Quando
mia figlia
era piccola,
un giorno
una signora
troppo curiosa
le chiese:
"MA CHE LAVORO FA
IL TUO PAPA' ?"
Lei ci pensò
un po' su.
Poi le rispose: "LE IMMERSIONI IN MONTAGNA !"
Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna. Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.
Una vetta situata all'interno del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, La Meta (2242mt.) salita in condizioni invernali, ci ha offerto una grande giornata nella natura.
Superbi i panorami che si potevano osservare dalla cima che abbiamo raggiunto dalla piana di Campitelli, vicino ad Alfedena (AQ).
In cresta la notevole massa di neve con il vento creava delle cornici che sporgevano sul versante nord della montagna.
Un bel branco di camosci stazionava poco sotto la cima, mentre nella discesa fatta nella Val Pagana abbiamo visto nette nella neve gelata delle inconfondibili peste d'orso.
Sulla parete est della vetta occidentale del Corno Grande al Gran Sasso d'Italia c'è la via "S.U.C.A.I.", acronimo di Sezione Universitaria del Club Alpino Italiano.
Una cordata di quel gruppo formata da Paolo Consiglio, Marino Dall'Oglio, Luciano Sbarigia e Raoul Beghè, l'aprì il 2 ottobre del '48.
E' una bella via di IV° grado su roccia buona e compatta che risale la lunga falesia di quella parte della montagna.
In una domenica di agosto del 2009 dopo essere partiti da Campo Imperatore, passando per il "Sassone" e per un tratto di sentiero attrezzato a ferrata che va al bivacco Bafile, la raggiungiamo non prima di aver superato uno spesso accumulo di neve ancora presente, nonostante fossimo in estate inoltrata.
In due cordate, Italo con Mirko ed io assieme a Gino, ci siamo arrampicati avendo alle spalle questa parte del Corno Grande decisamente selvaggia.
I diversi tiri salgono la parete come in una diagonale che va da destra a sinistra intervallata da esposte cengie e balconi di roccia che offrono dei naturali punti di sosta. Usciti dalle difficoltà alpinistiche, quindi siamo arrivati sulla vetta più alta del massiccio e dell'intero Appennino, il Corno Grande, a 2914 metri.
Siamo ridiscesi passando sulla "via delle Creste" che offre dei bei panorami sulla vicina cima dell'Intermesoli.
Sul versante ovest della MAJELLA diversi canali, che localmente sono chiamati "rave", paralleli tra di loro, incidono il fianco del gruppo montuoso. Nella metà di giugno del 2009 Gino ed io abbiamo risalito quello che è detto della RAVA DEL FERRO. Lasciata l'auto al termine della sterrata di LAMA BIANCA a quota 1500 metri, immediatamente abbiamo superato una ripida strettoia tra le ripide balze rocciose, naturale varco di apertura al il vallone che, allargandosi, si snoda spettacolarmente verso l'alto con immutata pendenza che s'impenna ancor di più nella parte alta. Superato questo "strappo" con sudore, con passo appena un po' meno tosto di prima, si giunge, camminando per un tratto sulla durissima e "trasformata" neve d'inizio estate ancora presente, sull'arrotondata vetta del PESCOFALCONE a quota 2657 metri. Da qui la vista si apre sulle "lunari" cime della Majella, tra le quali un po' di più rispetto alle altre svetta il MONTE AMARO con i suoi 2793 metri. Con il bel sole e l'aria tiepida del mattino presto, alle nove eravamo giunti, ci siamo goduti un bel momento di riposo con gli occhi che potevano spaziare liberi nell'aria delle alte quote abruzzesi. In discesa sullo stesso itinerario di salita eravamo spiati da un branco di camosci che si era arrampicato sopra impossibili balconcini rocciosi alla ricerca di teneri germogli d'erba dei quali si cibano. Per diverso tempo ci siamo soffermati ad osservarli nelle loro faccende, prima di riprendere la via verso il basso. Al termine della bella ascensione, come da copione, classicamente ci siamo fermati al solito "Bar Majella" di Sant'Eufemia per tracannarci una spumeggiante birra rigeneratrice.
Magggio 2009 Per questa ascensione scialpinistica sul monte Corvo, alto 2623 metri e situato nel gruppo del Gran Sasso d'Italia, nonostante fosse il mese di maggio abbiamo trovato un buon innevamento.