DIVING & MOUNTAINS
Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose:
"LE IMMERSIONI
IN MONTAGNA !"
- Giacinto "zeta zeta" Marchionni
- PESCARA, PE - Pescara, Italy
Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
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10 dicembre 2013
--immersioni: "UN PO' PIU' IN LA' "
Immersione nel lago di Castelgandolfo dell' 8 dicembre 2013
E’ ancora buio quando arrivo.
Solo in una zona del cielo verso est, scorgo il chiarore del crepuscolo dell’alba che un po’ alla volta fra poco si prenderà sempre più spazio.
Anche se è a pochi metri più in basso, a causa dello scuro per il momento non riesco ancora a vedere l’acqua del lago. Ne percepisco solamente il rumore dello sciabordio di piccole onde sui sassi, generato da una brezza tesa.
Mentre inizio a prepararmi per l’immersione compiendo l’oramai automatizzata serie di gesti in sequenza di preparazione dell’attrezzatura, vestizione del soffice sottomuta e della muta stagna, la luce del mattino si fa sempre più strada colorando il nero con vari toni d’azzurro. Quando finisco di fare la mie cose è giorno fatto.
Gravato con “bibo”, zavorra, pinne in una mano e custodia per videoripresa nell’altra, con attenzione e passi d’equilibrio scendo uno scomodo viottolo, oggi anche un po’ scivoloso e bagnato, fino a giungere con i piedi nell’acqua. Cammino e vi entro fermandomi solo quando, con sollievo, la spinta idrostatica mi scarica del peso dell’attrezzatura. Che belli che sono questi primi attimi a gravità zero!
Calzo le pinne e senza fretta ma con colpi delle gambe costanti, sul dorso, mi sposto in superficie.
In circa dieci, dodici minuti arrivo in quello che normalmente è il punto d’inizio di un’immersione che scende in una zona sommersa con pendenze molto sostenute.
Oggi però non mi tufferò qui.
Oggi mi sposterò perché voglio andare a dare soddisfazione alla mia perenne curiosità e voglia d’esplorazione.
Oggi butterò lo sguardo un po’ più in là.
Ed allora sempre senza forzare l’andatura, con gambate continue vado ancora lungo la sponda.
Un pescatore con la canna, seduto su un sasso, salutandomi con un cenno della mano mi dice che gli faccio scappare i pesci.
Mentre ricambio il saluto gli rispondo che invece glie li avvicino.
“Magari, almeno acchiappo qualcosa!” ribatte ridendo.
Percorro un ulteriore tratto prima di decidermi per quello che sarà il punto d’inizio, quindi accosto per riposare qualche minuto.
La brezza tesa non ha mollato e nuotare con l’attrezzatura addosso contro le piccole onde fastidiosamente contrarie alla mia direzione, è stato un bel lavoro.
Approfitto di questa pausa per compiere le ultime regolazioni e controlli sul “gruppo” e su di me.
Accendo la torcia sul casco e l’illuminatore. Scarico un po’ d’aria dal g.a.v. e dalla muta stagna ed affondo.
Quando m’immergo per la prima volta in zone a me sconosciute, ed in particolar maniera quando lo faccio in solitaria, sono molto circospetto nell’atteggiamento. Tra l’altro oggi, a causa della visibilità davvero scarsa perlomeno in questi primi metri che incontro, comunque i miei movimenti lo devono essere per forza.
Intravedo, anzi sfioro con il corpo una serie di massi accatastati. Sono l’unico orizzonte possibile ai miei occhi.
Rocce, scogli di mare e di lago sono solamente delle irregolari forme geometriche di grandezze varie che, sebbene diverse le une con le altre, vengono assimilate nella forma da noi sub in un qualcosa d’indefinito e di contorno. Oggi però l’acqua torbida e scura e la novità del sito me li fanno guardare con filtro mentale diverso: direi con rispetto ed un po‘ di gratitudine.
Scendo piano sfiorando con il fianco sinistro le mie "guide indicatrici": le “Signore” rocce drappeggiate di alghe verdastre.
A dieci metri il torbido persiste. La potente luce dell’illuminatore per foto-videoripresa, riflessa dalla spessa sospensione, a momenti è anche fastidiosa. La scosto allora leggermente di lato mitigandone almeno un po' il riverbero.
Ad una quindicina di metri sono ancora dentro corpose nuvole di minutissime particelle.
Non dico che questa situazione mi piaccia o che sia gradevole, questo no, ma i miei ragionamenti interiori, la pratica costante in queste condizioni e la curiosità, fanno si che io riesca a conviverci in maniera decente, a patto però di non abbassare mai la guardia della concentrazione.
Gli occhi divenuti ipersensibili, sfumatamente cominciano a percepire un lieve miglioramento della situazione ed a venti metri gli orizzonti s’allargano almeno di un paio di braccia.
Via via che vado giù il limo diventa meno fitto tanto che posso nuotare senza perdere l'orientamento anche distaccato dal fondale.
Là fuori è buio e freddo: 8°.
Posso finalmente ammirare spazi sommersi sui quali mai avevo posato occhi prima.
Per me questo è veramente gratificante, è l’essenza.
Sebbene protetto da muta e guanti stagni, percepisco nettamente un deciso balzo di temperatura verso il basso sulla mano sinistra e sul polso. Già nella scorsa immersione m'era successo. Probabilmente ho un'infiltrazione d'acqua sulla giuntura polsino-guanto, o un taglietto su qust'ultimo, che nel momento in cui aumenta la pressione durante la discesa fa zampillare acqua all'interno. Nulla però da condizionare il programma d'immersione.
Continuo ad andar giù.
Una netto segmento chiaro si staglia sopra una roccia. Quando mi avvicino intuisco che si tratta del corpo di un luccio morto divenuto tutto bianco ed oramai in avanzato stato di decomposizione.
Il fatto di osservare queste nuove prospettive mi entusiasma non poco e non perché abbia scoperto chissà che, si tratta solamente di un fondale di ripida inclinazione composto in alternanza da rocce e scura rena vulcanica ricoperto di un bianchissimo velo.
Dai cinquanta metri in poi l’acqua è di una trasparenza impressionante: un vero cristallo!
Bellissimo!
Mi affaccio appena fuori del limite di un gruppo di scogli che formano una balconata e, tanta è la pendenza, che pare che sotto ci sia un salto nel nulla.
Ci vado sopra e ci indirizzo il fascio luminoso.
Si dissolve nel vuoto assoluto.
Allora mi decido per scendere ancora, piano, fino a quando s’inizia a materializzare alla vista il pavimento sotto le pinne.
Qualche momento dopo ci sono proprio sopra.
Davanti ed ai miei lati, rocce verticali ed in basso un ulteriore ripido scivolo del quale non riesco a vederne la fine.
Lo seguo per un po’ superando la sessantina di metri, ma il buio pesto di questo cristallo nero mi impedisce davvero di capire dove vada a parare.
L’attenzione e la concentrazione per quello che osservo sono dilatate a dismisura.
Nonostante quaggiù non ci siano colori, sfumature tenui o una vita acquatica che movimenta il palcoscenico, questa vista scurissima e fredda ha un fascino ed un’unica bellezza che vivo appieno.
Ed è in questi attimi che i normali dubbi che erano sgorgati alla mente prima d’iniziare un’immersione come questa, vengono completamente dimenticati.
Ero venuto per andare a vedere cosa c'era un po’ più in là, ho raggiunto lo scopo.
In un successivo tuffo in solitaria effettuato il 28 dicembre '13, ho ulteriormente spostato il punto d'inizio d'immersione nuotando più lungamente in superficie.
La nuova zona esplorata, che è situata immediatamente dopo il ripidissimo fondale subacqueo già conosciuto composto da grandi scogli che si perdono a vista d'occhio, prevalentemente è formata da un monotono scivolo di rena vulcanica di moderata inclinazione che lungamente ho seguito fino a circa 64 metri di profondità.
Video dell'immersione dell' 8 dicembre
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25 febbraio 2013
--immersioni: "+4°"
La strada più che conosciuta scorre sotto le gomme dell’auto mentre Federiko ed io inganniamo il tempo chiacchierando oltre che del più e del meno, anche di svariate amenità, utili anche loro in una giornata di svago.
Nonostante il riscaldamento dell’auto, ci rendiamo conto che la temperatura esterna deve essere bassa perché il fondo stradale in certe zone è patinato di un sottilissimo strato di brina...
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14 novembre 2012
--immersioni: "L'IMBUTO"
...Ma dov'era?
Mentre ci stavamo preparando all'immersione, una signora che abitava proprio lì vicino al piccolo lago, capendo quali fossero le nostre intenzioni premurosamente ci mise in guardia dicendoci che il fondo era a forma di imbuto. Così, almeno aggiunse, si sentiva dire.
Ringraziandola, mentre terminavamo le nostre procedure di vestizione già pregustavamo un interessante tuffo dentro un imbuto lacustre profondo 14 metri (batimetrica specificata dalla scritta su un giallo cartello turistico illustrativo piantato dalla pro-loco)...
12 novembre 2012
--immersioni: "IL FORD CORTINA"
REPORT DI UN RITROVAMENTO CASUALE DA PARTE NOSTRA NELL'OTTOBRE DEL 2009 DI TRE RELITTI SOMMERSI D'AUTOMOBILI IN UNA ZONA DEL LAGO DI ALBANO (O DI CASTELGANDOLFO),POCO FREQUENTATA DA SUB.
Questo è un bacino lacustre di origine vulcanica con una profondità massima di circa 170 meti. Le sue ripide sponde, ricoperte da una fittissima vegetazione, proseguono con immutata ed invitante pendenza anche sotto il pelo dell'acqua, tant'è che già a poche decine di metri dalla riva si possono trovare notevoli "batimetrie", maggiori di 70 metri. Questa pendenza molto sostenuta del fondale per me è sempre stato un fortissimo richiamo e molto volentieri vengo ad immergermi dentro queste acque.
Questo è un bacino lacustre di origine vulcanica con una profondità massima di circa 170 meti. Le sue ripide sponde, ricoperte da una fittissima vegetazione, proseguono con immutata ed invitante pendenza anche sotto il pelo dell'acqua, tant'è che già a poche decine di metri dalla riva si possono trovare notevoli "batimetrie", maggiori di 70 metri. Questa pendenza molto sostenuta del fondale per me è sempre stato un fortissimo richiamo e molto volentieri vengo ad immergermi dentro queste acque.
Durante la risalita da un tuffo, mi decidevo di variare il normale itinerario dell'ascesa, compiendo una lunga accostata alla mia sinistra con lo scopo di andare a gettare uno sguardo su una zona poco o niente conosciuta...
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10 settembre 2012
--immersioni: "TRA GLI ULIVI L'ACQUA E' SCURA, QUASI BLU"
Alla fine di una stretta strada a tornanti che passa in mezzo ad un esteso uliveto, si arriva in un minuscolo borgo di mare stretto tra balze rocciose, deserto e quasi abbandonato...
26 giugno 2012
^^montagna: "LA PRIMA IMPRESSIONE E' QUELLA CHE CONTA"
Lo "Spigolo di Paoletto" (via alpinistica aperta il 17 agosto 1974 da Piergiorgio Coccia, Marco Florio ed Angelino Passariello) percorre un ben distinto sperone molto arrotondato che delimita sulla destra il lungo contrafforte roccioso della parete nord del Corno Piccolo.
La salita alpinistica si svolge sempre su roccia ottima...
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via Spigolo di Paoletto
04 giugno 2012
--immersioni: "GORGONIE AMMALIATRICI"
Con l'autorespiratore sulla schiena scendere giù.
E poi ancora continuare a calarsi nel mare blu, su profondissime balze sommerse completamente ricoperte di splendide gorgonie che possono anche assumere la doppia colorazione giallo e rossa.
Sono ovunque e da qualsiasi parte si volga lo sguardo, fittamente sono lì ad ammaliare per un po' i nostri occhi e la nostra mente...
27 maggio 2012
--immersioni: "GLI ESTETI DELL'ASSETTO"
L’obbiettivo del mio programma è quello di prendere dei riferimenti a terra, sulla sponda del lago, in corrispondenza della paretina sommersa dell'Annunciata.
Per fare ciò condurrò la prima parte dell’immersione come ho sempre fatto.
Entrando in acqua nel consueto punto percorrerò pinneggiando in superficie un tratto di lago, poi m’immergerò transitando sopra quelle formazioni oramai ben note fino ad individuare dei ben precisi contrafforti rocciosi, che non sono altro che la parte più alta della struttura.
Dopo per rotta che mentalmente annoterò risalirò verso l’alto seguendo la linea di massima pendenza del declivio, fino a riemergere sulla sponda del bacino dove individuerò dei punti fissi che mi torneranno utili quando vorrò successivamente tuffarmi direttamente quasi sulla verticale della “paretina”.
Se nella precedente immersione in solitaria avevo nuotato dentro un’acqua con pessima visibilità oggi, non credendo che ciò potesse essere ulteriormente possibile, lo sto facendo in condizioni di orizzonti visivi praticamente quasi nulli.
Con molta fatica ed a passo di lumaca sorpasso le note cianfrusaglie buttate proprio sotto sponda e quindi mi sposto un paio di metri più in basso.
Qui tutto è di un uniforme color ocra cupo nel senso che sono dentro una nuvola di sospensione fangosa, o per meglio dire anch‘io ne faccio parte.
Già di per se queste condizioni sono decisamente provanti e se ci si aggiunge anche un’ombra scura che mi guizza improvvisa da sotto, allora non manca proprio nulla!
L’ombra risultava essere poi un persico di un paio di palmi di lunghezza che a malapena scorgo a venti centimetri dalla maschera.
Gorgogliando sconce parole nell’erogatore lo mando a quel paese inveendo con un’imprecazione tipica del dialetto pescarese anche nei confronti della sua genitrice che lo fece nascere da una covata di qualche migliaia di uova non so quanto tempo fa.
La sfuriata contro l'incolpevole pesce da sfogo tramite bolle alla tensione latente che la situazione oggettiva dell'immersione crea.
Ora a causa della poltiglia fangosa che rende zero gli spazi visivi intorno, praticamente non riesco più a nuotare elegantemente e striscio arando la melma appiccicosa, questa è l’unica maniera per poter andare avanti. Per un attimo sorrido tra di me pensando a cosa direbbero se riuscissero a vedermi certi miei conoscenti, “esteti assoluti” dell’assetto e del, come lo chiamano loro, "trim" ... o tram!
Con queste condizioni non ha senso andare avanti.
Mi do un’ultima possibilità, proverò a spostarmi ancora un po’ più in basso di un paio di metri a cercare acque nelle quali almeno ci si può muovere.
Conoscendo questo posto, subacqueamente parlando, so che uno strato di 6-7 metri di torbido spesso staziona nelle zona più superficiale e con gli occhi appiccicati al profondimetro che ho al polso molto cautamente mi muovo.
La situazione migliora quel tanto che basta per farmi continuare. Visibilità mezzo o al massimo, un metro. Prima davvero non era cosa.
Se la faccenda rimane così, anche se non è un gran che, posso portare a termine il programma che mi ero prefissato.
Proseguo seguendo verso il basso la roccia che mi accompagna, e vi scendo davanti. Con la torcia compio dei brandeggi da destra a sinistra sventagliando luce sulla parete per poterne osservare bene i contorni e così arrivo alla base per poi, sempre a velocità forzatamente ridotta, costeggiarla da una parte all’altra.
In questa atmosfera buia e lattiginosa, osservando degli scorci conosciuti da un’angolazione diversa sembra di vederne per la prima volta dei nuovi.
Finita questa ricognizione ed individuato più o meno il punto centrale del monolito sommerso, lentamente lo risalgo in verticale fino a raggiungerne il suo top.
Da qui inizio la parte finale del lavoro.
Ponendomi sulla massima pendenza ed in direzione delle acque basse risalgo prendendo con esattezza i rilevamenti bussola sulla rotta che seguo.
Ritrovo per un tratto la fittissima nuvola ocra grazie alla quale riprendo l’andatura strisciante sul fango e, naturalmente, ripenso agli “esteti”, qui li vorrei proprio vedere.
Fortunatamente la nuvolaccia non è tanto estesa e ne esco dopo un minuto.
Intanto sempre dritto sulla mia rotta ho guadagnato quota ed anche luminosità andando a finire in mezzo ad una zona di piante lacustri tipiche del bassofondo, dove sosto ancora qualche minuto per la tappa di sicurezza prima di riemergere curioso di vedere in quale zona del lago mi trovo.
Ecco, ci sono, posso andare su.
Memorizzo con esattezza degli inconfondibili punti notevoli, e per esserne più certo nuotando in superficie mi allontano di poco verso il centro del lago per avere una visione d’insieme più larga. Molto bene, mi dico soddisfatto e pinneggiando blandamente, galleggiando ripercorro a ritroso tutta la strada che avevo fatto all’andata immerso.
Giacinto Marchionni
Qui tutto è di un uniforme color ocra cupo nel senso che sono dentro una nuvola di sospensione fangosa, o per meglio dire anch‘io ne faccio parte.
Già di per se queste condizioni sono decisamente provanti e se ci si aggiunge anche un’ombra scura che mi guizza improvvisa da sotto, allora non manca proprio nulla!
L’ombra risultava essere poi un persico di un paio di palmi di lunghezza che a malapena scorgo a venti centimetri dalla maschera.
Gorgogliando sconce parole nell’erogatore lo mando a quel paese inveendo con un’imprecazione tipica del dialetto pescarese anche nei confronti della sua genitrice che lo fece nascere da una covata di qualche migliaia di uova non so quanto tempo fa.
La sfuriata contro l'incolpevole pesce da sfogo tramite bolle alla tensione latente che la situazione oggettiva dell'immersione crea.
Ora a causa della poltiglia fangosa che rende zero gli spazi visivi intorno, praticamente non riesco più a nuotare elegantemente e striscio arando la melma appiccicosa, questa è l’unica maniera per poter andare avanti. Per un attimo sorrido tra di me pensando a cosa direbbero se riuscissero a vedermi certi miei conoscenti, “esteti assoluti” dell’assetto e del, come lo chiamano loro, "trim" ... o tram!
Con queste condizioni non ha senso andare avanti.
Mi do un’ultima possibilità, proverò a spostarmi ancora un po’ più in basso di un paio di metri a cercare acque nelle quali almeno ci si può muovere.
Conoscendo questo posto, subacqueamente parlando, so che uno strato di 6-7 metri di torbido spesso staziona nelle zona più superficiale e con gli occhi appiccicati al profondimetro che ho al polso molto cautamente mi muovo.
La situazione migliora quel tanto che basta per farmi continuare. Visibilità mezzo o al massimo, un metro. Prima davvero non era cosa.
Se la faccenda rimane così, anche se non è un gran che, posso portare a termine il programma che mi ero prefissato.
Proseguo seguendo verso il basso la roccia che mi accompagna, e vi scendo davanti. Con la torcia compio dei brandeggi da destra a sinistra sventagliando luce sulla parete per poterne osservare bene i contorni e così arrivo alla base per poi, sempre a velocità forzatamente ridotta, costeggiarla da una parte all’altra.
In questa atmosfera buia e lattiginosa, osservando degli scorci conosciuti da un’angolazione diversa sembra di vederne per la prima volta dei nuovi.
Finita questa ricognizione ed individuato più o meno il punto centrale del monolito sommerso, lentamente lo risalgo in verticale fino a raggiungerne il suo top.
Da qui inizio la parte finale del lavoro.
Ponendomi sulla massima pendenza ed in direzione delle acque basse risalgo prendendo con esattezza i rilevamenti bussola sulla rotta che seguo.
Ritrovo per un tratto la fittissima nuvola ocra grazie alla quale riprendo l’andatura strisciante sul fango e, naturalmente, ripenso agli “esteti”, qui li vorrei proprio vedere.
Fortunatamente la nuvolaccia non è tanto estesa e ne esco dopo un minuto.
Intanto sempre dritto sulla mia rotta ho guadagnato quota ed anche luminosità andando a finire in mezzo ad una zona di piante lacustri tipiche del bassofondo, dove sosto ancora qualche minuto per la tappa di sicurezza prima di riemergere curioso di vedere in quale zona del lago mi trovo.
Ecco, ci sono, posso andare su.
Memorizzo con esattezza degli inconfondibili punti notevoli, e per esserne più certo nuotando in superficie mi allontano di poco verso il centro del lago per avere una visione d’insieme più larga. Molto bene, mi dico soddisfatto e pinneggiando blandamente, galleggiando ripercorro a ritroso tutta la strada che avevo fatto all’andata immerso.
Giacinto Marchionni
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02 maggio 2012
--immersioni: "LA PARETE DELL'ANNUNCIATA"
Questa volta in solitaria, dopo una settimana, sono nuovamente sulle sponde del LAGO DI SCANNO per tornare ad immergermi su quella che abbiamo battezzato “la parete”.
In equilibrio sopra sassi ricoperti con barbe di alghe infilo le pinne ai piedi, poi maschera e casco con i fari, quindi mi lascio galleggiare in acqua finalmente a gravità zero...
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Lago di Scanno,
racconto
29 febbraio 2012
^^montagna: "LA COMPAGNIA BELLA"
Sopra una stretta cengia rocciosa larga poco meno di un metro che si affaccia da una bella parete, la nostra cordata composta di tre persone è appena arrivata.
Mentre armeggiamo con corde e moschettoni per assicurarci sull’esile sosta, sentiamo le voci di altri due gruppi di scalatori che stanno per raggiungerci sul nostro stesso balconcino. Questo posto non è altro che un naturale punto comodo (sopra una parete di montagna il concetto di comodo è molto relativo) sul quale naturalmente si convogliano delle vie alpinistiche che salgono le une di fianco le altre...
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via LA COMPAGNIA BELLA
02 novembre 2011
--immersioni: "4 PAIA DI SCARPE"
UN SOLITARIO VIAGGIO SOTTO IL LAGO DI PATERNO
Curvo a destra, lasciando così la Strada Statale numero 4, per imboccare una traversa laterale che in poco meno di un minuto d’orologio mi porta alla meta odierna.
Spengo il motore e scendo dal furgone.
I miei occhi osservano un tranquillo e classico paesaggio da spensierata gita domenicale: un piccolo laghetto sulle cui acque superficiali, appena increspate da una brezza, nuotano starnazzando palmipedi.
Completano l’icona perfetta ombrosi arbusti, canneti sparsi, una spiaggia erbosa ed un piccolo bar sotto un chiosco.
Questa, però, è solo una fugace immagine.
I miei occhi già vedono oltre...
Curvo a destra, lasciando così la Strada Statale numero 4, per imboccare una traversa laterale che in poco meno di un minuto d’orologio mi porta alla meta odierna.
Spengo il motore e scendo dal furgone.
I miei occhi osservano un tranquillo e classico paesaggio da spensierata gita domenicale: un piccolo laghetto sulle cui acque superficiali, appena increspate da una brezza, nuotano starnazzando palmipedi.
Completano l’icona perfetta ombrosi arbusti, canneti sparsi, una spiaggia erbosa ed un piccolo bar sotto un chiosco.
Questa, però, è solo una fugace immagine.
I miei occhi già vedono oltre...
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10 ottobre 2011
--immersioni: "IN SOLITARIA ALL'ACQUACETOSA"
Attento a non far rumore per non svegliare chi sta ancora dormendo, cercando d’attutire lo scatto piano mi chiudo alle spalle la porta di casa e scendo la rampa di scale.
Nonostante l’ampia pensilina di protezione posizionata sopra l’ingresso, aprendo il portone al pianterreno sono investito dagli schizzi di pioggia portati dentro da folate di vento dal sapore salmastro. Il temporale iniziato in piena notte sta continuando senza voler accennare a diminuire d’intensità, anzi: pare che le raffiche si facciano più intense. Osservo la fine della caduta delle grosse gocce d’acqua sull’ampio pantano che si è formato poco più in là, è illuminato da una luce al neon dal riflesso verdastro che si esalta ancor di più in contrasto con il buio attorno. Con rapidi passi mi dirigo verso il furgone al di là della strada, mi c’infilo dentro. Parto.
Percorro la strada lungo mare dove percepisco ancora meglio l’intensità del forte vento, il furgone a momenti pare scosso da una gigantesca mano sui suoi lati. Accosto, mi fermo per un attimo ed abbasso il finestrino.
Il potente urlo del vento di Grecale che ha ingrossato oltre modo l’Adriatico distante qualche decina di metri, la fa da padrone incontrastato.
Osservo ed ascolto mentre vortici d’aria in tumulto irrompono con il loro freddo soffio nell’abitacolo dell’automezzo. Rialzo il finestrino e rimetto in moto.
Percorro deserte strade cittadine strapazzate da acqua a vento prima di imboccare superstrade ed autostrade che mi condurranno alla meta in questo mio solitario viaggio nella notte, nel quale sono accompagnato dall’ipnotico andirivieni dei tergicristalli, dalla musica della radio e da vari pensieri che liberamente attraversano la mia mente.
Albeggia quando giungo sulle sponde di un altro bacino d’acqua. Questo però è un lago la cui superficie è appena increspata da un lieve e fresco refolo mattutino che si muove appena in un cielo terso libero da nubi. Nulla a che vedere con il tempaccio lasciato un paio d’ore fa alla partenza.
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Acquacetosa,
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31 luglio 2011
--immersioni: "UNA SETTIMANA DOPO: RISORGENZA LA FOCE"
UNA SETTIMANA DOPO.
Viste le ottime condizioni di visibilità trovate in grotta sette giorni fa, ne approfittiamo per un altro tuffo.
Per movimentare tutte le attrezzature sub caricate in spalla ci siamo sobbarcati, sudando e faticando non poco, ancora svariati viaggi in salita ed altrettanti in discesa camminando sul ripido sentierino, più la nuotata subacquea lunga ad occhio e croce circa 800 metri dentro il budello...
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Monti Simbruini,
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risorgenza LA FOCE,
Speleosubacquea,
Trevi nel Lazio
25 luglio 2011
--immersioni: Risorgenza "LA FOCE"
Speleosubacquea nei monti Simbruini. Con una strada tutte curve e tornanti, attraverso il boscoso Appennino dei monti Simbruini dall'Abruzzo scendiamo sul versante laziale in direzione di Trevi(FR). Superato il paese percorriamo ancora qualche chilometro prima di svoltare in una carrareccia ghiaiosa per fare l'ultimo breve tratto del nostro viaggio.
Accostiamo e scendiamo dalle auto e finalmente possiamo sgranchirci un po' le gambe costrette in anomale posizioni tra le varie sacche di equipaggiamenti sub stivate nella macchina.
Scarichiamo tutte le attrezzature, formano un bella catasta che con diversi via vai, pazienza e fatica dovrà essere trasportata per circa mezzo chilometro, fino all'ingresso dell'antro sommerso che andremo ad esplorare.
Dal punto nel quale ci troviamo uno stretto sentiero nascosto nel sottobosco ci porta verso il torrentello che scorre in fondo alla valle. In alcuni tratti più sdrcciolevoli fissiamo agli alberi dei pezzi di corda come corrimano.
Portiamo prima i carichi pesanti, i bibombola, ed iniziamo il primo viaggio stando attenti in un paio di punti scivolosi. Superati quelli si tratta solamente di sudare e sgobbare.
Così si arriva fino all'alveo del torrentello che guadiamo. Dalla destra giunge un altro rivolo d'acqua. Andiamo in quella direzione e poco dopo scarichiamo le pesanti bombole a terra. Il primo viaggio è andato. Prima di risalire superiamo uno piccolo sperone roccioso per dare uno sguardo al punto nel quale entreremo in acqua. Nel fondo di una piccola e muschiosa grotta in penombra, c'è una piccola pozza d'acqua cristallina. Il livello della risorgiva è più basso del solito. Da qui inizia un sifone sommerso lungo diverse centinaia di metri che si addentra nelle viscere del calcare. Ci scambiamo opinioni su come effettuare l'ingresso in acqua, poi via a risalire il sentiero per continuare il facchinaggio.
Su e giù fatichiamo e sudiamo ancora due volte per completare il trasporto.
All'ombra, sdraiati e seduti riposiamo per recuperare energie, bevendo e mangiando mentre parliamo della penetrazione che andremo a fare.
Arrivati alle otto del mattino inizieremo l'immersione a mezzogiorno. In genere gli speleosub che visitano questa grotta impiegano due giorni: il primo per compiere il trasporto, ed il secondo, dopo aver dormito, per l'immersione.
Iniziamo quindi a preparaci, assemblando prima gli autorespiratori e poi indossando sottomuta e mute stagne. Effettuaiamo gli ultimi controlli, ed una volta pronti ci avviamo verso il piccolo specchio d'acqua nel quale c'infileremo.
Uno alla volta, dal greto di sassi scivolosi infiliamo le pinne ed entriamo nell'acqua stretti gli uni agli altri nel poco spazio.
Ennesima regolazione e quindi l' O.K.: iniziamo il viaggio.
La luce naturale di colpo si spegne. Entriamo nel buio assoluto che da questo momento sarà rischiarato solamente dai nostri illuminatori.
Come da precisa pianificazione procediamo in fila indiana seguendo il filo guida.
Siamo entrati in un mondo onirico: un tunnel sommerso a volte più largo ed a volte più stretto caratterizzato da stalattitti, stalagmiti ed altre formazioni causate dal gocciolio dell'acqua quando l'antro non era allagato. Le torce sub proiettando i loro fasci su queste strutture creano degli strani giochi di ombre e luci in continuo movimento e sembra che di colpo tutto attorno prenda mivimento.
Stiamo percorrendo una sezione lunga più o meno circa 350 metri rimanendo ad una quota media, rispetto al livello odierno, di circa 5-6 metri di profondità. In questo tratto il tragitto non è lineare. Ci sono delle curve, risalite, basse strettoie dove bisogna nuotare il più possibile schiacciati sul fondo.
Oggi ci dice bene perché l'acqua è di una straordinaria limpidezza.
Essendo io il video-man, tra le mani ho la custodia della fotovideocamera subacquea con su montato il potente illuminatore. Progredire così mi crea un po' più di resistenza all'acqua, però è il prezzo che personalmente dovrò pagare per registrare indelebili ricordi.
Tra noi solo essenziali segnali, basta vedere reciprocamente tutte le luci per avere senza comunicazioni la situazione del team.
Siamo giunti al termine del lungo e tortuoso tunnel prima che questo con angolo deciso vada verso il basso scavallando una sella di roccia.
Il corridoio si allarga e sotto di noi possiamo osservare il budello che scende giù, con sul pavimento scura sabbia vulcanica. Lo percorriamo per un pezzo verso il basso, poi devo interrompere la discesa perchè non riesco a compensare un orecchio. Risalgo qualche metro per decongestionarlo. Niente. Ripeto l'operazione ancora. Non se ne parla proprio. I miei amici aspettano lì vicino. Provo per l'ultima volta. No, la tuba di Eustachio è tappata, non va. Segnalo il pollice verso l'alto: si risale, si esce.
Prima di ripercorrere il lungo tunnel riemergiamo in una bolla aerea respirabile, dove ci scambiamo entusiastiche impressioni reciproche e dove spiego il motivo del mio stop a proseguire.
Poi giù, c'è parecchia strada da ripercorrere.
Scatto foto e faccio videoriprese in quadri surreali tra rocce pennellate dalle sfumature azzurre, riflesse delle torce subacquee.
Una pinneggiata dietro l'altra senza interruzione, accompagnate dal costante rumore delle bolle di scarico dell'autorespiratore ci fanno avanzare verso l'uscita, fin quando il nero che si vede oltre l'alone delle luci artificiali diventa un azzurro sfumato. Siamo giunti al termine del viaggio.
Una lieve pressione al pulsante di carico del g.a.v. e ci troviamo a galleggiare ancora stretti gli uni agli altri in superficie nella stretta pozza d'ingresso.
E' così sempre per i sub: quando si riemerge da un'indimenticabile immersione l'entusiasmo di dentro sgorga in un fiume di parole.
Indimenticabili, però, saranno anche i tre viaggi con i carichi delle pesanti attrezzature che ci aspettano!
Giacinto Marchionni
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Trevi nel Lazio
14 dicembre 2010
--immersioni:speleosubacquea nella RISORGENZA DI CAPODACQUA
Il sottile filo bianco tesato con una legatura tra un nero tubo di gomma di una conduttura ed un altro punto fisso, è visibile sotto le nostre pinne mentre galleggiamo ancora in superficie.
Stiamo per infilarci in una grotta sommersa che si snoda per circa 400 metri tra saliscendi, qualche strettoia, varie tortuosità, giravolte ed anche un paio di risalite in bolle d’aria.
Questa minuscola pozza sorgiva incastonata tra un boschetto da un lato e dall’altro da una tranquilla campagna dove vediamo pascolare quiete mucche e pecore, oggi ci si presenta con acqua chiarissima e basso fondo decorato da sassi ricoperti da lunghe alghe verdi che ondeggiano alla corrente.
Così, di primo acchitto, nulla farebbe pensare che proprio lì sotto, forse neanche ad un metro e mezzo di profondità c’è l’ingresso di un lungo e stretto antro sommerso.
Basta qualche colpo di pinna ed un’ansa della grotta per trovarsi di colpo dentro un’altra realtà subacquea: quella del buio perenne che ci accompagnerà da questo momento fino al termine.
Grazie agli illuminatori che ci portiamo appresso ci facciamo strada guidati dalla fidata “compagna d’immersione”, la "linea d'immersione" (main-line), un cavetto posizionato come filo d’Arianna su tutto il percorso di questa risorgenza. Su di essa a costanti intervalli ci sono delle targhette in plastica bianca indicanti la distanza dall’uscita.
L’irregolare cunicolo scavato nella roccia, nel quale abbiamo iniziato a progredire, metro dopo metro presenta una diversa morfologia: materiale nuovo per gli occhi che solletica enorme curiosità.
Spuntoni, lame, asperità levigate dall’acqua e dai detriti, sassi sparsi, clessidre, diramazioni laterali, basse volte schiacciate, camere più ampie, corridoi, uno stretto passaggio nel quale puntandoci con mani e pinne abbiamo dovuto energicamente spingerci per vincere la corrente contraria che per effetto fisico in quella strozzatura era notevolmente forte. E poi ancora, percorsi in lenta ascesa, ripide discese, massi tra i quali zigzaghiamo.
Le luci illuminano angoli remoti che invogliano a fermarsi un po’ di più per poter così dare uno sguardo approfondito.
Il programma dell’immersione pianificato dettagliatamente all’aria però va scrupolosamente messo in pratica. Nessuna divagazione sul tema. La bianca “linea guida” ci attende sempre lì.
Con pochi e ben codificati segnali luminosi ci comunichiamo l’essenziale.
Sul pavimento di calcare c’è un lieve strato di sedimento, per questo motivo cerchiamo d’essere attenti a non sollevarlo con i colpi ritmati delle pinne.
Si va avanti.
La “linea” in effetti non è retta, ma geometricamente forma quella che si dice una “spezzata”. Ad ogni variazione d’angolo essa è solidamente fissata alla roccia o con chiodi da alpinismo, oppure con legature varie. In certi tratti viaggia alta sul soffitto, in altri bassa oppure da un lato.
Percorriamo un tratto in decisa risalita dove le cifre del profondimetro, nettamente, continuano a diminuire fin quando lo sguardo percepisce l’effetto a specchio della luce artificiale che vista dal basso si riflette sul pelo dell’acqua: riemergiamo in una ampia sala.
Bello!
Le luci illuminano l’alta volta sopra le teste.
Parliamo, le nostre voci rimbombano all’interno della vasta cavità mentre il vapore che esce dalle bocche si condensa in nuvolette.
Abbiamo percorso circa 250 metri, questo è il capolinea della nostra immersione.
Sulle pareti all’aria di questa stanza c’è uno strato di fango colato dall’alto sul quale si possono vedere nette le impronte delle ditate della mano di qualcun altro che è stato qui dentro.
Prima di riprendere la strada del ritorno, si ricontrolla la pressione del gas all’interno delle bombole. Il margine è ampio, d’altronde era stato anch’esso previsto in base ai consumi personali nella fase di programmazione.
Prima di ripartire diamo un’ultima occhiata all’ambiente intorno poi via giù nello specchio d’acqua dal quale eravamo sbucati.
Da questo momento in poi il flusso della corrente sarà a nostro favore e si faticherà un po’ meno, così rapidamente riguadagnamo metri d’acqua scendendo nel basso cunicolo che poco prima avevamo percorso. Come mai, in questa situazione d’immersione in grotta, diversa dalle normali immersioni nelle quali c’è sempre comunque un’uscita libera verso l’aria, il tempo che passa è scandito dallo spazio che si percorre e dalla scorta di gas che si consuma.
I tratti superati all’andata sembrano appena un po’ più familiari di prima.
I fari illuminano davanti le strane architetture di roccia e la “linea” che ci sta conducendo verso l’uscita.
Arrivati alla strettoia nella quale all’andata avevamo dovuto faticare un po’ per superarla controcorrente, a favore di questa invece siamo sputati fuori senza battere un colpo di pinna.
Si pinneggia ancora per poco prima di veder comparire alla vista l’alone luminoso celeste-azzurro della luce naturale che irrora l’uscita della grotta. Per gli occhi è netto il contrasto con il buio fin’ora incontrato.
Siamo fuori e riemergiamo.
Entusiastici i commenti per questa esperienza.
Giacinto Marchionni
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30 novembre 2010
--immersioni:COME COMPAGNI I PROPRI PENSIERI
La musica di Battiato fluisce gradevole dagli altoparlanti mentre la pioggia, discontinua, a tratti picchietta sul lunotto anteriore del mio furgone.
Il viaggio in autostrada è un po’ monotono, infatti i panorami che posso osservare sono limitati dalla potenza del cono di luce generato dai fari dell’automezzo che, invariabilmente, mi fanno vedere le strisce bianche di segnalazione orizzontale sull’asfalto bagnato.
Così, nella notte, mi sposto verso la meta facendo viaggiare anche la mia mente tra i più svariati argomenti.
Vi arrivo che è ancora buio. Solo qualche luce tremolante, che si riflette sdoppiandosi nell’acqua, rivela la presenza del grande lago...
Il viaggio in autostrada è un po’ monotono, infatti i panorami che posso osservare sono limitati dalla potenza del cono di luce generato dai fari dell’automezzo che, invariabilmente, mi fanno vedere le strisce bianche di segnalazione orizzontale sull’asfalto bagnato.
Così, nella notte, mi sposto verso la meta facendo viaggiare anche la mia mente tra i più svariati argomenti.
Vi arrivo che è ancora buio. Solo qualche luce tremolante, che si riflette sdoppiandosi nell’acqua, rivela la presenza del grande lago...
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19 aprile 2010
--immersioni: ACQUACETOSA
Per me curiosare, esplorare, gettare gli occhi in un posto nuovo è estremamente gratificante. Ieri 18 aprile 2010 ho avuto la fortuna di poterlo fare sott'acqua durante un'immersione nel LAGO DI CASTELGANDOLFO. Previa osservazione di una carta nautica con relative curve batimetriche, avevo individuato una zona con un fondale molto inclinato che aveva solleticato già da qualche tempo la mia curiosià...
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15 febbraio 2010
--immersioni: ABILI EL SAGHIR
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Una macchia di color verde acqua di forma perfettamente circolare si staglia nettamente dal blu del mare profondo tutt'attorno. Confrontando le dimensioni della barca sulla quale stiamo navigando con quelle di questo REEF, stimo che la sua circonferenza debba essere di non più di 200, 250 metri. Siamo arrivati in un momento di bassa marea, e così le sue propaggini coralline si trovano all'aria...
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31 gennaio 2010
--immersioni: IMMERSIONE CON BABBO NATALE!
NATALE 2008
Dentro il mio furgone blu, al tepore ed al riparo dai fiocchi di neve che livemente cadono dal cielo grigio, sto indossando la muta. Fra poco m'immergerò nel fiume "silente", il Tirino. Preso dallo scorrere dei miei pensieri, all'inizio non faccio caso a dei rumori che provengono da fuori. Poi, invece, sopra il silenzio totale che si espande nella valle tutt'intorno, ascolto un rumore di acqua che gorgoglia... Esco dall'abitacolo e volgo lo sguardo verso il fiume... Non vedo nulla, ...anzi si! Qualcosa si muove sott'acqua... E che èAguzzo la vista e sotto il tremolare del liquido in superficie vedo una macchia rossa che si muove e si avvicina verso la riva, verso di me! Il rossore subacqueo si ingrandisce sempre più! Non riesco proprio a capire di cosa si tratti... Avanza... Avanza... Meraviglia e stupore si stampano sul mio viso quando la macchia rubiconda esce dall'acqua... Mi ritrovo così faccia a faccia con "nientepopodimenoche".... BABBO NATALE !
Un babbo natale sub!
"E tu cosa ci fai qui?" mi dice con voce tonante
"Io che ci faccio qua? BABBO NATA' mi sa che c'è qualcosa che non quadra," dico io " 'Sto fiumicello lo conosco come le mie saccoccie, praticamente è quasi casa mia! Piuttosto, tu che ci fai quà?" "Beh, io...ehmm...veramente..." tentenna imbarazzato
"Tranquillo BABBO NATA', mica ti mangio, di', racconta dai.." "...Mi sa...."bisbiglia
"Oh BABBO NATA' che cosa ti sa?"
"Mi sa che mi sono perso..." mi dice ad occhi bassi.
"Cosa.......???"
"Ma cosa, cosa?"
"Cosa mi stai dicendo che tu, BABBO NATALE, ti sei perso?" e gli scoppio a ridere in faccia sulla barba bianca!
"oh, però un po' di rispetto, in fondo sono sempre BABBO NATALE, che diamine!" mi replica risentito.
"Scusa BABBO NATA', c'hai ragione! Sai com'è, però, non è che capita tuuti i giorni di trovarsi di fronte un babbo natale sub e che s'è pure perso!" a fatica trattengo le risa!"...A proposito, scusa ma io non mi sono ancora presentato, sono ZETA ZETA, piacere!"
"ZETA ZETA.... e che caxxo di nome è?" ora è lui a scompisciarsi dalle risate, continua..."AGENTE SEGRETO ZETA ZETA" e si sbellica ancora! Chi la fa l'aspetti..1 ad 1 palla alcentro!
"Babbo Nata' è un nome come un altro... "Hi Hi Hi...." sghignazza ancora in tono calante.. Riparto io "BABBO NATA', allora com'è 'sta' storia che ti sei perso?" Smette di starnazzare di colpo...tiè...e riprende il tono dimesso di prima. .......... "Allora racconta, mo' siamo diventati amici no?"
"AMICI!...è una parola grossa!
"BABBO NATA', ma che fai, mercanteggi? Anche tu?"
"Oh agente segreto zeta zeta...hi hi... devo campà pure io...
cogito....e, lampo di genio, gli dico "BABBO NATA', facciamo un patto!"
Che patto?
Tu mi racconti la storia di come ti sei perso, ed io ti faccio da guida sub per un giro sott'acqua dentro 'sto fiume! ....cogita lui adesso e poi mi dice "OK agente segreto ZETA ZETA!" Ed inizia a raccontarmi la faccenda......
..... La notte di natale me ne andavo in giro con la mia slitta trainata dalle renne e come ogni anno stavo consegnando i regali. Sai, un lavoro un po' stressante sotto le case oramai non trovo più da parkeggiare il mio mezzo! poi bisogna arrampicarsi sui tetti, calarsi dai camini con il sacco sempre più pesante sulle spalle, sai l'età...Finalmene, comunque, arrivo all'ultima consegna: poggio il regalino sotto l'albero e faccio per reinfilrmi su per il camino quando vedo appoggiata sul tavolo una bottiglia piena di vino rosso! Oh, fuori faceva freddo, io avevo finito tutto il lavoro per quest'anno, in fondo, perchè no, un cicchettino me lo meritavo proprio!...Glu glu glu...glu glu gu... glu....Hic!...praticamento mi sono scolato tutta la fiaschetta e mezzo m'briaco mi sono addormenato sul pavimento!...Quando di colpo, dopo, mi son svegliato sono corso subito fuori ma le renne non c'erano più!...Disperato sono rientrato in casa ho aperto una porta ed ho trovato st'attrezzatura da sub che così ho prelevato... BABBO NATA' chiamiamo le cose col proprio nome: L'HAI FREGATA!... Agente segreto ZETA ZETA, sei troppo pignolo... comunque queste sono solo piccole sfumature.... insomma mi metto 'sta roba addosso per non farmi riconoscere, rivado giù in strada cammino un po', vedo l'acqua di un fiume, mi ci butto dentro e.... il resto della storia la conosci!
Beh , effettivamente 'na bella storia, ci voleva un po' di fantasia solo ad immaginarla, poi ad esserci capitato dentro!....BABBO NATA', non è che dopo il vinello ti sei fatto pure.....un tocco di fumo?
Ma cosa dici? IO SONO BABBO NATALE!
UUUH e che fai il permaloso mo'? E che sarà mai 'na spippata!...Va be, ora tocca a me, ogni promessa è debito. Mi hai raccontato la tua storia ed io ti porto a fare un bel giro sotto questo bel fiume! ... ... Via giù! ... ... Babbo Natale è pure un bravo sott'acqua ... ... Riemerso s'era tolto la GIUBBA ROSSA e pure un pezzo di muta quando le mie narici hanno sniffato un penetratnte odore... d'acido urico: A BABBO NATA' ma che ti sei scompisciato nella muta? ...Ehm...ma i sub non fanno così...l'acqua era fredda...io c'ho pure 'na cifra d'anni quindi un po' d'incontinenza...
A BABBO NATA', rimettiti immediatamente la muta addosso! ... S'é rivestito di tuto punto con l'attrezzatura e l'ultima cosa che mi ha detto prima di ripartire sott'acqua è stata che doveva assolutamente ritrovare la slitta e le renne perchè il 6 gennaio ha un appuntamento con una "pischelletta strafigona", che fa il suo stesso lavoro, che gli ha promesso non so quale ... regalo! Allora io gli ho detto: "BABBO NATA', ma chi è 'sta pischelletta strafigona la Befana!"
....La conosci anche tu? mi ha risposto.
SOLO IO?...BABBO NATA' la conoscono tutti, e passata e ripassata da tutti! ... E' andato via meditando....
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29 gennaio 2010
--immersioni: UN'IMMERSIONE SOLAMENTE...IMMAGINATA
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(Piattaforma FRATELLO CLUSTER)
Nonostante l'Abruzzo s'affacci sul medio Adriatico, per noi che ci abitiamo, subacqueamente parlando, è proprio vita grama. Per tutto il litorale, infatti, il fondale degrada lievemente e costantemente con un blando declivio sabbioso/fangogso, per trovare solamente lontano dalla costa delle rilevanti profondità. Quà, dalle nostri parti, rocciose morfologie sottomarine ce le possiamo solamente sognare la notte. A poche decine di chilometri dal mare, in linea d'aria, s'elevano dei massicci montuosi che arrivano a sfiorare anche 2900 metri di quota e, ironia della sorte, non sono altro che masse di calcare che milioni d'anni fa erano il fondo di caldi mari. Non di rado capita, infatti, che girovagando per questi monti ci si può imbattere in reperti fossili di conchiglie oppure anche denti di squalo. Comunque noi sfortunati, sempre subacqueamente parlando, sub abruzzesi le immersioni le dobbiamo inventare, oppure...immaginare!
E' il crepuscolo dell'alba di un mattino d'estate...
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