punto il bicchiere lo potevamo vedere solamente non mezzo pieno, ma quasi pieno ed allora ci siamo detti che mancavano solo 300 metri di dislivello da salire e così ci siamo avviati verso la vetta sulla linea di massima pendenza del canale della Direttissima.
Dentro il ripido ambiente roccioso lavorato dal ghiaccio e tra guglie di calcare, attentamente osservando e misurando ogni passo per i piedi e le gambe affaticate, lentamente, silenziosamente ma sempre con costanza siamo arrivati al termine sulla punta della Vetta Occidentale del Corno Grande a 2912 metri sul livello del mare.
L'essenza del viaggio è il viaggio stesso.
Pescara, my city, is located on the Middle Eastern coast of Italy, on the Adriatic Sea. From its long shore, with the feet in the water is possible watching the "Corno Grande" at 2912 meters above sea level, the highest peak of the Gran Sasso massif and the "Appennini", a peak I have climbed several times.
Even as a child I thought of starting from the Pescara sea, and only with the strenght of my legs reaching the top of "Corno Grande". My friend Massimo had the same idea in his head. This our project, so was born.
From imagination to action, and so with training, will, perseverance and sweat we achieved our target.
It was still night when we started on our bikes from Pescara sea.
So pushing on the pedals, kilometer after kilometer and curve after curve we overcomed Penne, Farindola, Vado di Sole (1620 m a.s.l.), on Campo Imperatore plateau against wind, up to "Albergo di Campo Imperatore" at 2130 meters above sea level, where finished the firs part of our project.
We rested for about half an hour, then we carried on the shulders our backpacks, to start towards the top.
With slow steps we reached at 2335 meters the "Sella di Monte Aquila", then on the increasing slope up to the "Sassone", about 2500 meters a.s.l.
At 2600 meters, our legs were crying for a few minutes of rest.
Then, silently into the gully of mountaineering route "Direttissima", we climbed the last 300 meters of altitude difference up to the top of "Vetta Occidentale del Corno Grande" at 2912 meters above sea level.
The essence of travel, is the travel itself.
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