La mia foto
PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
Visualizzazione post con etichetta MAR ROSSO. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MAR ROSSO. Mostra tutti i post

30 novembre 2016

--immersioni: "SQUALI MARTELLO E LONGIMANUS ... CONTROCORRENTE"


Durante la settimana da girovaghi del Mar Rosso per le varie scogliere coralline spesso lontane dalla costa, più volte abbiamo avuto modo di incontrare nel corso delle immersioni squali.
In particolare gli squali martello (Sphyrnidae), e Longimano (Carcharhinus Longimanus), sono stati quelli che si sono fatti avvicinare.
Nonostante abbia già visto chissà quante volte innumerevoli documentari che trattavano di questi animali marini, ogni volta che mi capita l'occasione d'incontrarli a qualche metro di distanza dal vivo, rimango sempre colpito dall'estrema elenganza ed efficienza dei loro movimenti grazie ai quali, ondeggiando lentamente le loro grandi code a forma di falce asimmetrica a destra ed a sinistra, riescono a spingere in avanti i loro lunghi corpi quasi senza sforzo alcuno.
Per vedere gli squali martello, la mattina dovevamo entrare in acqua prestissimo, quasi subito dopo il sorgere del sole. Una volta tuffati dal piccolo gommone di appoggio, in immersione ci portavamo ad una profondità di circa 25-30 metri discostati dalla scogliera corallina, o come si dice in gergo nel blu, ed iniziare pazietentemente ad attendere, a volte anche per 25 minuti, sperando nel loro arrivo.
E' successo di trascorrere intere immersioni e non vederne alcuno, oppure di riuscire a scorgerli molto in lontananza e mimetizzati nell'azzurro-grigio del mare.
Le lunghe e pazienti attese però sono state ben ripagate quando, rompendo gli indugi, si avvicinavano per controllarci.
Allora, nuotando vicinissimi potevamo osservarli con attenzione, colpiti dalla strana forma a martello delle loro teste.
Nessuna tattica d'avvicinamento invece abbiamo adottato con gli squali Longimano in quanto loro, con una puntialità quasi perfetta, d'abitudine tranquillamente bighellonavano spesso a pelo d'acqua sotto lo scafo della nostra barca. Noi non dovevamo far altro che attenderli lì.
Questo è il "filmetto" con il quale ho riassunto questi emozionanti "appuntamenti".

28 novembre 2016

--immersioni: "ELPHINSTONE SUD"


Un altro interessantissimo reef corallino nel quale ci siamo immersi durante l'itinerario settimanale a bordo della "Planet One", è stato quello di "ELPHINSTONE".
In particolare, ci si tuffa sul suo plateau meridionale che per morfologia la si può assimilare ad una grande chiglia rovesciata di un'imbarcazione che va a formare, grazie ad un'apertura che l'attraversa da un lato all'altro, un enorme arco roccioso brulicante di vita.
Oltre alla evidente e naturale bellezza di questo sito sommerso, c'è anche un'esotica leggenda che alimenta ed infiamma l'immaginario collettivo e che spinge ulteriormente i sub a venire a darci un'occhiata.
Proprio sotto ed al centro dell'arco e ad una profondità di una sessantina di metri, adagiato sul fondo c'è quello che, la leggenda appunto dice essere, un antico sarcofago di un faraone di questa terra antica del quale il Mar Rosso fa parte, misteriosamente scivolato (non si sa come!), quaggiù qualche migliaio di anni fa! Pragmaticamente, trattasi più semplicemente di un grande blocco corallino di forma parallelepipeda regolare, crollato in basso dalla volta superiore.
Leggenda a parte, personalmente questo arco mi suscita il ricordo di un altro arco di un altro sito subacqueo esattamente identico per dimensioni, forma ed esposizione: quello presente alle Isole Tremiti in Italia, alla Secca di Punta Secca di Capraia.
Naturalmente i due "archi" sono molto simili tra di loro, soprattutto per la bellezza che la natura sommersa, seppur diversa per tipologia di specie, ha generosamente elargito ad entrambi.
Subacqueamente "configurati" con aria da adoperare come gas di fondo e nitrox 40 per decompressione, siamo scivolati ad osservare l'arco alla cui base, sul pavimento di sedimento e rocce coralline, c'era una fitta colonia di gorgonie a frusta bianche tutte piegate nella stessa direzione, quasi a darci il benvenuto.

27 novembre 2016

--immersioni: "IL CARICO DELLO ZEALOT"


Il 14 ottobre del 1887, la nave "ZEALOT", in seguito all'urto con la scogliera corallina di Daedalus Reef, affondò perdendo il suo carico composto da materiale ferroviario.
La nave scivolò sulla ripida erta sommersa in profondità depositando, però, parte dei binari che trasportava a circa 65 metri di quota.
Nel corso dei lunghi anni trascorsi sotto le ricche acque del Mar Rosso, i binari si sono per così dire integrati con la scogliera, diventandone parte. Su di loro, infatti, ha attecchito una fitta vita marina, ed oggi osservarli ricoperti di vari organismi incrostanti e di alcionari è uno spettacolo che vale bene un'immersione.
Vista la profondità alla quale dovevamo scendere, abbiamo gestito la logistica della discesa portando sulle spalle un monobombola da 12 litri caricato ad aria con l'aggiunta, sul fianco, sempre un 12 litri con Nitrox 40 da adoperare come gas decompressivo.
Veramente bello è stato scendere, scivolando nell'acqua, quasi verticalmente dritti giù sopra il ripidissimo scivolo che si stagliava con un azzuro, appena un po' più stemperato, contro il blu scuro del mare profondo delle 7 del mattino.
Una volta "atterrati", lo spettacolo dell'intrico geometrico e disordinato dei binari ricoperti di macchie di colore, ha calamitato totalmente la nostra attenzione.
Durante la risalita, sotto le nostre pinne abbiamo potuto osservare un singolo esemplare di squalo martello che, scodando pigramente, percorreva i suoi tridimensionali sentieri.

24 novembre 2016

--immersioni: "UN FILO INVISIBILE CI UNISCE"


Solo una scogliera corallina sommersa del Mar Rosso, può offrire un'esplosione così intensa di vita sottomarina.
Qui in una ubriacante babele, si intrecciano, si accavallano e si sovrappongono una miriade di orgasnismi di tutti i tipi, colori, forme, dimensioni e quantità!
Alla base di tutto c'è il minuscolo "polipo" del corallo che, in una colonia di suoi consimili, cresce costruendo la sua solida casa in dura pietra.
Questi "sassi" possono essere piccoli come biglie o giganteschi come vagoni o anche più, e diventano la base sulla quale attecchiscono e si convogliano le molteplici specie viventi nei loro equilibri vitali e naturali.
Quando ci si immerge in questi paraggi si rimane esterrefatti da quello che si può osservare al di là del vetro della maschera. Girovagare grazie all'autorespiratore sotto le onde davanti a tale spettacolo brulicante, vivente, multiforme e multicolore, risulta essere un'intensa e sbalorditiva esperienza per tutti.
Questo video è stato girato durante la sosta della nostra crociera presso la scogliera chiamata "DAEDALUS REEF".

22 novembre 2016

--immersioni: "GLI ALCIONARI DI SHAAB MAKSUR"


Gli alcionari, o coralli molli, sono animali marini.
Hanno consistenza carnosa, colori sfumati e tenui, ed all'apparenza sembrano a tutti gli effetti delle strane piante con infiorescenze
Il plateau meridionale di Shaab Maksur è rinomato per la fittissima colonia di questi orgasnismi, ed allora nella nostra crociera non potevamo non far tappa in questo sito d'immersione, che alla fine ha ampiamente ripagato le nostre aspettative riempendoci gli occhi grazie ad un fondale totalmente ricoperto di un tappeto animale coloratissimo.

20 novembre 2016

--immersioni: "DOLPHIN REEF"


Altra tappa del "viaggio" nel Mar Rosso Egiziano, ed altro emozionante incontro ravvicinato con un numeroso branco di delfini (stenella) !
Mentre elegantemente e giocosamente ondeggiando le loro code ci giravano intorno, si poteva nettamente ascoltare il loro "vociare" fatto di sibili, fischi, squittii e ticchetii.

19 novembre 2016

--immersioni: "SHAAB CLAUDIO"


Nei numerosi "reef" (scogliere) corallini presenti nel Mar Rosso Egiziano, "SHAAB CLAUDIO" ha la particolarità di essere attraversato da una serie di tunnell, canali e grotte comunicanti tra di loro.
La nostra "crociera subacquea" prevedeva una sosta anche in questi paraggi, che davvero meritavano di essere osservati da una diversa prospettiva da sotto le onde.
Immergersi in questo sito è molto suggestivo perchè si ha la strana sensazione di trovarsi all'interno di un dedalo di incroci in una strana città sommersa, nella quale gli alti palazzi non sono altro che gigantesce costruzioni naturali coralline tra le quali spiovono dall'alto i raggi del sole che creano singolari giochi di luce.

17 novembre 2016

--immersioni: "NOTTURNA A GOTA SEGHIR"


Il modo migliore per "viaggiare" nel Mar Rosso sotto le onde, in questo caso quello egiziano, è mollare gli ormeggi !
Mollare gli ormeggi nel vero senso della parola: navigando, girovagando e vivendo per un'intera settimana su di una barca attrezzata per subacquei per le varie e numerose scogliere coralline (reef) i cui limiti superiori sono appena affioranti, con lo scopo di esplorarle in immersione.
In quei paraggi i motivi di interresse per un sommozzatore appassionato, a dir poco sono molteplici ed ubriacanti per forme, colori, dimensioni e quantità!
Le protagoniste indiscusse di questa immersione notturna nella scogliera corallina di GOTA SEGHIR, sono state le numerose "stelle canestro" incontrate, che distendevano le loro sottilissime braccia pluritentacolate alla ricerca di sostanze nutritive.
Essendo fotosensibili, non appena venivano da noi illuminate, immediatamente iniziavano a chiudersi su se stesse diventando come palle di fili aggrovigliati.

15 febbraio 2010

--immersioni: ABILI EL SAGHIR


Una macchia di color verde acqua di forma perfettamente circolare si staglia nettamente dal blu del mare profondo tutt'attorno. Confrontando le dimensioni della barca sulla quale stiamo navigando con quelle di questo REEF, stimo che la sua circonferenza debba essere di non più di 200, 250 metri. Siamo arrivati in un momento di bassa marea, e così le sue propaggini coralline si trovano all'aria...

30 novembre 2007

--immersioni:MAR ROSSO MERIDIONALE

Un fotovideoalbum di diapositive scattate in diversi momenti ed in diverse zone del Maro Rosso Meridionale.
Un mare ricchissimo di vita che rinnova sempre le emozioni in chi ci s'immerge.

30 novembre 2006

--immersioni: "SANGANEB (Sudan)"

Ci troviamo nel Mar Rosso del SUDAN sul versante meridionale di un esteso banco di madrepore sul quale è stato costruito su in alto all'aria il faro di SANGANEB. Scivoliamo sospesi dentro l'acqua chiara del plateau corallino che sotto di noi degrada in modo lieve. Dall'alto si ha la prospettiva di osservare una smisurata tavola inclinata la cui linea del bordo superiore si trova ad una ventina di metri di profondità, base del muro dalla scogliera che verticale risale fino a pelo d'acqua...

07 novembre 2006

--immersioni: "PRECONTINENTE II"

SUDAN - MAR ROSSO

Al centro di una grande scogliera corallina semi affiorante a pelo d'acqua, dalla forma di un ferro di cavallo e totalmente ridossata ai venti dominanti provenienti da nord, ad 11 metri di profondità si apre un piccolo arenile di sabbia bianchissima che ricorda il fondo di una piscina naturale. Nel 1963 in questa tranquilla rada subacquea del mar Rosso Sudanese chiamata Sha'ab Rumi, il comandante Jaques Yves Cousteau portò a termine il suo secondo esperimento di vita sottomarina, facendo rimanere un gruppo di uomini per un tempo prolungato sotto il mare...

25 febbraio 2002

--immersioni: "HURGADA - Mar Rosso"

La prima volta che mi sono immerso in Mar Rosso sono rimasto a bocca aperta, sbalordito da quello che i miei occhi potevano osservare.
Ero io un minuscolo puntino perso dentro un gigantesco acquario, circondato da un multicolore carosello di pesci e forme marine d'ogni foggia e dimensione!
Quella stessa identica emozione si rinnova ogni volta che ho la fortuna d'andare a tuffarmi in quelle bellissime acque.
Tartarughe, squali nutrice e murene: indimenticabili immagini d'immersione del febbraio 2002


24 luglio 2001

--immersioni: "Relitto del CORMORAN"

Nel ramo del mar Rosso Egiziano che si infila a nord-est tra la penisola del Sinai e quella Arabica, per la precisione verso il golfo di AQABA, c'è lo STRETTO DI TIRAN. Come accade in tante altre parti di questo mare, anche qui ci sono dei bassifondi corallini che arrivano a sfiorare la superficie creando delle pericolose barriere sommerse sulle quali spesso vanno ad incagliarsi ed a sprofondare poi alcune navi. A 28° 00',0 di latitudine nord e 34°29',6 di longitudine est c'è un reef sul quale è affondato il 21 agosto 1984 un piccolo cargo italiano chiamato CORMORAN (da alcuni detto "Zingara") che trasportava fosfati. Ci siamo immersi su quel relitto poggiato su un fondo di coralli e sabbia in circa 12 metri d'acqua. L'acqua tiepida e luminosa, la bassa profondità e la totale assenza di corrente resero quel tuffo tranquillo e divertente. Scorrazzammo per più di 80 minuti tra le rugginose lamiere del piccolo cargo sulle cui strutture erano cresciuti tantissimi coralli. La zona più intatta della nave era quella di poppa, mentre la più devastata era quella a propravia.

Un paio di foto su:http://picasaweb.google.com/murenick/CORMORAN#

18 giugno 2001

--immersioni: MAR ROSSO (Tiran-Ras Mohammed)

Gli egiziani lo chiamano l'acquario di Allah.
Il Mar Rosso è un mare ricco di vita multicolore, e nel giugno 2001 ci ha regalato incontri inconsueti, emozionanti ed indimenticabili!
Relitti di navi affondate oppure incagliate sui banchi di corallo a pelo d'acqua, tartarughe marine, delfini, uno squalo balena, branchi di barracuda e pesci pipistrello. Ancora un carosello di delfini che aveva voglia di caprioleggiare e divertirsi a prua della barca proprio sotto i nostri occhi!
In questo "Mare" ogni immersione lascia la traccia indelebile dentro.

20 ottobre 2000

--immersioni: ABU RAMADA


Mi trovo sotto il tiepido dell'acqua a 28°, devo pinneggiare energicamente per contrastare il flusso della corrente contraria alla mia direzione. In questo momento vago solitario. Mi trovo ad una profondità di circa 25 metri tra due torri coralline, "erg" in arabo, sul lato orientale dell'isolotto di ABU RAMADA, nella zona egiziana di Hurgada. Conosco questo posto d'immersione. Gorgonie, coralli, pesci, alcionari, a causa della corrente quasi continua che apporta sostanze nutritive, crescono in quantità, varietà e dimensioni davvero strabilianti in un'orgia di vita ed un'espolsione di colori da lasciare senza fiato! Mi avvicino ad una spaccatura della scogliera sommersa che ricordo molto bene, ho la sensazione di essere in un posto familiare. Quessta crepa corre da un lato all'altro dell'erg e lascia intravedere l'azzurro del mare qualche metro più in là. Illumino con la torcia il pertugio e rimango sbalordito! Un groviglio di alcionari di mille colori, gialli, viola, fucsia, bianchi, ramificate gorgonie rosse ed arancioni oppure a frusta, cernie maculate, pesci vetro, pesci scorpione, pesci palla, corvine tropicali, iridati minuscoli pesciolini corallini, sono tutti concentrati, ammassati, nel raggio di poche braccia d'acqua. Mentre stupefatto ammiro questo piccolo paesaggio, sento che le sensazioni che entrano dai miei occhi ed arrivano fino al mio cervello stimolano una qualche corda profonda. E' un'esperienza quasi mistica. E' un piccolissimo presepe subacqueo, un acquerello composto contemporaneamente dalle tante sfumature sia da colori tenui che forti.
Contemplo.
Chiamo Cristina, che nel frattempo s'era avvicinata, e l'invito a dare un'occhiata a quest'angolo sommerso che credevo potesse essere frutto solamente della fantasia o il risultato di un sogno notturno, ed invece è realtà che si para dinanzi ai nostri occhi che rimangono incollati allo spettacolo che possono osservare.
Stupefatti ci diamo un'occhiata meravigliata per chiederci con gli sguardi, da dietro il vetro delle maschere da sub, se è proprio vero quello che c'è su questo piccolissimo palcoscenico sotto il mare.
L'incantesimo si rompe quando, a malavoglia, ci allontaniamo, presi dal filo della decisa corrente che, senza batere un colpo di pinna, ci trascina decine di metri più in là.

ABU RAMADA è un piccolo isolotto stretto e lungo poco meno di un chilometro, situato nella zona di HURGADA in EGITTO. Il suo versante settentrionale è caratterizzato da un esteso pianoro corallino che ha una profondità massima di una ventina di metri circa e che in gergo viene chiamato "plateau". Il lato ad est invece presenta una bellissima e continua parete verticale che cade giù fino ad un'ottantina di metri. Ci tuffammo dalla barca proprio in corrispondenza del plateau e trasportati da un'energica corrente in breve tempo ci trovammo sull'impressionante ed affascinante falesia sommersa sulla quale scendemmo fino a circa sessanta metri. La parete, bellissima, era tutta colorata di gorgonie, coralli, alcionari, branchi di pesci che con non curanza se ne andavano contro l'impetuoso flusso dentro il quale eravamo trasportati.
Ero un po' più fondo rispetto ai miei compagni d'immersione, quando mi vidi risalire di fianco delle bolle. Allora gettai uno sguardo sotto le mie pinne credendo di scorgere qualche altro sub. Nonostante, però, in acqua ci fosse una buona visibilità non vidi nessuno. Non capii da dove potevano provenire quelle bolle ed allora feci una rotazione completa intorno a me per dare un colpo d'occhio a 360°. Contemporaneamente iniziai la risalita, ma ben presto mi resi conto che, nonostante avessi gonfiato il mio giubbetto ad assetto variabile e stessi pinneggiando verso l'alto, praticamente quasi non mi spostavo neanche di un centimetro ostacolato dalla massa d'acqua che in quella zona invece di correre in orizzontale si spingeva dall'alto verso il basso! Al volo afferai qual'era la situazione, ed afferrai pure con le mani le rocce della scogliera per non essere spinto giù. Le bolle d'aria che avevo visto erano le mie che, invece di risalire normalmente come sempre verso l'alto, erano spinte nella direzione contraria dall'insolita corrente! Arampicando sott'acqua mi acchiappavo con le mani, presa dopo presa, risalendo come un ragno sopra i coralli. Mi ricongiunsi con i miei amici che stavano facendo tutti la stessa identica cosa: scalare sott'acqua! Quella era l'unica maniera per riguadagnare quota, gambettare con le pinne o aiutarsi con il G.A.V. era totalmente inutile. La massa d'acqua che correva da nord a sud rispetto all'isola, quando incontrava l'esteso plateau dal quale eravamo partiti, subiva una deviazione verso il basso. Quel giorno, probabilmente, il fenomeno era più accentuato perchè la corrente anche in superficie era davvero più forte rispetto ad altri giorni. Cosi andammo avanti riguadagnando circa 25 metri verso l'alto fin quando non ci rendemmo conto che quello strano fenomeno, personalmente mai incontrato prima, aveva cessato quasi del tutto il suo influsso. Stupiti ci guardammo e continuammo la nostra immersione ora trasportati da una normale corrente orizzontale potendo continuare ad ammirare le bellezze della parete. Riemergemmo di fianco la barca, in un'ansa ridossata dell'isola, dove questa aveva trovato un sicuro ormeggio.

25 febbraio 1998

--immersioni: "Relitto del THISTLEGORM"


Alle cinque del pomeriggio da ragazzino rimanevo letteralmente ipnotizzato quando mi capitava di vedere alla televisione sul "Secondo", uno dei due soli canali televisivi all'epoca esistente, i documentari riguardanti le avventure di mare e d'immersioni che il comandante JACQUES YVES COUSTEAU aveva girato assieme alla sua "equipe" a bordo della suo mitico battello oceanografico "CALYPSO".
In particolare me ne era rimasto impresso uno che trattava della ricerca e della scoperta di una misteriosa nave affondata durante la seconda guerra mondiale.
Ricordo quelle immagini in bianco e nero che m'incantavano facendomi fare con la fantasia inimmaginabili viaggi. Quella nave era il "THISTLEGORM" di Glasgow identificato dai sommozzatori della CALYPSO grazie al recupero della campana di bronzo sulla quale era inciso il suo nome.
Era un cargo inglese lungo circa 120 metri, facente parte di un convoglio navale proveniente da Città del Capo e diretto a Suez, che fu inesorabilmente colpito ed affondatato da cacciabombardieri tedeschi il 5 ottobre 1941 mentre trasportava approvvigionamenti militari di tutti i tipi alle truppe britanniche in guerra sul fronte dell'Africa del nord.
Le bombe che lo centrarono innescarono una serie di devastanti esplosioni a catena causate dall'enorme munizionamento accantonato dentro le stive e che ebbero come conseguenza il distacco di tutta la sezione poppiera ed il suo rapido affondamento su fondali di 30-33 metri poco a nord di Ras Mohamed in Egitto, nelle vicinanze di un banco corallino chiamato SHA'AB ALI.
Nel 1998 sono riuscito ad immergermi sul THISTLEGORM ed a visitarlo all'esterno ed all'interno, nel corso di due belle e lunghe immersioni. A poppa ricordo le gigantesce eliche, un paio di tender da locomotiva ancora fissi sulla plancia. Spettacolare era l'imponente gigantesca prua adagiata sul fondo sabbioso in completo assetto di navigazione. Nel suo ventre invece si potevano ammirare motociclette , camioncini, automobili tutti quanti in bell'ordine, oltre che una gran quantità di altro materiale logistico occorente alle truppe.
Nell'acqua tiepida e buia, accompagnato de pesci tropicali di ogni tipo, forma e colore, mentre girovagavo dentro le stive mi si presentavano agli occhi fanali d'automobili, sportelli con i vetri incrostati di organismi marini, vecchi stivali di gomma e quant'altro.

25 febbraio 1996

--immersioni: UMM QAMAR

Nel Mar Rosso navigando da Hurgada verso nord in direzione dell'isola di Shadwan, s'incontra una solitaria e piatta isoletta lunga circa 400 metri chiamata in arabo UMM QAMAR (Mamma Luna). Nel soggiorno in quei bellissimi posti sommersi, fatto nel 1996, quando ci capitammo nei pressi, naturalmente non potemmo fare a meno d'immergerci. Oltre alle bellezze dei fondali corallini che normalmente si possono osservare, scendere nelle acque di quella sperduta isoletta ci riservò un incontro subacqueo che difficilmente si scorda, forse anche perchè per me fu il primo di quel genere. Verso la fine del tuffo, che ricordo in particolare per lo strabiliante numero di pesci trombetta che incontrammo praticamente ovunque, fummo attratti dai tipici ed inconfondibili richiami sonori che emettono i delfini. Fermi, sospesi sopra un fondale sabbioso di una quindicina di metri, ci radunammo assieme ed incominciammo a scrutare l'azzurro ed uniforme orizzonte subacqueo che ci circondava, sempre accompagnati da quella colonna sonora fatta di particolari squittii. Fummo premiati: un bell'esemplare di delfino adulto con cautela ci si avvicinò! In superficie, sul mare, tante volte avevo visto nuotare branchi di delfini, ma trovarmene uno a pochi metri di distanza che mi girava intorno in piena libertà, sott'acqua, decisamente mi emozionò non poco! Fortuna volle che avevo la mia NIKONOS, la macchina fotografica subacquea, e potei scattare la foto che qui ho allegato. Mi rimase impressa la straordinaria velocità con la quale si muoveva ondeggiando appena dal basso verso l'alto la sua coda falciata. Rimase assieme a noi per pochi minuti prima di riprendere la sua strada dentro e sull'acqua lasciandoci negli occhi l' incancellabile immagine della sua silouette.

La foto su: http://picasaweb.google.com/murenick/UMMQAMAR#

15 febbraio 1996

--immersioni: "CARNATIC"

Nel Mar Rosso egiziano poco a nord di Hurgada, nello STRETTO DI GOBAL, un esteso bassofondo corallino chiamato SHA'AB ABU NUAS è un vero e proprio cimitero sommerso dove ben quattro vascelli hanno incontrato la loro ultima sorte. Inesorabilmente la causa di tutti i naufragi è stata l'imprudenza che ha portato navi di tutte le epoche, a prescindere dalle tecnologie usate per la navigazione, a transitare troppo vicini alle quanto mai bellissime ma insidiosissime scogliere di corallo. Il "CARNATIC" era una nave passeggeri, con propulsione vela e vapore, in navigazione da Suez a Bombay, che il 14 settembre del 1869 impattò le rocce coralline, rimanendo per qualche tempo all'aria prima di scivolare definitivamente sulla sabbia a 27 metri di profondità e dove si adagiò sulla sua fiancata di sinistra. Ormeggiata la barca in prossimità del reef affiorante, segnato da un fanale di sicurezza, velocemente c'infilammo nell'acqua tiepida a 25°. Scendemmo lungo la parete della scogliera sommersa e con poche pinneggiate raggiungemmo la sezione più fonda della relitto. Poggiati sulla sabbia ammirammo la prospettiva dell'elica e del timone al centro della poppa semicapovolta che con la sua mole generava un netto taglio d'ombra, d'un azzurro più cupo, al sole del mattino che entrava nel mare. Intorno alle lamiere diverse cernie rossastre e maculate giravano per i fatti loro. Ci sollevammo dal fondo e sospesi nell'acqua entrammo dentro il relitto. Sopra le nostre teste la struttura reticolare metallica, oramai spoglia del tavolame di legno decompostosi da tempo, era diventata il naturale substrato di fondamenta per un gran numero di alcionari che vi crescevano sopra. Coloratissimi pesci di ogni dimensione ci volteggiavano intorno mentre curiosavamo dentro le strutture ferrose. Transitammo nella parte centrale della nave, totalmente scoperta, indirizzandoci verso l'antro di prua. Le lamiere delle fiancate che si sitringevano ai lati ed il soffitto chiuso sopra le nostre teste, infatti, crevano un cunicolo che diveniva via via sempre più stretto ad ogni nostro colpo di pinna. Eravamo giunti in un punto dove avevamo poco spazio intorno. Io ero davanti e Massimo un po' dietro di me quando, oramai arrivati nel buio cul de sac dove era impossibile proseguire, con la torcia illuminai una mostruosa murena, con la sua bocca perennemente aperta, a pochi palmi dalla mia maschera! Feci un balzo indietro ed aspettai che l'amico mi raggiungesse. Con le nostre torce illuminammo la signora e padrona del relitto che lievemente ondeggiava il suo enorme corpo che era largo tanto quanto la coscia di un uomo adulto. Vedersela spuntare all'improvviso dentro quello scuro anfratto fece davvero effetto. La studiammo ancora per qualche minuto prima di rirendere la via della luce azzurognola che ridiventò la padrona assoluta delle nostre viste quando fuoriuscimmo dal CARNATIC. Ci decomprimemmo sulla scogliera corallina attorniati da un fittissimo branco di triglie.