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PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.

30 luglio 1997

--immersioni: "GRECIA - CORFU' (KERKIRA)"



COLOVRI, LE COLONNE
Poco a sud dell'isolotto roccioso di COLOVRI, situato nel versante ovest di CORFU', dal fondo risalgono due picchi rocciosi. Uno arriva fino a 12 metri sotto il pelo dell'acqua, mentre l'altro si ferma a 18. Stretto tra i due c'è una selletta sabbiosa nella quale dimorano diverse pinne nobilis di notevoli dimensioni. Noi ci lasciammo cadere sulla colonna più esterna, quella verso il mare aperto, nuotando verso il basso su una parete verticale fino a circa 64 metri. Sotto i nostri piedi c'erano ancora un 25 metri d'acqua prima che la base del grande pilastro sommerso si incontrasse con la sabbia del fondale che, comunque, continuava inclinato verso non si sa quali profondità. Non furono però l'ottima visibiltà e la gran quantità di pesce incontrato a farmi rimanere impressi nella testa quell'immersione. In piena fase di decompressione, che quella volta per noi iniziava a 9 metri, mi si fece vicino l'amico olandese Sigo, il diminutivo di Siegfrid, indicandomi il chiaro segnale che l'aria gli stava terminando. Prontamente gli offrii l'erogatore di rispetto dal quale iniziò a ventilare. Lo guardai nei suoi occhi che se la ridevano, poi gli chiesi a gesti codificati quant'aria gli rimaneva e a quale profondità fosse stato. Naturalmente sapevo perfettamente che non avrei ottenuto risposta. Così com'era arrivato, ripartì verso l'alto lasciandomi lì a terminare la mia decompressione, ne avevo per diversi minuti.
Noi eravamo andati a 64 metri e stavamo ancora appollaiati attendendo lentamente lo smaltimento dell'azoto, mentre lui, di sicuro, conoscendolo, che si era gettato a capofitto ad una novantina di metri, era già risalito sulla barca in alto. Una volta che me lo ritrovai faccia a faccia, mentre si preparava una sua sigaretta fatta a mano, mi disse, con tesi tutte e solo sue che i profili decompressivi lui li ottimizzava!



LA NAVE PIETRIFICATA

Nel bel mar JONIO dell'isola di CORFU' (Grecia) che si estende sulla sua costa di ponente, poco a largo di una caratteristica località chiamata PALEOKASTRITSA, c'è un piccolissimo isolotto roccioso che vagamente nella forma ricorda una nave. La leggenda epica che si respira in quei paraggi ha fatto si che quello scoglio diventasse la NAVE PIETRIFICATA dell'eroe omerico Ulisse che, nel suo lungo vagabondaggio d'esilio sul mare, soggiornò per qualche tempo presso l'isola dei FEACI, Corfù appunto. Dalla spiaggia di AGIOS GORDIS (quella della foto) raggiungemmo il sito d'immersione a bordo di una barca in vetroresina, ormeggiando proprio a pochi metri dalla roccia che ci sovrastava. Il mare era calmissimo ed all'aria faceva veramente un gran caldo. Per questo motivo non appena finimmo il solito lavorio d'infilaggio delle mute di gomma di neoprene, fu un vero piacere iniziare l'immersione attesi da un'acqua tersa, luminosa ed azzurra. Per un certo tratto costeggiamo sotto qualche metro di profondità la minuscola isola in senso orario perdendo costantemente quota fino al punto in cui entrammo in una grande spaccatura la cui volta superiore era a diversi metri sopra la nostra testa. Subito ci rendemmo conto di essere dentro un passaggio della roccia che attraversava lo scoglio da una parte all'altra e che creava un bellissimo arco sommerso le cui volte erano completamente ingiallite dai microspoci parazoantus. In una buia e tronca diramazione laterale dimorava un incredibile ammassamento di gamberetti semitrasparenti del tipo parapandalus narval che si spostavano strettissimi gli uni agli altri non appena i fasci delle luci subacquee li investivano. Sostammo diversi minuti lì continuando quel gioco con le torce. Riuscivamo a notare perfettamente i grandi occhi e le lunghe antenne di quei gamberi che si avvicinavano al vetro della maschera. Riprendendo la via, lentamente, ci portammo fuori dell'arco uscendo nell'azzuro del mare che si apriva giù in basso grazie ad una bellissima parete sulla quale, naturalmente, ci lasciammo cadere senza pensarci due volte. Andammo sotto fino ad una sessantina e passa di metri ammirando quel lato sommerso della NAVE PIETRIFICATA che ci aveva così ammaliato con le sue sfumature di blu. In questa discesa continuammo la circumnavigazione sempre in senso orario, seguita poi dalla lenta e costante risalita. Con occhio più attento vedemmo un gran numero di aragoste e di vermocane, un verme d'acqua con piccoli e dolorosissimi, se toccati, aculei che strisciavano nel substrato coralligeno. Il giro dello scoglio lo finimmo proprio in prossimità dell'ormeggio della barca dove smaltimmo gli ultimi minuti di decompressione in compagnia di fitti branchi di pesci di scogliera. Assieme a me in qul luglio del 1996 c'erano Marialelena, Luciano e Paolo.

25 febbraio 1996

--immersioni: UMM QAMAR

Nel Mar Rosso navigando da Hurgada verso nord in direzione dell'isola di Shadwan, s'incontra una solitaria e piatta isoletta lunga circa 400 metri chiamata in arabo UMM QAMAR (Mamma Luna). Nel soggiorno in quei bellissimi posti sommersi, fatto nel 1996, quando ci capitammo nei pressi, naturalmente non potemmo fare a meno d'immergerci. Oltre alle bellezze dei fondali corallini che normalmente si possono osservare, scendere nelle acque di quella sperduta isoletta ci riservò un incontro subacqueo che difficilmente si scorda, forse anche perchè per me fu il primo di quel genere. Verso la fine del tuffo, che ricordo in particolare per lo strabiliante numero di pesci trombetta che incontrammo praticamente ovunque, fummo attratti dai tipici ed inconfondibili richiami sonori che emettono i delfini. Fermi, sospesi sopra un fondale sabbioso di una quindicina di metri, ci radunammo assieme ed incominciammo a scrutare l'azzurro ed uniforme orizzonte subacqueo che ci circondava, sempre accompagnati da quella colonna sonora fatta di particolari squittii. Fummo premiati: un bell'esemplare di delfino adulto con cautela ci si avvicinò! In superficie, sul mare, tante volte avevo visto nuotare branchi di delfini, ma trovarmene uno a pochi metri di distanza che mi girava intorno in piena libertà, sott'acqua, decisamente mi emozionò non poco! Fortuna volle che avevo la mia NIKONOS, la macchina fotografica subacquea, e potei scattare la foto che qui ho allegato. Mi rimase impressa la straordinaria velocità con la quale si muoveva ondeggiando appena dal basso verso l'alto la sua coda falciata. Rimase assieme a noi per pochi minuti prima di riprendere la sua strada dentro e sull'acqua lasciandoci negli occhi l' incancellabile immagine della sua silouette.

La foto su: http://picasaweb.google.com/murenick/UMMQAMAR#

15 febbraio 1996

--immersioni: "CARNATIC"

Nel Mar Rosso egiziano poco a nord di Hurgada, nello STRETTO DI GOBAL, un esteso bassofondo corallino chiamato SHA'AB ABU NUAS è un vero e proprio cimitero sommerso dove ben quattro vascelli hanno incontrato la loro ultima sorte. Inesorabilmente la causa di tutti i naufragi è stata l'imprudenza che ha portato navi di tutte le epoche, a prescindere dalle tecnologie usate per la navigazione, a transitare troppo vicini alle quanto mai bellissime ma insidiosissime scogliere di corallo. Il "CARNATIC" era una nave passeggeri, con propulsione vela e vapore, in navigazione da Suez a Bombay, che il 14 settembre del 1869 impattò le rocce coralline, rimanendo per qualche tempo all'aria prima di scivolare definitivamente sulla sabbia a 27 metri di profondità e dove si adagiò sulla sua fiancata di sinistra. Ormeggiata la barca in prossimità del reef affiorante, segnato da un fanale di sicurezza, velocemente c'infilammo nell'acqua tiepida a 25°. Scendemmo lungo la parete della scogliera sommersa e con poche pinneggiate raggiungemmo la sezione più fonda della relitto. Poggiati sulla sabbia ammirammo la prospettiva dell'elica e del timone al centro della poppa semicapovolta che con la sua mole generava un netto taglio d'ombra, d'un azzurro più cupo, al sole del mattino che entrava nel mare. Intorno alle lamiere diverse cernie rossastre e maculate giravano per i fatti loro. Ci sollevammo dal fondo e sospesi nell'acqua entrammo dentro il relitto. Sopra le nostre teste la struttura reticolare metallica, oramai spoglia del tavolame di legno decompostosi da tempo, era diventata il naturale substrato di fondamenta per un gran numero di alcionari che vi crescevano sopra. Coloratissimi pesci di ogni dimensione ci volteggiavano intorno mentre curiosavamo dentro le strutture ferrose. Transitammo nella parte centrale della nave, totalmente scoperta, indirizzandoci verso l'antro di prua. Le lamiere delle fiancate che si sitringevano ai lati ed il soffitto chiuso sopra le nostre teste, infatti, crevano un cunicolo che diveniva via via sempre più stretto ad ogni nostro colpo di pinna. Eravamo giunti in un punto dove avevamo poco spazio intorno. Io ero davanti e Massimo un po' dietro di me quando, oramai arrivati nel buio cul de sac dove era impossibile proseguire, con la torcia illuminai una mostruosa murena, con la sua bocca perennemente aperta, a pochi palmi dalla mia maschera! Feci un balzo indietro ed aspettai che l'amico mi raggiungesse. Con le nostre torce illuminammo la signora e padrona del relitto che lievemente ondeggiava il suo enorme corpo che era largo tanto quanto la coscia di un uomo adulto. Vedersela spuntare all'improvviso dentro quello scuro anfratto fece davvero effetto. La studiammo ancora per qualche minuto prima di rirendere la via della luce azzurognola che ridiventò la padrona assoluta delle nostre viste quando fuoriuscimmo dal CARNATIC. Ci decomprimemmo sulla scogliera corallina attorniati da un fittissimo branco di triglie.

30 ottobre 1995

--immersioni: IL LAGO DI SCANNO

Incuriosito da questa conosciuta e bella meta turistica d'Abruzzo, che ho da sempre frequentato con la mia famiglia da quando ero piccolo, era autunno la prima volta che mi immersi nel LAGO DI SCANNO assieme a due miei amici.
Senza renderci conto allora della fortuna che avevamo avuto perché lo facemmo in un'acqua limpida, credendo che quelle fossero le abituali condizioni di visibiltà riscontrabili. Entusiasti, la settimana successiva ritornammo trovando invece acque scure e limacciose. Nel corso del tempo imparai che quelli erano i normali standard riscontrabili sotto questo lago.
Situato a 900 metri di quota è un bacino che si formò da una frana che in epoche passate ostruì il normale corso del TORRENTE TASSO. Circondato da monti boscosi sui lati e brulli e rocciosi sulle cime, ha una profondità media di 30-33 metri in massima piena, dipendente dalle precipitazioni nevose cadute nel corso della stagione invernale.
Subacqueamente lo frequento già da diverso tempo ed in tutti i numerosi tuffi che vi ho effettuato solamente altre due volte, oltre alla prima citata, ho avuta la fortuna di trovare acqua pulita a partire dalla superficie fino sul fondo.
Uno strato formato da fango finissimo e sedimento organico, prevalentemente vegetale in decomposizione, spesso staziona ed intorbida l'acqua fino a rendere nulla la visione, e di pari passo all'aumentare della profondità aumenta il buio che diviene praticamente totale in prossimità del zona più fonda.
Anche la temperatura dell'acqua non è elevata: d'estate sempre alle massime quote non supera mai i 9-10° contro i 25-26° della superfice, mentre d'inverno dalla minima quota fino alla massima si viaggia attorno a 5-6°.
Nonostante la non eccessiva profondità di una trentina di metri, la visibilità limitatissima o quasi nulla, il buio e le basse temperature fanno di questo lago un sito d'immersione con condizioni si molto severe ed impegnative, ma molto formative per il Sommozzatore.
A seconda dei punti d'ingresso in acqua si scende su declivi più o meno pendenti che via via che ci si allontana dalle sponde tende a diminuire nettamente d'inclinazione dando la sensazione di nuotare in piano. È necessaria la conoscenza e la pratica della "navigazione" subacquea con la bussola perché il senso della vista può far affidamento ad un orizzonte limitato al massimo solo di qualche spanna dal vetro della maschera.
Raramente s'incontrano pesci come trote, carpe e lucci dei quali però spesso se ne vedono le tracce lasciate dalle loro soste sulla melma, mentre i persici sono più visibili.
Quando s'inizia la risalita dalla massima profondità, gli occhi abituati al buio riescono a percepire le sfumature del nero fin'anche a vedere le gibbosità del fondale. Al contrario invece quando si scende: le retine modulate sulla luce dell'aria di colpo incontrano la scarsa luminosità e faticano a distinguere i profili sommersi.
Sul fondo s'incontrano svariati oggetti dismessi che la maleducazione della "civilizzata umanità" butta dentro il lago usato come discarica, e non scherzo se dico che farei quasi prima ad elencare gli "articoli" mancanti rispetto quelli presenti. In una zona ci sono residuati bellici che i tedeschi in ritarata verso il nord durante il secondo conflitto mondiale scaricarono sott'acqua.
In un'altra area sono state riscontrate anomalie magnetiche che ho personalmente verificato sott'acqua vedendo l'ago della mia bussola cambiare di continuo direzione.
Una leggenda narra di un antico borgo sommerso del quale però nel corso dei svariati tuffi fatti qui non ho mai incontrato traccia. Come tutte le leggende forse anche questa ha un fondo di verità nel senso che, ed è solamente una mia supposizione, prima ancora che il lago si formasse a causa della frana nella valle potrebbe esserci stato, e ripeto forse, un qualche insediamento del quale la tradizione verbale dai tempi tramandata e modificata, oggi appunto racconta del borgo sommerso.



Alcune foto fatte in momenti diversi a Scanno:http://picasaweb.google.com/murenick/SCANNO#