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PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
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07 gennaio 2012

--immersioni: "EPIFANIA 2012"



Carico con il bibombola 12+12 sulle spalle e con la fotovideocamera in una mano, facendo molta attenzione mentre sto percorrendo in discesa il ripido ed oggi fangoso e scivoloso stretto viottolo che porta verso l'acqua, mi sento salutare: "Ciao!"
Mi trovo davanti un tipo in completa mimetica militare e con stivaloni di gomma. Ricambio il saluto, lui sta trasportando in salita una batteria per automobili in una mano e nell'altra un piccolo motore fuoribordo del tipo elettrico.
E' un pescatore sportivo che sta sbaraccando la sua attrezzatura.
Raggiungo le sponde del lago dove di fianco alle mie pinne ed il caschetto con il faretto, che in una precedente discesa avevo portato giù c'è una piccola barchetta di plastica di color verde scuro, deve essere del pescatore.
Il tempo d'entrare con i piedi nell'acqua ed iniziar ad infilare le pinne che il tipo ritorna e, caricandosi il mezzo nautico in spalla, inizia faticosamente ad arrancare su.
Allora gli dico:"Certo che da queste parti il matto non sono solamente io!"
Si gira interrogativamente, poi afferrato il senso della mia battuta sorride e continua: "Sai, è da quattro giorni che sono accampato intorno a questo lago per pescare!"
"Però!" dico io, "Proprio una bella passione la tua!"
"Ognuno ha la sua!" ribatte lui.
E già, ha ragione. E' proprio vero, ognuno ha la sua.
Partito in piena notte da casa, arrivato all'albeggiare, sto preparandomi per una immersione profonda in solitaria nel Lago di Castelgandolfo in un sito che offre delle incredibili pendenze con l'intenzione d'esplorare una zona dove non sono mai stato.
Sistematomi per bene mi lascio andare completamente nel lago per percorrere un breve tratto in superficie fino ad uno scoglio che, un po' in alto sulla sponda, m'indicherà la partenza dell'immersione.
Sono pronto e vado.
Inizio cautamente la discesa perchè in questa zona l'acqua è molto lattiginosa ed i miei occhi non ancora si sono abituati, e per imboccare uno stretto canalone sommerso che inizia più o meno a 30 metri devo usare la bussola seguendo le indicazioni della rotta che conosco.
Nell'acqua diventata scura già dopo pochi metri rasento giganteschi massi accatastati. Ecco alla mia destra ed alla mia sinistra vedo le sponde del canale grazie all'acqua ora pulita e limpidissima. Noto "il segnavia": una sedia di plastica bianca buttata quaggiù che incontro ogni volta che m'immergo da queste parti.
Mi mantengo sul lato orografico sinistro di questa goulotte sommersa e continuo la discesa.
Ho in mano la fotovideocamera dentro la custodia però per il momento, faccio solo pochi scatti perchè sono molto concentrato sull'immersione.
Rallento ancora la discesa arrivando a 50 metri.
Gonfio un po' la stagna ed il gav, sono in assetto neutro ad un metro dal fondo. Controllo al tatto i rubinetti del "bibo" dietro la testa, e continuo lentamente. Dei grossi massi scuri d'origine lavica e piccole paretine si alternano a zone di rena spoglie.
L'illuminatore sub rischiara la strada sotto di me che fra poco andrò a percorrere.
Per quanto potente la luce, l'orizzonte che mi apre agli occhi è limitatissimo dal buio intorno però quello che vedo basta a gratificarmi: la pendenza è notevolissima.
Vado giù.
Supero i sessanta metri ed adesso scendo al rallentatore. Sento il mio respiro lento, controllo ancora i rubinetti e le luci di rispetto, una sul caschetto e l’altra agganciata con un moschettone al giubbetto.
Scelgo un grande masso e con calma mi ci dirigo.
Quaggiù c‘è un panorama lunare freddo, buio e terso. Le mie idee e le mie azioni sono altalenanti: un momento penso alla bellezza di quello che ora in questo breve tempo io solo, un po’ egoisticamente, posso osservare; il momento successivo sono a controllarmi, a verificare l’attrezzatura a monitorare. Questa altalena non ha dei breck di pausa durante i quali ragionando mi dico. “Bene, ora cambio modalità, ma procede in automatico in flusso continuo.
Osservo i due strumenti al polso che mi danno la profondità, ho raggiunto la quota stabilita e non vado oltre, 78 metri.
Mi assesto caricando ancora poco la stagna ed adesso assaporo appieno il tempo.
Come da programma che mi era prefissato, al contrario di quello che abitualmente faccio assieme ai miei amici d’immersione quando siamo qui, cioè di accostare sulla mia dritta, lo faccio invece verso sinistra per esplorare un’ampia zona sulla quale non ho mai posato gli occhi.
Non è che oggi sia alla ricerca di un qualcosa di particolare magari indirizzato dalle dritte di qualcuno.
Oggi girovago senza meta apparente, in assoluta libertà, alla ricerca di nulla di preciso.
A queste profondità non trovo buttati manufatti umani come invece se ne trovano a iosa proprio ad un tiro di sasso dalle sponde, è tutto pulito qui. Meglio.
Massi, pareti alte tre, quattro metri, corridoi tra rocce, arenili fortemente inclinati si parano davanti e generano lunghe ombre dietro di loro una volta investiti dalla mia luce artificiale. Con misurati colpi di gambe, senza mai assolutamente spingere oltre lo sforzo muscolare, avanzo con calma. Solo così e senza fretta i miei occhi possono registrare il panorama intorno.
Inizio ad adoperare in maniera più sistematica la fotovideocamera, cercando scorci.
Mi fermo e spengo completamente tutti gli illuminatori. Volgendo lo sguardo in alto dopo un po’ gli occhi nonostante la profondità riescono a percepire appena i contorni rocciosi.
E’ giunto il momento d’iniziare a riportarmi a quote superiori.
Allento un po‘, svitandola, la valvola di scarico della stagna posta sul braccio sinistro in modo tale da far fuoriuscire dal mio vestito di protezione l’aria in eccesso che si espanderà.
Continua il viaggio.
L’acqua su in alto riprende lentamente un colore verde scuro a sfumare verso tinte più chiare.
A trenta metri rincontro la zona più lattea che a tratti mi farà compagnia fino al termine del tuffo.
Nel momento fisico del passaggio dal limpido profondo al latteo superiore devo, per forza di cose, rallentare e riadattare l’andatura.
Una lunga, ma non per questo noiosa decompressione mi aspetta, ne approfitto per cercare spunti fotosub che mi vengono offerti dai tanti tronchi e rami caduti dalle sponde nell’acqua.

10 ottobre 2011

--immersioni: "IN SOLITARIA ALL'ACQUACETOSA"


Attento a non far rumore per non svegliare chi sta ancora dormendo, cercando d’attutire lo scatto piano mi chiudo alle spalle la porta di casa e scendo la rampa di scale.
Nonostante l’ampia pensilina di protezione posizionata sopra l’ingresso, aprendo il portone al pianterreno sono investito dagli schizzi di pioggia portati dentro da folate di vento dal sapore salmastro. Il temporale iniziato in piena notte sta continuando senza voler accennare a diminuire d’intensità, anzi: pare che le raffiche si facciano più intense. Osservo la fine della caduta delle grosse gocce d’acqua sull’ampio pantano che si è formato poco più in là, è illuminato da una luce al neon dal riflesso verdastro che si esalta ancor di più in contrasto con il buio attorno. Con rapidi passi mi dirigo verso il furgone al di là della strada, mi c’infilo dentro. Parto.
Percorro la strada lungo mare dove percepisco ancora meglio l’intensità del forte vento, il furgone a momenti pare scosso da una gigantesca mano sui suoi lati. Accosto, mi fermo per un attimo ed abbasso il finestrino.
Il potente urlo del vento di Grecale che ha ingrossato oltre modo l’Adriatico distante qualche decina di metri, la fa da padrone incontrastato.
Osservo ed ascolto mentre vortici d’aria in tumulto irrompono con il loro freddo soffio nell’abitacolo dell’automezzo. Rialzo il finestrino e rimetto in moto.
Percorro deserte strade cittadine strapazzate da acqua a vento prima di imboccare superstrade ed autostrade che mi condurranno alla meta in questo mio solitario viaggio nella notte, nel quale sono accompagnato dall’ipnotico andirivieni dei tergicristalli, dalla musica della radio e da vari pensieri che liberamente attraversano la mia mente.
Albeggia quando giungo sulle sponde di un altro bacino d’acqua. Questo però è un lago la cui superficie è appena increspata da un lieve e fresco refolo mattutino che si muove appena in un cielo terso libero da nubi. Nulla a che vedere con il tempaccio lasciato un paio d’ore fa alla partenza.

16 agosto 2011

--immersioni: "ACQUACETOSA"

Arrivati a quota impegnative ed osservare il fondo del lago scuro che con RIPIDA pendenza si perde non si sa dove con balze infinite sotto le nostre pinne, è l'essenza del nostro partire incondizionatamente da Pescara alle quattro del mattino ed arrivare fin quaggiù.
Questi minuti bastano per gratificare una giornata dedicata alle immersioni.