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PESCARA, PE - Pescara, Italy


Da sempre appassionato d'immersioni che da ragazzo ho iniziato in apnea e dal 1981 con autorespiratori ad aria, ossigeno e circuito chiuso. Nel tempo libero rimanente mi arrampico sopra qualche montagna.
Tuffi e scalate li racconto con "filmetti", parole e foto.

22 settembre 1998

--immersioni: GROTTA SCALETTA

Scendemmo di fronte al muro della falesia subacquea fino ad una decina di metri di profondità dove si apriva l'ingresso della grotta marina che ci accingemmo a visitare. Con Mirko, un esperto conoscitore della zona che faceva da battistrada, ci infilammo l'uno dietro l'altro in un piccolo tunnel dal fondo abbastanza pulito sulla cui volta superiore, ad un certo punto, si apriva una finestra che lasciava filtrare una bella luce azzurrognola...

25 febbraio 1998

--immersioni: "Relitto del THISTLEGORM"


Alle cinque del pomeriggio da ragazzino rimanevo letteralmente ipnotizzato quando mi capitava di vedere alla televisione sul "Secondo", uno dei due soli canali televisivi all'epoca esistente, i documentari riguardanti le avventure di mare e d'immersioni che il comandante JACQUES YVES COUSTEAU aveva girato assieme alla sua "equipe" a bordo della suo mitico battello oceanografico "CALYPSO".
In particolare me ne era rimasto impresso uno che trattava della ricerca e della scoperta di una misteriosa nave affondata durante la seconda guerra mondiale.
Ricordo quelle immagini in bianco e nero che m'incantavano facendomi fare con la fantasia inimmaginabili viaggi. Quella nave era il "THISTLEGORM" di Glasgow identificato dai sommozzatori della CALYPSO grazie al recupero della campana di bronzo sulla quale era inciso il suo nome.
Era un cargo inglese lungo circa 120 metri, facente parte di un convoglio navale proveniente da Città del Capo e diretto a Suez, che fu inesorabilmente colpito ed affondatato da cacciabombardieri tedeschi il 5 ottobre 1941 mentre trasportava approvvigionamenti militari di tutti i tipi alle truppe britanniche in guerra sul fronte dell'Africa del nord.
Le bombe che lo centrarono innescarono una serie di devastanti esplosioni a catena causate dall'enorme munizionamento accantonato dentro le stive e che ebbero come conseguenza il distacco di tutta la sezione poppiera ed il suo rapido affondamento su fondali di 30-33 metri poco a nord di Ras Mohamed in Egitto, nelle vicinanze di un banco corallino chiamato SHA'AB ALI.
Nel 1998 sono riuscito ad immergermi sul THISTLEGORM ed a visitarlo all'esterno ed all'interno, nel corso di due belle e lunghe immersioni. A poppa ricordo le gigantesce eliche, un paio di tender da locomotiva ancora fissi sulla plancia. Spettacolare era l'imponente gigantesca prua adagiata sul fondo sabbioso in completo assetto di navigazione. Nel suo ventre invece si potevano ammirare motociclette , camioncini, automobili tutti quanti in bell'ordine, oltre che una gran quantità di altro materiale logistico occorente alle truppe.
Nell'acqua tiepida e buia, accompagnato de pesci tropicali di ogni tipo, forma e colore, mentre girovagavo dentro le stive mi si presentavano agli occhi fanali d'automobili, sportelli con i vetri incrostati di organismi marini, vecchi stivali di gomma e quant'altro.

18 settembre 1997

--immersioni: LA COSTA DEI TRABOCCHI

Immagini d'immersioni fatte a Vallevò, una frazione di Rocca San Giovanni (CH), dove, dopo una lunga pinneggiata sott'acqua con bussola alla mano, si giunge su quello che dai locali è chiamato "aspro". Un esteso banco di scogli e rocce sparse ricchissime di vita che si poggiano fino ad una decina di metri di profondità, popolato anche da un tipo di gorgonia detta "lophogorgia".

20 agosto 1997

--immersioni: "CROAZIA"

ISOLA DI VIS (LISSA)
Organizzammo in quattro e quattr'otto, ed in meno di 24 ore mi ritrovai assieme alle mie amiche sub Mariaelena e Cristina a bordo del "Granfather", una bella barca a vela di 16 metri. Enrico, il proprietario e fratello di Cristina, decise di fare una minicrociera sull'altra sponda dell'Adriatico girovagando tra le belle isole della KROAZIA. Per noi sub fu l'occasione buona per effettuare delle immersioni in libertà assoluta. L'unica prerogativa era quella di navigare sottocosta, sudiare la carta nautica con le profondità e decidere quindi dove tuffarsi: il massimo! Da Pescara, dopo una tranquilla navigazione notturna, raggiungemmo di prima mattina il porticciolo di KOMIZA sulla costa occidentale dell'isola di VIS. Richiesti i permessi d'immersione e fatti i rifornimenti, riprendemmo subito il mare navigando da quella "marina" intorno all'isola in senso antiorario. La costa, davvero superba, era formata da un'ininterrotta, lunga e frastagliata falesia rocciosa di calcare bianco che si gettava dentro il mare azzuro. Mentre procedevamo, contemporaneamente seguivamo la nostra rotta sulla carta fin quando, in prossimità di un capo indicato con il toponimo locale di RT POLIVALO, non vedemmo che le batimetriche in prossimità dell'isola erano molto vicine le una alle altre a significare fondali con pendenze sostenute. Quello sarebbe stato il il posto per la nostra prima immersione. Tra l'altro, scapolata qualla punta, Enrico avrebbe trovato una sicura baia ridossata dove poter ormeggiare con tranquillità il "Granfather". In breve ci preparammo e saltammo giù in acqua dalla barca a vela che subito dopo si allontanò. Ci portammo nuotando in superficie più vicini alle roccie e quindi iniziammo la nostra immersione. A prima vista il fondale era spoglio, solo rocce con poche alghe sopra. Non andammo verso il fondo, ci posizionammo più o meno ad una profondità di circa 18 metri e per qualche tempo nuotammo così. Ad un certo punto, a qualche spanna sotto di me, vidi una pronunciata rientranza che m'incuriosì. La raggiunsi rendendomi subito conto che quella rientranza non era altro che la parte superiore, l'arco, di una gigantesca volta. Ci lasciammo cadere alla base atterrando sulla chiarissima sabbia dedritica a 44-45 metri. Da quel punto iniziammo la meticolosa esplorazione dell'antro sommerso le cui pareti erano piene di spugne colorate, briozoi, aragoste in gran quantità e persino alcuni minuscoli rametti di corallo rosso! Non si riusciva a staccare gli occhi da quel coloratissimo caleidoscopio. Tutti e tre vicini ci addentrammo nell'angolo più incassato dove terminava la cavità. L'esplosione di vita che lì dentro trovammo contrastava nettamente il deserto delle spoglie rocce della scogliera esterna: dal buio, come spesso accade sott'acqua, paiono sgorgare naturalmente tutti i colori dell'iride. Ci attardammo più che potemmo, ricordando che ci attendeva un tratto di navigazione subacquea prima di riemergere vicini il nostro batello. Ricordo ancora perfettamente il bel colpo d'occhio azzurro che si poteva scorgere ponendosi con la faccia rivolta all'esterno. Risallimmo fin sulla parte più alta della volta, quella dalla quale eravamo scesi, e ci riportammo sulle rocce per iniziare la navigazione di rientro accompaganti da un incredibile numero di saraghi fasciati, erano ovunque.



ISOLA DI LASTOVO
Sempre a bordo del "Granfather" dall'Isola di Vis ci spostammo sul versante settentrionale dell'ISOLA DI LASTOVO (CROAZIA), ormeggiandoci in una cala di forma quasi circolare chiamata L ZAPLOPATICA, naturalmente protetta dal mare grosso da un'isoletta che si erge come una diga situata proprio sul suo ingresso. Il fatto che quest'isola fino alla fine degli anni ottanta fosse stata una base della marina dell'ex Yugoslavia, ha preservato la natura dal turismo che solo nell'ultimo periodo inizia a conoscere questi stupendi angoli di mare fino a qualche tempo fa off-limits. E' coperta da una verdeggiante e fittissima pineta che arriva a lambire l'acqua del mare. Per ricaricare le bombole da sub, mi rivolsi ad un contatto locale che casualmente avevo conosciuto qualche tempo prima a Pescara. Pronti, con gli autorespiratori in spalla, Enrico ci accompagnò a bordo del "tenderino", il piccolo gommone di servizio della barca a vela, fino a raggiungere la punta situata proprio ad est della baia dov'eravamo ormeggiati. Con Cristina e Mariaelena saltai in acqua e subito scendemmo verso il basso invitati da un fondale di notevole inclinazione formato da una serie di scaglie rocciose sovrapposte che si alternavano a zone di sabbia. Pinneggiata dopo pinneggiata guadagnammo subito una trentina di metri. Lì fui incuriosito da un grosso fanale marittimo perso, forse, da qualche imbarcazione. Era troppo pesante però per trascinarselo dietro per tutta l'immersione e portarlo poi su all'aria, quindi lo lasciai stare dov'era. Sotto ogni scaglia di roccia che incontrammo c'erano delle aragoste che inesorabilmente si rintanavano nell'angolo più incassato ed irragiungibile del loro buco non appena vedevano le nostre maschere, spuntavano fuori solo le lunghe antenne. Continuammo la nostra discesa sopra questi salti rocciosi che diventavano via via sempre più alti all'aumentare della profondità. Ricordo nitidamente l'acqua perfettamente pulita che ci accompagnò per tutta la durata del nostro tuffo. Stoppammo la nostra discesa sui 57 metri circa, nel punto in cui un'isola rocciosa di scogli piatti incontrava la rena che continuava ad andare giù. Lì c'era un fitto assembramento di saraghi veramente belli grossi, erano loro i protagonisti indiscussi di quelle acque. Arrivati ai limiti di profondità e di tempo che ci eravamo prefissi e programmati, iniziammo la costante risalita prendendo la direzione dell'ormeggio del "Granfather" che raggiungemmo dopo una bella navigazione sopra una franata sommersa che offriva rifugio ad un bel numero di cerniotte. Riemergemmo sotto la prua della barca vela, il sole stava tramontando.